IL TENNIS IN VILLA è in rivoluzione. La “casa” dei giocatori su terra rossa, a sette giorni dall’evento Coppa Davis, IL TENNIS IN VILLA è in rivoluzione. La “casa” dei giocatori su terra rossa, a sette giorni dall’evento Coppa Davis, sta subendo radicali modifiche: via i posti auto per far posto ai gazebo e ai materiali utili per la maxi arena e, all’interno, via il salotto, per dare la possibilità a 180 giornalisti da tutto il mondo di avere una sala stampa. Gran fermento e via vai di operai, tecnici e addetti ai lavori. Ma Luca Serra, presidente del Tennis Club Napoli è tranquillo, arriva col suo motorino dall’Istituto Pascale dove ha appena finito di operare in neurochirurgia. Lo sguardo limpido, il volto sereno. Un giovane presidente, classe 1959, per un circolo nato nel lontano 1905. Gran fermento per questa Coppa Davis, presidente, ma voi avete le spalle larghe perché siete già passati per questa esperienza… Spalle larghe significa avere un pizzico di follia in partenza. Se ci si ferma a ragionare un attimo: un’avventura di questa portata in 40 giorni non è realizzabile, ma la cosa è andata avanti sulla scia dell’entusiasmo. Certo conoscevamo già il format per aver ospitato la Davis con Italia-Cile e la Coppa America, ma la previsione di avere le televisioni internazionali puntate su di noi, mette un po’ i brividi. I soci che dicono di questo trambusto? L’art. 1 del nostro Statuto recita che il compito del Tennis Napoli è quello di promuovere e diffondere il gioco del tennis in città: un socio, quindi, se fa parte di questo contesto deve saperlo! Quando si tratta di prendere decisioni di urgenza riunisco il consiglio dal quale ho sempre ottenuto l’unanimità e mi sono caricato la responsabilità di non convocare l’assemblea: l’urgenza non consentiva i tempi giusti”. Convincere mille soci del circolo non deve essere stato facile… Avranno dei privilegi. A qualcuno dispiacerà rinunciare alle sue abitudini quotidiane, ma ogni socio deve essere orgoglioso di far parte di questo evento. Come Circolo ci abbiamo messo la faccia sia nell’ottenere l’assegnazione sia ora nel portare a termine l’opera e non possiamo fare una brutta figura. I soci possono acquistare senza diritto di prevendita i 5.000 posti sulle gradinate costruite su via Caracciolo, ma questo lo può fare chiunque, è un privilegio relativo. Sono contento perché la Coppa Davis è tornata a Napoli, è un premio, un grande riconoscimento per il Circolo, ma sono ancora più orgoglioso come napoletano: possiamo sfatare il luogo comune che in questa città non si realizza nulla. E il Comune? In qualche modo vi sostiene? L’amministrazione comunale ci dà la possibilità di realizzare l’evento nel posto più bello del mondo. L’evento è di interesse cittadino e quindi il comune ci sostiene, ma non abbiamo risorse pubbliche né finanziamenti: solo amici del circolo. Senza contributi pubblici, pochi sponsor. Il Circolo ci rimetterà? Abbiamo il coraggio di rischiare mettendoci la faccia e le risorse: è tutto totalmente a carico del Circolo. Niente risorse pubbliche. La nostra capacità è stata soprattutto quella di mettere insieme le persone necessarie per portare avanti un evento di questo tipo. Ma quanto costa un evento del genere? 750.000 euro ed è realizzato da dilettanti, un gruppo di professionisti soci di questo circolo. Imprenditori che hanno voluto rischiare: nessuno è del settore e tutti sono spinti solo dalla motivazione, dai legami tra di loro o da rapporti col sottoscritto. Qui stanno lavorando circa mille persone che gestiscono gli impianti e molti lavorano a titolo gratuito: la mia gratitudine va innanzitutto a loro, altrimenti la manifestazione non sarebbe possibile. Tra la vendita dei biglietti che in parte va al circolo e in parte alla Federazione e le sponsorizzazioni, contiamo di arrivare al pareggio; siamo un’associazione senza scopo di lucro e quindi non possiamo andare in attivo. Quale indotto genera questo evento? La Camera di Commercio ha calcolato che l’indotto è valutato da 7 a 10 volte rispetto all’investimento. Abbiamo superato le 15.000 presenze tra inglesi e altri ospiti che verranno da tutto il mondo, dormiranno negli alberghi, mangeranno nei ristoranti, spenderanno nei negozi e probabilmente resteranno più dei tre giorni della Coppa… siamo contenti che un piccolo circolo sia artefice di tutto questo. E i cittadini non dovranno lamentarsi per alcune difficoltà nel traffico. L’immagine sarà di gran lunga più importante dei sacrifici chiesti ai cittadini… oltretutto il lungomare su cui è stata costruita l’arena era già chiusa al traffico e non altera la passeggiata dei napoletani perché viene mantenuto il corridoio lungo il mare e ci sono addirittura gli spicchi di visibilità dove magari i ragazzini potranno vedere le partite. Sarà anche allestito un mega schermo di 2000 pollici che consentirà di seguire le partite in diretta dal lungomare”. •••




































