Coppie omosessuali, il nodo costituzionale

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Il disegno di legge sulle unioni civili, presentato dall’on. Cirinnà, contiene il riconoscimento delle coppie omosessuali come entità giuridica a se stante e, quindi, come tale assimilabile alla coppia eterosessuale unita da vincolo matrimoniale. Ciò è palesemente in contrasto con il principio costituzionale che riconosce solo l’unione fondata sul matrimonio alle coppie legittime ed esclude il riconoscimento di ogni forma di convivenza diversa. Alcuni diritti soggettivi, invece, come il diritto successorio tra conviventi dello stesso sesso e alla mutua assistenza , il diritto al subentro nell’abitazione, il diritto alla versibilità pensionistica etc., possono essere trasferiti all’altro da ciascuno dei soggetti costituenti la convivenza, senza attribuire alcun riconoscimento giuridico alle coppie di fatto, e, quindi, senza sconvolgere il diritto costituzionale. Infatti, a parte motivi di coscienza religiosa in materia di coppie di fatto, quello che lascia perplessi è se sul piano costituzionale sia oggi possibile proporre un disegno di legge istitutivo di una convivenza riconosciuta formalmente e, quindi, assimilabile al nucleo familiare. Solo con una riforma del dettato costituzionale si potrà pervenire al detto riconoscimento e in questo senso si è anche posto il problema se sussista oggi una maggioranza bastevole per governare un procedimento di modifica costituzionale che pervenga a buon fine. Fu nel 1996, durante il governo Prodi, che venne posto il problema una prima volta, senza che si riuscisse a trovare una soluzione, essendo Prodi più proclive a riconoscere con legge i diritti soggettivi di cui si è detto per i singoli componenti la convivenza, senza formalizzare con legge l’esistenza e quindi il riconoscimento della stessa. Se si volesse quindi imporre il pieno adeguamento al dettato giuridico sul matrimonio e sulla famiglia alle coppie di fatto, ne conseguirebbe che molti senatori di area governativa, vuoi del Pd, vuoi del Ncd, potrebbero richiamare obiezione di coscienza, per motivi sia religiosi che costituzionali, rendendo difficile il tentativo di approvazione della legge presentata dall’on. Cirinnà, con tutte le conseguenze politiche, trattandosi di una proposta appoggiata dal Governo. Né sotto questo aspetto c’è da aspettarsi un soccorso dai senatori di Forza Italia, che vuoi per motivi di principio, vuoi per ragioni di rispetto per la Costituzione, vuoi per motivi religiosi, non sarebbero disposti a votare un tal tipo di legge. Insomma, allo stato la soluzione più logica da perseguire è quella di riconoscere per legge quei diritti soggettivi che ciascuno dei conviventi può vantare nei confronti dell’altro senza voler un matrimonio di serie b. Si tenga conto poi che mentre per le coppie eterosessuali l’effetto della legge sarebbe inutile, per le coppie omosessuali sarebbe un concreto passo avanti vedersi riconosciuti i diritti soggettivi dianzi indicati, senza con ciò apportare modifiche costituzionali. Insomma, se si vuole trovare una soluzione al problema più che il riconoscimento di un matrimonio di serie b, vale la pena di verificare la strada del riconoscimento dei diritti soggettivi che abbiamo dianzi indicato, strada che porta ad una soluzione del problema senza sconvolgere la Costituzione e senza chiedere strappi alla coscienza ai senatori.