Coralità, generosità, meritocrazia: il regista e attore Alex Partexano racconta il suo modo di fare cinema

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in foto Alex Partexano
di Emilia Filocamo

Intervistare non è giocare con la curiosità, aprire una porta socchiusa per vedere cosa c’è dietro, o meglio, non è di certo soltanto questo. Nel corso delle mie interviste a personaggi noti, ad esponenti  del mondo della cultura o del cinema, della musica  come della letteratura e del teatro, dell’ospitalità e della ristorazione, mi sono accorta con piacere che ciascuna di esse diventa un viaggio  in cui la partenza è più o meno certa mentre l’arrivo, così come gli esiti, sono davvero imprevedibili, sorprendenti. Ci si commuove,  si sceglie di raccontare inediti non solo della propria vita professionale ma anche dei propri ricordi, certo questo dipende da quanta disponibilità si ha ad aprirsi,  ma quasi sempre, l’intervista non è mai un botta e risposta, piuttosto un dialogo in cui si scoprono convergenze di veduta e addirittura coincidenze,  posti visitati o cari che accomunano. Nella mia intervista all’attore e regista Alex Partexano, che non ha certo bisogno di presentazioni,  E la nave va di Federico Fellini, Tutti Giù per terra,  Il Principe Abusivo, Carabinieri,  solo per citare alcuni lavori, il viaggio è stato particolarmente piacevole. Autore ed interprete del cortometraggio Il Custode, un thriller  che ha riscosso grande successo di critica ai festival in cui è stato premiato, scelto e segnalato dalla Regione Lazio per celebrare la lotta alla violenza di genere, Alex Partexano ha in comune con me Ravello, si proprio Ravello, e Siracusa. Per Ravello complice è stata una candid camera girata nella piazza principale del paese all’inizio degli anni ’90 in un programma condotto da Giancarlo Magalli. Per quanto concerne invece  Siracusa, Alex Partexano è nato nella splendida cittadina siciliana a cui anche io sono legata per ragioni familiari. E piccoli indizi mi avevano suggerito questa sua provenienza fatta di sud, generosità, papiri e sole. Così, senza seguire una mappa precisa e utilizzando le domande soltanto come “segnaletica” , siamo andati altrove e il viaggio è stato davvero incredibile.

Chi è oggi Alex Partexano? Traguardi, sogni che ancora aspettano  di essere realizzati?
Alex Partexano è un attore e regista che ha ancora tante cose da realizzare, molti sogni da raccontare e che nutre una grande passione per le cose fatte bene, per i prodotti di serie A, come si dice di solito. Ho avuto il privilegio e la fortuna di lavorare con i più grandi, da Fellini a Sordi passando per Marcello Mastroianni e quello che  mi ha sempre colpito è la semplicità dei grandi. Qualcosa che, purtroppo, non appartiene a molti attori di oggi che spesso ripetono di “ scegliere i ruoli” quando in realtà bisognerebbe essere grati del fatto che si può lavorare e continuare a farlo. Come dico sempre, il mestiere dell’attore è precario per definizione.
La Papiro Films, di cui sei creatore, nasce dopo una lunga esperienza come attore? E’ stato un passaggio obbligatorio, una conseguenza o un desiderio di sperimentare nuove sfide?
Sicuramente nasce dal desiderio di affrontare nuove sfide. Se non ho stimoli tendo ad annoiarmi subito.  Amo visceralmente il teatro, il cinema, il mondo dello spettacolo, e dopo un bel po’ di anni in cui ho lavorato con registi che magari  avevano una visione un po’ troppo diversa dalla mia, sia sulle storie che sul modo di concepire i personaggi, ho deciso di fare da solo. La Papiro Films nasce con questo obiettivo anche se inizialmente doveva occuparsi di continuare a produrre la nota serie Carabinieri.
Ci racconti come è nata l’idea de Il Custode, il tuo apprezzatissimo cortometraggio?
L’idea nasce diversi anni fa, andiamo indietro fino al 2015. Mi hanno sempre scosso tantissimo gli episodi di violenza contro le donne, un fenomeno che allora non era arrivato al parossismo come oggi e che pure destava inquietudine. Quando ho affrontato l’argomento, credevo anche di essere un po’ anacronistico: oggi assistiamo a qualcosa di folle, di drammatico, con numeri che fanno inorridire. Sorrido sempre quando mi capita di sentire produttori che sono alla ricerca di progetti che abbiano un risvolto sociale. Direi che la vita umana ne è quotidianamente piena: i disagi, le difficoltà hanno sempre un risvolto sociale.
Prossimi progetti?
Da tre anni sto lavorando ad una sceneggiatura a cui tengo particolarmente. Ho finalmente deciso che è arrivato il momento di andare al passaggio successivo, di cercare i finanziamenti per iniziare le riprese. Conoscendomi, so già che magari fino all’ultimo istante interverrò cambiando qualche dialogo o altri dettagli ma il mio obiettivo è realizzare un lungometraggio di 2 ore. Si tratta di un thriller con 10 personaggi principali e altri comprimari che potrebbe benissimo diventare una serie visto che la trama si presta perfettamente. Ecco questo è il mio prossimo sogno da realizzare.
Una qualità che ti riconosci e un difetto?
A differenza di molti, che dicono di non conoscere i propri difetti, ti rispondo che ho tanti difetti. Ad esempio sono molto goloso, fino ai limiti della lussuria, soprattutto con il caviale. Poi ammetto di essere permaloso ma questo probabilmente dipende dalla mia ipersensibilità. So di non essere sempre accomodante e che spesso divento anche intollerante. Un pregio che molti mi fanno notare è la mia generosità: non sono invidioso, sono felice del successo altrui e mi piace aiutare chi è in difficoltà, sulla scena o anche fuori. Sicuramente è frutto dell’educazione ricevuta.
Cosa ti piace del cinema di oggi e cosa detesti?
Del cinema ammiro da sempre  la coralità, quello che non mi piace è il fatto che questa coralità sia fatta da pochi prescelti e destinata a coloro che, come sono solito ripetere, rientrano nel cosiddetto “ cerchio magico”. Ci sono tanti artisti fuori da questo cerchio meritevoli, capaci, di grande talento ma  che non hanno occasioni. E poi non mi piace che quando viene proposto un progetto, la prima domanda verte sul  “ chi ne fa parte” senza pensare minimamente alla storia, a quello che l’autore, l’ideatore intende dire.
Il grazie di Alex Partexano oggi a chi va?
Il mio grazie va a mia madre Lucia, una donna all’avanguardia.  In una Sicilia di diversi anni fa, decidere di lasciare la propria città dove c’era un percorso lavorativo  sicuro per fare l’attore era un atto non solo di coraggio ma sicuramente in controtendenza. Lei non mi ha mai ostacolato, anzi, mi ha sempre supportato. Inoltre, per dimostrare quanto fosse avanti, mi ha sempre consigliato di cominciare come conduttore, sull’esempio del grande Pippo Baudo, mio conterraneo. Se ci si riflette, i conduttori oggi hanno grande potere, contratti favolosi che un attore difficilmente vedrà nell’arco della carriera. E poi  mia madre era avanti davvero in tutto. Oggi si parla tanto di diritti LGBT e lei, che aveva un negozio di abbigliamento a Siracusa, era praticamente l’unica ad accogliere clienti che avevano un orientamento sessuale diverso. Ricordo che la sua risposta classica, molto pirandelliana era sempre:” Gioia mia, qual è il problema?”.
L’intervista con Alex Partexano si chiude con l’ immagine di un negozio di abbigliamento con la porta spalancata a tutti, una bellissima via di Siracusa, una donna moderna e accogliente che supera le differenze,  che sostiene la passione del figlio anche quando questa potrebbe sembrare una follia, un salto nel vuoto. E il cuore di Alex Partexano, il suo talento, quel sorriso accogliente che rima con speranza ,rimandano subito ad un altro cuore, ad un altro sorriso, ad una storia di sud e volontà. Adesso finalmente so dove mi ha portato questa intervista, dove è terminato il viaggio.