CornerJob, in calo ricerca occupazione tra giovani

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Roma, 18 gen. (Labitalia) – In discesa la ricerca dell’occupazione fra i giovani, ma rimane ancora a livelli tutt’altro che rassicuranti. E’ quanto rileva CornerJob, l’app leader nel settore della ricerca del lavoro attraverso dispositivi mobili, che oggi ha pubblicato i risultati dell’Osservatorio sul Mercato del Lavoro per il quarto trimestre 2017 e le previsioni per il primo trimestre 2018. Secondo quanto rilevato da CornerJob nell’ultimo trimestre 2017 la percentuale dei giovani alla ricerca del lavoro nella fascia 18-25 anni ha registrato un deciso calo (assestandosi al 41,5% e scendendo di circa 13 punti percentuali rispetto al trimestre precedente). Ma il dato è da inserire in un quadro stagionale. Stiamo parlando infatti di una fascia d’età che è ancora alle prese con lo studio.

Ragazzi che quindi, nel corso dell’estate decidono di sacrificare parte delle vacanze con ‘lavoretti stagionali’ per far quadrare un bilancio sempre più complicato, ma che, con l’inizio degli anni accademici e i primi esami, devono dedicarsi con maggior vigore allo studio. Di segno inverso risulta invece il dato relativo alla fascia 26-30 anni, dove la percentuale di chi è alla ricerca del lavoro sale di cinque punti percentuali rispetto al trimestre precedente assestandosi al 22,7%, bilanciata da una diminuzione di cinque punti percentuali in area over 30, dove il totale delle ricerche di lavoro è al 25%.

“Le nostre rilevazioni -ha commentato Eva Maggioni, head of strategies & sales di CornerJob- che, ricordiamo, hanno un valore indicativo in quanto provenienti dalle aziende e dai candidati presenti sulla nostra piattaforma, sembrano andare in una direzione lievemente differente rispetto all’entusiasmo generale originato dalla pubblicazione degli ultimi dati Istat. Sulla nostra piattaforma, i millennial alla ricerca di un lavoro toccano il 64,3% del totale. Che è sicuramente un risultato migliore rispetto alla punta del 74% del primo semestre 2017. Ma è importante non confondere un cambio di direzione con una decisa (e decisiva) ripresa”.

“I punti di domanda -avverte- sono ancora tanti. Il primo, osservando i candidati sulla piattaforma, è che spesso sono gli stessi che si ripresentano a cadenza trimestrale o anche mensile. Noi li abbiamo intervistati. E ci hanno detto che, se il metro di paragone dello status di occupati non è più il caro vecchio posto fisso, non può nemmeno essere quello di una precarizzazione così spinta. Fatta di contratti che spesso non arrivano neppure ai tre mesi e che quindi, non permettono alcuna forma di progettualità”.

La Lombardia si conferma alla guida del mercato del lavoro. Retrocede invece il Lazio che viene superato dal Piemonte. La Campania (per i primi nove mesi al terzo posto in termini di offerte) si piazza al settimo posto. Sul fronte delle offerte c’è una grande fame di agenti immobiliari e di commercio che rimangono tra le professioni più ricercate anche nel quarto trimestre 2017 assorbendo oltre il 44% del totale. Al secondo posto troviamo il settore turismo-horeca a quota 20%. Al terzo posto, ma con quasi 9 lunghezze di distacco rispetto al secondo, le professioni di back office (contabilità, segreteria, it). Sul fronte delle professioni più ambite dai candidati, il settore turismo-horeca rimane ben saldo al primo posto a quota 34%, seguito dalle posizioni di back -office (a quota 12%). “Su questo fronte -commenta Eva Maggioni- nessuna sorpresa. Le aziende del turismo, quest’anno, hanno anticipato la programmazione delle stagioni che normalmente vede il suo picco nei primi due trimestri dell’anno e il settore immobiliare, secondo i dati diffusi dai più importanti operatori, è in costante crescita. Sul fronte dell’offerta, l’attrazione che non solo il turismo, ma anche il settore ho-re-ca esercita sui giovani è un fatto culturale”.

“Basta guardare i palinsesti televisivi -sostiene- che traboccano di programmi su ristoranti, mixology, cake design e tutto quello che ha a che fare con il mondo dell’enogastronomia. Un mondo sterminato di opportunità che i millennial non vivono più come ripiego o occupazione di basso profilo. Ma come punto d’accesso di una carriera in un settore che, nel corso degli anni, si è progressivamente professionalizzato e ha assunto un profilo quasi aspirazionale”.