Coronavirus, scalo di Capodichino: 300 stagionali senza reddito. Il decreto del Governo non li prevede

188
In foto l'aeroporto internazionale di Napoli Capodichino

Si occupano di sicurezza, customer service, dei bagagli, del piazzale, delle piste, i lavoratori stagionali aeroportuali dello scalo di Capodichino, a Napoli, che, a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19, non stanno lavorando né conoscono le loro sorti. “Nel decreto Cura Italia – dice Raffaella Del Fiore, che si occupa di customer service – si parla di stagionali del turismo, ma noi siamo in un’altra categoria, quella del trasporto aereo, e per noi non c’è alcuna traccia di sostegno al reddito”. Solo per lo scalo di Napoli, si parla di 300 persone per le quali la stagione è praticamente finita, in alcuni casi mai iniziata, che chiedono al Governo di essere aiutati. “Ma è una situazione che accomuna tutti gli stagionali aeroportuali di Napoli”, fa sapere Raffaella. Su Facebook, i lavoratori hanno dato vita a una pagina “Lavoratori Aeroportuali Stagionali”, per cercare di raggiungere anche i loro colleghi di altri scali. Ma soprattutto hanno avviato una raccolta firme sulla piattaforma Change.org per chiedere il bonus. “Da decenni lavoriamo per gli aeroporti di Italia per circa 6/7 mesi l’anno e abbiamo fatto di questa modalità di lavoro la nostra vita, nonostante la sua precarietà – scrivono nella petizione – La diffusione del coronavirus ci ha messi di fronte all’impossibilità di lavorare per un periodo indefinito e dal momento che la nostra azienda ha previsto una cassa integrazione di 12 mesi per i propri dipendenti a tempo indeterminato, quali speranze abbiamo noi, lavoratori stagionali, di tornare a breve ad una vita lavorativa regolare?”. “Le conseguenze saranno per noi sul lungo periodo e possiamo comprendere che l’attuale urgenza aziendale sia quella di occuparsi ora dei propri dipendenti a tempo indeterminato – concludono – ma non possiamo accettare che anche lo Stato e i vari Enti che dovrebbero occuparsi di noi, in questo momento di sconforto, ci lascino soli”.