Coronavirus, Confapi Napoli: E’ ora di riaprire. I tamponi ai dipendenti? Li pagheranno le nostre Pmi

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In foto Raffaele Marrone

“Dobbiamo immediatamente programmare la fase-2. Il mondo produttivo napoletano e quello campano non possono più attendere”. Raffaele Marrone, presidente di Confapi Napoli, lancia l’allarme: “La leva finanziaria attivata dai provvedimenti del governo centrale e da quello regionale – avverte -, finora non si è vista nella misura in cui sarebbe necessaria. I 2 mila euro destinati alle imprese sono irrisori, anche se fossero a fondo perduto. Meglio sarebbe stato utilizzare queste risorse come garanzia dello Stato per finanziamenti a lungo termine. La nostra proposta è di rendere proporzionali gli aiuti di Stato, in un arco temporale di 10-15 anni, al fatturato con una quota a fondo perduto. Inoltre dobbiamo imprimere velocità e semplicità alle procedure: finora tra Regioni e Stato siamo arrivati a ben 232 provvedimenti che rischiano di creare lungaggini e confusione. Stiamo parlando di misure che ci consentiranno di riavviare la produzione, di pagare gli stipendi e i fornitori: in ultima istanza di non licenziare. Abbiamo richiesto un tavolo, aperto alle parti sociali, alla Prefettura di Napoli per replicare anche nel mondo socio-economico il modello vincente di quello sanitario”. “Ma dobbiamo far ripartire l’economia, a cominciare da quella di quartiere – prosegue il leader delle Pmi napoletane – Con una chiara distinzione di classe merceologica e rispettando i massimi requisiti di sicurezza per packaging e trasporto, diamo la possibilità di riprendere la produzione e di commercializzare i prodotti. Le aziende associate Confapi si sono già dette disponibili a sostenere i costi dei tamponi e dei test per i propri dipendenti. Siamo pronti, attendiamo il via libera del governo. Solo con un sinergia, a più livelli, possiamo pensare di poter recuperare quello che stiamo perdendo e quello che abbiamo già perso in termini di sviluppo e di occupazione. Ci vorranno anni prima di riuscire a colmare questo deficit, ma più tardi partiamo più a lungo dovremo attendere la ripresa”.