Coronavirus, dal telelavoro allo shopping: ecco le truffe online da evitare

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Se l’allerta nazionale per il Coronavirus stimola il ricorso ai servizi digitali tra smart working, e-learning, streaming e shopping online, “è necessario non abbassare le difese, stare attenti a mettere nelle giuste mani i propri dati ed evitare ‘trappole commerciali’ piuttosto che vere e proprie truffe, che sono sempre dietro l’angolo”. È quanto consiglia l’avvocato Andrea Lisi, esperto di diritto digitale e presidente di Anorc Professioni, intervistato dall’agenzia Dire.

Avvocato Lisi, per effettuare conferenze, lezioni e meeting virtuali quali piattaforme è meglio utilizzare e che caratteristiche devono avere?
Ci sono grandi player che offrono questo tipo di soluzioni, ma anche strumenti sviluppati dal software house italiane. C’è un elenco – che viene fornito oggi sui siti di Agid e del ministero dell’Innovazione digitale – di aziende sia piccole che grandi che si sono messe a disposizione del governo italiano e della cittadinanza per proporre anche soluzioni gratuite, ma business oriented, cioè, sviluppate in maniera seria e affidabile. Quindi consiglio di andare sul sito dell’iniziativa ‘Solidarietà digitale’ (https://solidarietadigitale.agid.gov.it/#/) dove si possono reperire informazioni su tutti servizi che si stanno attivando. Occorre però fare attenzione al periodo di gratuità, perché si tratta di operatori commerciali e, quindi, il rischio è che al termine del periodo di prova gratuito si attivi un abbonamento con i dati della carta di credito inseriti ai fini della semplice registrazione al servizio. È fondamentale i quindi prestare sempre attenzione alle informative, leggere le condizioni generali. Tante volte poi è meglio affidarsi a software house italiane dove il dato trattato ha una ‘residenza nazionale’ piuttosto che continuare a guardare al cloud come una panacea di tutti mali. Mi riferisco ai grandi player ai quali stiamo già pericolosamente affidando il nostro patrimonio pubblico, cosa che non rappresenta sempre la migliore soluzione.

È probabile che aumentino gli acquisti online. A cosa si deve fare attenzione?
Bisogna far riferimento alle condizioni generali che devono essere trasparenti e adeguate. In questo caso io consiglio sempre ai consumatori o ai professionisti che si avvalgono di questa modalità, che è comune, di guardare con un minimo di attenzione alle condizioni generali e anche alla trasparenza nel processo di negoziazione digitale perché più un sito è chiaro e più il rapporto con i suoi clienti efficace. Se i siti web hanno informative nascoste oppure non è chiaro se il prodotto è già disponibile o non sono certi tempi di consegna, oppure se non sono chiare le fasi della conclusione del contratto online allora è meglio diffidare. Questo vale sia per le app da smartphone che per i siti web di e-commerce. In ogni caso sia per i pagamenti con carta di credito sia per i processi negoziali, nei siti web valgono le regole di tutela del consumatore o comunque le tutele per la contrattazione a distanza. Si tratta di norme inderogabili di derivazione europea che garantiscono i consumatori o comunque i fruitori dei servizi on line. Bisogna stare comunque sempre molto attenti, il ‘sito truffa’ è sempre dietro l’angolo. Però se il fornitore online è un minimo riconosciuto, se ha una partita Iva e un indirizzo fisico in chiaro, se abbiamo a che fare con una realtà economica per la quale possiamo valutare l’affidabilità, vuol dire che abbiamo tutte le carte, anche di carattere giuridico, per farci valere nel caso di un eventuale giudizio, se ci fosse una frode contrattuale o se il materiale ricevuto dovesse avere dei difetti.

La drammatica situazione attuale può, in fondo, essere un’occasione per esplorare le possibilità che il digitale ci offre anche per quanto riguarda i servizi che i cittadini conoscono e sfruttano meno?
L’emergenza Coronavirus quasi ci costringe a guardare al digitale come un’opportunità. Il ministro dell’Innovazione e Agid si stanno attivando per farci conoscere applicativi, soluzioni e piattaforme che possono aiutarci in questo periodo. Per quanto riguarda i servizi pubblici non è colpa dei cittadini se questi vengono sfruttati meno, ma è dovuto al fatto che ancora c’è una certa difficoltà di accesso ai servizi online. C’è una certa resistenza da parte delle pubbliche amministrazioni a digitalizzarsi e quindi cittadini trovano vetrine più che servizi interattivi. Almeno per quanto riguarda le pubbliche amministrazioni. E ovvio che se sta procedendo anche a passi veloci perché oggi grazie sia alla spinta europea con il regolamento eIDAS in primis ma poi anche grazie a un ministero dedicato, quello dell’Innovazione digitale, si sta provando a sbloccare la situazione. Siamo però ancora lontani dalla concretezza necessaria, sappiamo che le leggi che si sono occupate di digitale nel nostro Paese appartengono agli Anni 90, alla Bassanini bis, quindi forse è arrivato il momento di mettere una nuova marcia. Eravamo in prima, dobbiamo mettere la seconda poi la terza. Anzi, forse oggi serve il cambio automatico!.

La vostra associazione si occupa anche di formazione e aggiornamento professionale. Ci sono corsi in e-learning?
Anorc presenterà a breve dei nuovi percorsi di formazione a distanza pensati per soddisfare il fabbisogno formativo dei professionisti della digitalizzazione e dei professionisti della privacy in questo momento di emergenza nazionale. Grazie alla partnership scientifica con Studio Legale Lisi e alla progettazione formativa di Digital&Law Department, Anorc garantirà servizi formativi in modalità Fad ai propri associati, per continuare a restare ‘sul pezzo’ in un momento in cui potrebbe essere utile, anche per le aziende cogliere l’occasione di formare i dipendenti in modalità smart.

fontehttps://www.dire.it/11-03-2020/432089-coronavirus-da-riunioni-via-web-a-shopping-online-come-evitare-le-trappole/