Coronavirus, Ettore Novellino (Federico II): Così il Taurisolo spegne le infiammazioni

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in foto Ettore Novellino

di Francesco Bellofatto

Dal vino una risposta per arginare le infiammazioni polmonari e bronchiali provocate dal Coronavirus: la conferma arriva dal Comitato etico dell’Aorn Ospedali dei Colli di Napoli (che raggruppa i tre poli del Monaldi, Cotugno e CTO) che ha dato il via libera alla sperimentazione del Taurisolo per la cura anti-Covid 19. Il Taurisolo è una miscela di polifenoli estratti dalle vinacce rosse di Aglianico, già brevettata come nutraceutico da Ettore Novellino, ordinario di Chimica Farmaceutica al Dipartimento Farmacia dell’Università Federico II.
“Da oltre due anni – sottolinea il professor Novellino – stiamo studiando le proprietà antiossidanti del complesso polifenolico presente nelle bucce di uve rosse, in particolare, nelle vinacce di aglianico del comprensorio di Taurasi, ricche in Resveratrolo. Lo studio ha valutato la capacità del Taurisolo a proteggere l’apparato vascolare in condizioni di ipossia acuta (ictus ischemico) o cronica, a seguito di minore irrorazione sanguigna da ridotta funzionalità cardiaca soprattutto in età avanzata. Queste condizioni portano alla formazione di radicali liberi (Ros) con uno stato infiammatorio per il ridotto afflusso di ossigeno, provocando un’alterazione delle pareti vasali a partire dall’endotelio, con perdita della funzionalità dell’organo in cui ciò avviene”.
Lo studio mira a ridurre la produzione dei ROS per bloccare il processo infiammatorio, la cui entità può essere misurata attraverso la presenza nel sangue di mediatori endogeni di infiammazione quali la interleuchina 6. Esperimenti in vitro su aorta umana ed in vivo su cervello di ratto hanno dimostrato effettivamente la capacità del Taurisolo di ‘spegnere’ i radicali liberi, salvaguardando l’integrità tissutale degli organi in esame.
“Abbiamo sottoposto i ratti ad una ischemia prolungata – prosegue Ettore Novellino – chiudendo loro entrambe le carotidi per 30 minuti. Alla riperfusione, i ratti non trattati mostravano gravi danni a livello cerebrale, quali edema diffuso ed alterazione della struttura dei vasi, mentre quelli pretrattati con Taurisolo nell’acqua da bere, posti nelle stesse condizioni di ipossia, presentavano solo lievi danni ed uno scarsissimo edema, dovuto allo spegnimento dei ROS da parte dei polifenoli, resi biodisponibili attraverso un processo brevettato di microincapsulazione in maltodestrine. Inoltre, nei ratti trattati con Taurisolo, i livelli di Trombossano TxB2 post-ischemici restano a livelli basali. Tenendo conto del ruolo di TxB2 quale fattore di vasocostrizione endoteliale, si comprende bene l’azione preventiva esercitata dal Taurisolo nel ridurre episodi di trombolembolia”.
Acclarata la capacità del Taurisolo quale agente antiossidante in vivo e soprattutto biodisponibile, il gruppo di ricerca del prof. Novellino ha ipotizzato un suo possibile uso anche nello stato patologico indotto dalla infezione virale da Covid. Tale virus, infatti, utilizza quale via di ingresso nell’organismo umano i recettori Ace2, maggiormente presenti a livello bronchiale e renale, che una volta attaccati costringono le cellule ospiti a produrre le proteine utili alla replicazione virale.
“Tale fatto – spiega Novellino – evoca una risposta antigenica da parte dell’organismo che si traduce in uno stato di elevatissima infiammazione con enorme produzione di radicali liberi ed alterazioni delle funzioni fisiologiche e strutturali degli alveoli polmonari che, incapaci di ossigenare il sangue, determinano una grave situazione di ipossia con alterazioni strutturali dei vasi e formazione di edema, tale da richiedere una ventilazione forzata di ossigeno per rimuovere lo stato ipossico. In pratica si determina a livello polmonare ciò che noi avevamo già osservato a livello cerebrale con la chiusura delle carotidi”.
Per massimizzare la presenza di Taurisolo a livello polmonare è stata utilizzata la via aereosolica, capace di portarlo in elevate quantità laddove esso doveva agire. Per studiare un modello umano di infiammazione polmonare e ridotta capacità respiratoria sono state individuati alcune persone affette da tubercolosi polmonare, ricoverate presso il reparto di Pneumologia dell’Ospedale Monaldi, diretto da Alessandro Sanduzzi Zamparelli. La somministrazione aereosolica del taurisolo ha fatto si che i valori della interleuchina-6, mediatore endogeno dell’infiammazione, si riducessero di oltre il 50%, permettendo un miglioramento della funzione polmonare. I risultati positivi registrati al Monaldi ha suscitato l’interesse di alcuni clinici di Bergamo, intenzionati a replicare in Lombardia questa sperimentazione.
“Attualmente stiamo sperimentando l’utilizzo del Taurisolo nelle persone affette da Covid – aggiunge Novellino -, in cui la riduzione dello stato infiammatorio dovrebbe consentire loro di non precipitare nella crisi respiratoria acuta ma di conservare una residua ossigenazione polmonare, dando modo agli ammalati di produrre gli anticorpi necessari a bloccare l’infezione virale e permettere la guarigione o l’assenza di sintomatologia”.
Se tutto ciò verrà confermato, il Taurisolo potrà ridurre gli effetti concomitanti dell’infiammazione polmonare prodotti da Covid, dando possibilità all’organismo di autoimmunizzarsi, senza precipitare nello stadio di elevata ipossia, che molto spesso ha condotto alla morte. Inoltre potrà essere utilizzato per evitare che i pazienti poco sintomatici possano progredire nello stato patologico
“La patologia si sta spegnendo, infatti calano gli effetti ed i contagi – conclude Novellino -. Noi ci stiamo preparando per ottobre e novembre, nel caso di un ritorno del virus, che vivamente ci auguriamo non avvenga. Ma in caso contrario, soprattutto se sovrapposto all’influenza, vorremo ridurre i livelli e le forme così devastanti con cui esso si è manifestato in questo periodo. Se i dati della sperimentazione ci conforteranno, vogliamo utilizzare il Taurisolo sin dalle prime fasi, per ridurre la replicabilità del virus e l’insorgenza della patologia polmonare, consentendo soprattutto alle persone con pochi sintomi di sviluppare gli anticorpi”.