Coronavirus, prepariamo il terreno per la ripresa delle attività culturali

217

Chiusi in casa per proteggerci. Purtroppo per noi non è più una novità. Non c’illudiamo però, non abbiamo inventato nulla.

Un bel po’ di secoli fa Boccaccio fece sperimentare ai 10 giovani narratori del suo Decamerone il volontario confinamento per proteggersi dalla terribile peste del 1348. Non abbiamo inventato niente, quindi. Poffarbacco, mai una gioia. Prima di lasciare la parola ai giovani fiorentini che erano fuggiti dalla città appestata e alle loro novelle, Boccaccio descrisse, senza lasciare molto alla fantasia, la terribile malattia che cambiò per sempre la società e i modi del vivere di quel lontano tempo. A Parigi, alla Bibliothèque National de France ci sono alcuni antichi esemplari del Decamerone con illustrazioni di Firenze nelle quali mentre alcuni seppelliscono i morti, altri cercano una via di fuga dal contagio scappando verso ville e casali fuori città. Ci ricorda qualcosa. Come sempre, cambia alcuni termini specifici e il risultato sarà lo stesso. L’effetto certo del Covid 19 sarà sicuramente quello di aver imposto alcuni cambiamenti al nostro modo di vivere che sicuramente permarranno anche quando tutto sarà finito. Di pesti e carestie la storia è piena ma la loro descrizione non è stata appannaggio solo della letteratura. La storia dell’arte trabocca di rappresentazioni colte con l’occhio di chi vive il tragico evento. A Napoli i quadri legati alle pestilenze e carestie, sia realisti come le opere di un fotografo di strada, che pieni di pietà e devozione, sono il territorio di confronto tra Mattia Preti, Micco Spadaro e Luca Giordano. Bene, benissimo. C’è tanto materiale per suscitare interesse, emozione e partecipazione, anche on line, nel pubblico. Serve una collaborazione tra tutti i musei per l’allestimento di una grande mostra che metta a confronto le ambulanze, moderni monatti, e quelli dipinti dai grandi artisti e tutti gli aspetti della paura, della malattia, del superamento della stessa. Micco Spadaro dipinge alcune scene di tema civile e politico ambientate in una cinta urbana simile ad alcune ambientazioni dei libri di Saviano. Nel quadro Largo del Mercatello durante la peste del ’56, esposto al Museo di San Martino, Giordano mette in scena cadaveri ammucchiati in piazza come in un giorno di mercato. Racconta un fatto di cronaca.

Un poderoso piano di pubblicità e promozione che cominci subito e continui per lungo tempo deve prevedere anche questo. Il coinvolgimento, l’autoidentificazione del futuro visitatore in un esperienza virtuale che colleghi la sua esperienza ai quadri che abbiamo nei nostri musei. Questo è ciò che serve per preparare il terreno alla futura ripresa del settore. Non serve il pianto di Ecuba. Per stornare la decadenza serve la sua interpretazione.