Corpo e mistero, Laurie Anderson “riapre” l’ex Chiostro di Santa Caterina

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Il destino di una città è sempre un mistero. Quando nel XVI secolo fu eretto il Chiostro di Santa Caterina a Formiello, nella strada che si accosta a Castel Capuano, nessuno poteva immaginare che cosa ne sarebbe stato qualche secolo a venire. Fu nel 1800, e per volontà dei Borbone, che quell’incrociarsi di archi e quel tripudio di colori affrescati si trasformò nella sede di un opificio o, per esser più precisi, nella fabbrica addetta alla produzione delle divise per l’esercito del Regno delle due Sicilie. Ma neanche Re Ferdinando in persona poteva indovinare che quella struttura, caduta in rovina con l’Unità d’Italia fino ad un progressivo e quindi totale abbandono, sarebbe diventato uno spazio espositivo, un luogo per l’arte e per la condivisone.

Venerdì 27 Maggio 2016 l’ex Chiostro di Santa Caterina a Formiello di Napoli, dopo un restauro iniziato nel 2012, ha finalmente riaperto le sua porte e non lo ha di certo fatto in sordina. Grazie, infatti, al lavoro perpetuato in questi anni da Made in Cloister, alla produzione firmata Fondazione Tramontano Arte, al patronato del Consolato Generale degli Stati Uniti d’America per il Sud Italia e al matronato del Museo d’Arte Donnaregina – Madre, il complesso è stato inaugurato dalla prima personale italiana dell’artista e musicista Laurie Anderson, dal titolo The Withness of the Body. Trenta opere, di cui la maggior parte giganteggiano tra le pareti del chiostro sormontate e allo stesso tempo incorniciate dal susseguirsi degli archi. I colori riprendono le cromie delle architetture: bianchi e neri guizzanti che raccontano di perdite e nascite, della consistenza o dell’inconsistenza del “corpo che si dissolve, che comunica, il corpo che dipinge e cancella sé stesso“, come afferma la Anderson. 

Made in Cloister Napoli foto Francesco Begonja 09Su alcune pareti spiccano scritte naif, in stampatello. Non hanno valore divulgativo (a un’esposizione tanto intima non servono spiegazioni e puntualizzazioni), ma anzi trascinano lo spettatore in un secondo livello introspettivo. Semplicemente raccontano come l’artista abbia esplorato il “Bardo”, quel periodo sospeso tra la morte e la rinascita, così chiamato nel Libro Tibetano dei Morti. Il Bardo, quindi, come metafora esistenziale, per l’artista esperienza precisa così come, in qualche maniera uguale o assolutamente diversa, per lo stesso fruitore. Va inoltre indagato quanto il legame tra l’ex chiostro e la Anderson sia stretto. Laurie è stata, infatti, assieme al marito Lou Reed, una dei primi artisti a confrontarsi con il recupero della struttura che prevede, per l’immediato futuro, una serie di laboratori di artigianato, per il recupero degli antichi mestieri, da quello del liutaio, a quello del rilegatore o del restauratore di bambole. Ma il progetto di Made in Cloister, inaugurato con questa splendida mostra, in esposizione fino al 30 Settembre 2016 e già inclusa nella programmazione della XXI Triennale del Design di Milano, ha per obiettivo innanzitutto la riqualifica attiva di un quartiere di Napoli che ha segnato la storia della città e che, forse, ne segnerà un destino in fondo non così misterioso.