Corsi Oss, seconda diffida alla Regione Campania: contestata la geolocalizzazione degli allievi

in foto Nicola Troisi

Il Movimento Libero e Autonomo delle Scuole di Formazione Autofinanziate ha trasmesso alla Regione Campania un atto di diffida e messa in mora sul trattamento dei dati di posizione degli allievi dei corsi per Operatore socio-sanitario (Oss). Si tratta della seconda diffida indirizzata all’amministrazione regionale in meno di un mese.

Al centro della contestazione c’è una nota del Settore Formazione professionale del 16 luglio scorso, con cui la Regione ha comunicato agli enti accreditati che le ore di lezione saranno riconosciute soltanto se l’allievo, ogni giorno, confermerà la propria presenza attraverso il telefono personale, utilizzando lo Spid e mantenendo attiva la posizione geografica. Il sistema confronta il luogo dal quale viene effettuata la conferma con quello registrato dalla scuola.

Il nodo del decreto regionale e dell’obbligo di localizzazione

Secondo il Movimento, l’obbligo di geolocalizzazione non sarebbe previsto da alcun atto ufficiale della Regione. La nota del Settore Formazione professionale richiama infatti il decreto dirigenziale n. 183 del 26 marzo 2026, che prevede la conferma della presenza tramite Spid ma, secondo l’associazione, non contiene alcun riferimento alla posizione geografica degli allievi.

“Il decreto prevede unicamente la conferma della presenza tramite Spid e non nomina mai la posizione degli allievi: l’obbligo di farsi localizzare, in sostanza, non è previsto da alcun atto della Regione, ma è stato introdotto con una comunicazione di servizio e con una risposta pubblicata tra le domande frequenti della piattaforma”, sostiene il Movimento.

Nella diffida viene inoltre evidenziato che la funzione di acquisizione della posizione degli utenti sarebbe stata collaudata già nel marzo 2023, come risulterebbe da una scheda tecnica pubblicata sul portale regionale. Secondo il Movimento, per anni la piattaforma avrebbe quindi potuto raccogliere dati di posizione senza un atto specifico che ne disciplinasse l’utilizzo e senza un’adeguata informativa agli interessati.

“Nessuna informativa agli allievi sul trattamento dei dati”

Un ulteriore rilievo riguarda il rispetto del Regolamento generale sulla protezione dei dati (Gdpr). Secondo il Movimento, quando l’allievo apre la pagina e il telefono richiede l’autorizzazione alla condivisione della posizione, non viene fornita alcuna informazione sul trattamento dei dati.

“L’utente non viene informato su chi tratta i dati, perché vengono raccolti, per quanto tempo saranno conservati e a chi può rivolgersi”, sostiene l’associazione, che aggiunge come l’unica pagina “Privacy” del portale regionale sia una vecchia informativa sui cookie risalente al 2014, priva di riferimenti al Regolamento europeo entrato in vigore nel 2018 e contenente richiami a tecnologie non più utilizzate.

Il Movimento evidenzia anche la posizione degli enti di formazione, chiamati a registrare le presenze sulla piattaforma ma, secondo l’associazione, senza che sia stato formalizzato il loro ruolo nel trattamento dei dati.

“Gli enti si trovano così a rispondere di un trattamento deciso interamente dall’amministrazione regionale, senza istruzioni e senza tutele”, afferma il Movimento.

Chiesto lo stop immediato all’obbligo

Con la diffida, il Movimento chiede alla Regione la sospensione immediata dell’obbligo di geolocalizzazione, il ritorno alla sola conferma della presenza tramite Spid prevista dal decreto, la garanzia che nessun allievo perda ore di frequenza per non aver condiviso la propria posizione e la cancellazione dei dati eventualmente già raccolti.

Il termine indicato nella diffida è di quindici giorni.

“La geolocalizzazione degli allievi non rispetta le leggi sulla privacy ed è una soluzione sbagliata a un problema che è tutto interno alla Regione”, dichiara Nicola Troisi, segretario del Movimento.

“Dopo il caso degli esami esploso con l’inchiesta di Fanpage, l’amministrazione corre a mettere pezze che con il buco c’entrano poco: si scarica sugli allievi e sugli enti un onere che non è previsto da nessun atto, mentre la strada più semplice sarebbe mettere i propri dipendenti nelle condizioni di svolgere dignitosamente il proprio lavoro”.

Troisi sottolinea che i controlli sui corsi di formazione sono necessari, ma devono essere svolti attraverso strumenti istituzionali: “Si fanno con le ispezioni, con commissioni composte come si deve, con personale preparato che va nelle aule e svolge il proprio ruolo. Non chiedendo a un allievo di farsi seguire dal telefono per vedersi riconosciuta una lezione”.

Critiche alla piattaforma regionale Silf

Nel mirino del Movimento finisce anche Silf, la piattaforma regionale utilizzata per la gestione delle attività formative.

“Il tutto avviene attraverso una piattaforma che è costata fior di denaro dei contribuenti ma che tralascia completamente i doveri imposti dall’Europa per la protezione della privacy. Un privato nelle stesse condizioni avrebbe probabilmente pagato multe salatissime”, afferma Troisi.

“Chiediamo una cosa sola: che ogni obbligo sia previsto da un atto, che quell’atto rispetti il Regolamento europeo e che chi lo subisce sappia cosa sta accadendo ai propri dati”, aggiunge il segretario.

“Il Movimento non è contro i controlli, è contro i controlli improvvisati. Restiamo a disposizione dell’Assessorato e della Direzione per costruire insieme un sistema di verifica delle presenze efficace e rispettoso delle regole: basta convocarci, cosa che non è ancora accaduta nonostante i proclami davanti alla stampa”.