Corteo funebre per la ricerca. La denuncia dei precari del Cnr di Napoli

73

Un unico corte ha sfilato giovedì 18 maggio per le strade delle principali città italiane, un flash mob nazionale di tutte le aree di ricerca Cnr che ormai da anni chiedono di far valere i loro diritti. La manifestazione aveva tutti i connotati e le caratteristiche di un vero e proprio corteo funebre pronto a puntare il dito con forza contro il governo che sta letteralmente condannando a morte la ricerca italiana se non si ricorre al più presto ai ripari. La protesta, con il suo epicentro a Roma, organizzata dai ricercatori precari del consiglio delle ricerche ha come obiettivo quello di denunciare lo stato di precarietà e i pesanti tagli a cui tutto il sistema è stato sottoposto negli ultimi anni, nonostante rappresenti per gli studi e le ricerche condotte nei diversi campi un’eccellenza e motivo di vanto per il nostro paese, e vede la partecipazione di tutti i sindacati di categoria Fir, Cisl – Flc Cgil – Uil – Rua.

Da tutte le parti si chiede con forza di attivare ingenti finanziamenti al settore e di avviare un processo di stabilizzazione di tutto il personale precario degli enti di ricerca. La protesta si inserisce proprio nei giorni in cui in parlamento si sta discutendo in merito all’approvazione del Decreto Madia che dovrebbe riordinare la pubblica amministrazione. Proprio il Testo Unico è l’oggetto del contendere, si chiedono ad esso, infatti, alcune modifiche affinché risulti più aperto e coerente con le esigenze che il settore richiede e che definirebbero il riconoscimento delle peculiarità del comparto della ricerca e della professionalità del lavoro di circa 10.000 precari tra ricercatori, tecnici, amministrativi.

La mobilitazione di centinaia di precari mira a sensibilizzare le istituzioni, gli enti, i sindacati, il mondo della ricerca verso il malcostume del precariato, ormai dilagante. Anche nel capoluogo campano la protesta ha visto in prima fila i lavoratori precari del Cnr dell’Area di Ricerca Napoli 1 nel quartiere Arenella e nell’area est della città, a Ponticelli, e quelli dell’Istituto Cnr per il Sistema Produzione Animale in Ambiente Mediterraneo che vestiti di nero hanno bloccato strade e occupato le aule delle strutture per far sentire in maniera compatta la propria voce e richiedere maggiori tutele.