Così Napoli centralizza l’acqua
In arrivo l’Ato unico Campania

40

Scatta la rivoluzione acqua in Campania: cancellate le gestioni territoriali, in arrivo l’Ato unico. La prima pietra l’ha posta la Giunta regionale lo scorso 30 dicembre approvando Scatta la rivoluzione acqua in Campania: cancellate le gestioni territoriali, in arrivo l’Ato unico. La prima pietra l’ha posta la Giunta regionale lo scorso 30 dicembre approvando la delibera che di fatto sancisce l’individuazione del nuovo ente di governo del ciclo idrico integrato. Una legge operativa da subito, omeglio da lunedì scorso, giorno della sua pubblicazione, che avvia un processo che si concluderà col voto del Consiglio regionale alla nuova legge di riordino del settore. I poteri sostitutivi A spingere l’esecutivo al passo d’avvio è stato il comma 1 dell’articolo 147 del Codice ambiente che imponeva alle Regioni che non avevano ancora messo mano alla riforma del settore di provvedervi, con delibera, entro il termine perentorio del 31 dicembre 2014. Pena l’applicazione dei poteri sostitutivi da parte del Consiglio dei Ministri. L’accelerata dunque è giustificata ma non troppo gradita al parlamentino campano che solo poche settimane fa ha avviato la discussione su un altro testo di riforma presentato dallo stesso assessore Giovanni Romano. Non a caso il Pd con Donato Pica ha già fatto “richiesta formale di un incontro con l’assessore in commissione per chiarire quanto avvenuto”. Il disciplinare della Giunta Il testo varato a Palazzo Santa Lucia e pubblicato sull’ultimo Burc trasferisce all’Ente idrico dell’ambito territoriale ottimale le funzioni già attribuite alle vecchie autorità. Al nuovo Eiato, che è una struttura costituita in ciascun ambito delimitato dalla legge regionale (sono attualmente quattro quelli esistenti: 1 Calore Irpino, 2 Napoli Volturno, 3 Sarnese Vesuviano, 4 Sele), viene attribuita personalità giuridica di diritto pubblico. Suoi organi sono il consiglio, composto da un minimo di 3 e un massimo di 5 componenti eletti tra i sindaci dei comuni e della città metropolitana, il Presidente eletto all’interno del Consiglio, l’ufficio di gestione braccio esecutivo dell’Ente idrico e il revisore unico. L’ambito territoriale unico Quello di individuare il nuovo ente di governo dell’Ambito è però solo il primo passo della riforma. Il successivo è quello di giungere alla costituzione dell’Ambito unico regionale, così come prevede il testo di Giunta ora all’esame della quinta commissione. Si tratta in questo caso di un cambiamento radicale rispetto al vecchio assetto imperniato su quattro Ato nonché piuttosto sostanziale anche in relazione alla prima proposta portata da Romano in Consiglio circa un anno e mezzo. Quest’ultima infatti implementava l’organizzazione di “un’autorità multipla”, strutturata su sistemi territoriali operativi per consegnare ai territori una certa autonomia decisionale, sul modello del Ddl rifiuti. Il nuovo testo invece elimina questo passaggio dando vita all’Ato unica regionale al cui interno ci sono sì “articolazioni territoriali” e “assemblee locali” ma solo con funzione propositiva e consultiva. Decisioni accentrate Insomma, con questo Ddl, ogni decisione si sposta a Napoli all’interno del Consiglio d’Ambito, organo di governo dell’Ente idrico della Campania, composto da dodici sindaci, tre per ogni articolazione territoriale, eletti dalle assemblee. Un accentramento non di poco conto, visti i tanti e delicati compiti del nuovo organismo, i più importanti dei quali sono l’approvazione del piano d’ambito, la tariffazione e l’attuazione dell’affidamento del servizio idrico attraverso l’ufficio unico. Le polemiche Il nuovo Ambito unico regionale sta suscitando non pochi malumori. Il salernitano Pica, in aperto contrasto con la giunta, fa sapere che “il Pd ha già proposto con un emendamento la divisione del territorio in quattro”. Lo stesso ha fatto Carlo Aveta per la Destra. A lanciare l’allarme è anche Maurizio Montalto, avvocato da anni impegnato in battaglie per la tutela dell’acqua pubblica al fianco di associazioni ambientaliste e oggi presidente dell’Abc di Napoli. Secondo il legale il testo allo studio della commissione “pur non parlando apertamente di privatizzazione crea le condizioni affinché questo avvenga introducendo un modello incompatibile con la gestione pubblica e cucito a perfezione sulle necessità dei privati”. Montalto critica apertamente l’accentramento su scala regionale. “Non si può mettere in mano a solo 12 sindaci – aggiunge – decisioni importantissime che riguardano più di 500 comuni campani”. Un errore anche dal punto vista economico. “Dopo tanti soldi spesi per fare i piani d’Ambito – dice ancora – l’Ato unico si troverebbe a dover rifare tutto daccapo”. Elementi che portano Montalto a considerare il Ddl “non solo pericoloso per il voto referendario ma anche poco democratico”. L’ufficio di missione Dunque tutto fa pensare che ci sarà ancora scontro come quello che il 31 luglio scorso investì il collegato alla Finanziaria approvato con fiducia dal Consiglio regionale. In esso erano contenute norme che hanno portato poi alla costituzione di una struttura dimissione in tema di risorsa idrica, ossia di un ufficio speciale che concentra in sé una serie di competenze proprie di altri reparti dell’assessorato all’Ambiente, comprese quelle relative alla tariffazione. Anche su questo tema c’è una novità, ossia la nomina da parte di Caldoro del beneventano Angelo Pepe a direttore generale della struttura, nonostante le disposizioni di luglio siano state impugnate dal Governo nazionale. Su tutto questo si preannuncia burrasca a Palazzo Santa Lucia anche perché il tempo per legiferare è ridotto all’osso e con esso anche le possibilità di modificare in corsa il disegno varato dalla Giunta.


Che cosa prevede il testo in Commissione • Ato unico regionale Il territorio della regione Campania costituisce l’ambito territoriale ottimale • Ente idrico della Campania (E.I.C.) è il soggetto di governo dell’Ato unico regionale rappresentativo di tutti i comuni e Città Metropolitane appartenenti all’ambito regionale. • Organi dell’Ente Idrico della Campania a) Consiglio d’Ambito; b) Presidente; c) Ufficio Unico d) Revisore unico • Il Consiglio d’Ambito è composto da 12 componenti, 3 per ciascuna articolazione territoriale, eletti da ciascuna assemblea locale, tra i sindaci dei comuni e delle città metropolitane ricadenti nella rispettiva articolazione territoriale. • Le articolazioni territoriali 1 Calore Irpino 2 Napoli Volturno 3 Sarnese Vesuviano 4 Sele • Assemblee locali aggregano i sindaci dei comuni e delle città metropolitane ricadenti nel territorio dell’articolazione territoriale esercitano una funzione propositiva e consultiva al Consiglio d’Ambito eleggono al proprio interno un coordinatore eleggono i propri rappresentanti che partecipano al Consiglio d’Ambito
Resoconto-commissione-con-Romano.pdf