Così Twitter mappa l’influenza

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A cura di Roberto Paura Uno dei settori più promettenti dell’applicazione dei Big Data è quello che riguarda la diffusione dell’influenza. Da anni ci lavorano data scientist di tutto il mondo, come A cura di Roberto Paura Uno dei settori più promettenti dell’applicazione dei Big Data è quello che riguarda la diffusione dell’influenza. Da anni ci lavorano data scientist di tutto il mondo, come gli esperti di Google Flu, un servizio web offerto dal gigante di Mountain View in 25 paesi per predire i trend dell’influenza. In Italia un progetto simile è stato lanciato nel 2003 con Influweb, sito creato da un gruppo di ricerca internazionale che, incrociando le segnalazioni di sindromi influenzali fornite dagli utenti con algoritmi sviluppati dagli scienziati, cerca di fornire una mappa delle aree a maggiore incidenza. Ora la Fondazione Isi ha lanciato una nuova piattaforma, Fluoutlook.org, in collaborazione con le Northeastern University di Boston per fare un passo avanti nella previsione dei picchi influenzali stagionali. L’obiettivo è di riuscire a fornire per tempo alle strutture sanitarie il periodo in cui avverrà il picco, per adottare le necessarie misure di prevenzione e ottimizzare la gestione dell’emergenza. Per farlo, Fluoutlook utilizza sofisticati modelli stocastici e un particolare strumento, Gleam (Global Epidemic and Mobility Model) sviluppato dalla Fondazione Isi, che utilizza i messaggi relativi all’influenza scambiati su Twitter per elaborare un modello di diffusione dell’influenza. Il resto dei dati viene fornito dalle agenzie di prevenzione, come l’European Center for Disease Control. Del progetto fanno parte anche Stati Uniti e Canada e presto si aggiungerà anche il Regno Unito.