Cosentino: “trattato peggio di un boss”

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(ANSA) – CASERTA, 25 GEN – “Per un anno intero, 23 ore su 24, sono rimasto chiuso in una cella, senza aver possibilità di andare in biblioteca o in palestra, con un’ora di aria al giorno, trattato come i boss di camorra, che anzi hanno avuto un trattamento migliore del mio”. Ripercorre la sua lunga detenzione – oltre 2 anni e mezzo di carcerazione preventiva con un intervallo di cinque mesi – l’ex sottosegretario del Pdl Nicola Cosentino al processo in cui è imputato al tribunale di Santa Maria Capua Vetere; lo fa durante il controesame dei suoi avvocati Agostino De Caro e Stefano Montone. “Mi costituì al carcere di Secondigliano (Napoli) nel marzo 2013, quando si insediò il nuovo Parlamento e decaddi dalla carica di deputato perdendo l’immunità; avrei potuto fuggire, come hanno fatto, peraltro sbagliando, numerosi parlamentari, penso a Matacena; e avrei potuto anche candidarmi con altri partiti, tra cui i Radicali che mi chiesero di farlo, ma non accettai perché il mio partito era Forza Italia e volevo difendermi nel processo”.
   

(ANSA) – CASERTA, 25 GEN – “Per un anno intero, 23 ore su 24, sono rimasto chiuso in una cella, senza aver possibilità di andare in biblioteca o in palestra, con un’ora di aria al giorno, trattato come i boss di camorra, che anzi hanno avuto un trattamento migliore del mio”. Ripercorre la sua lunga detenzione – oltre 2 anni e mezzo di carcerazione preventiva con un intervallo di cinque mesi – l’ex sottosegretario del Pdl Nicola Cosentino al processo in cui è imputato al tribunale di Santa Maria Capua Vetere; lo fa durante il controesame dei suoi avvocati Agostino De Caro e Stefano Montone. “Mi costituì al carcere di Secondigliano (Napoli) nel marzo 2013, quando si insediò il nuovo Parlamento e decaddi dalla carica di deputato perdendo l’immunità; avrei potuto fuggire, come hanno fatto, peraltro sbagliando, numerosi parlamentari, penso a Matacena; e avrei potuto anche candidarmi con altri partiti, tra cui i Radicali che mi chiesero di farlo, ma non accettai perché il mio partito era Forza Italia e volevo difendermi nel processo”.