In Europa, il giorno successivo alle elezioni di Dresda, le reazioni più diffuse sono state quelle, negative, di preoccupazione e stupore. È sembrato cioè che fosse andata in scena una tragedia fuori programma, di cui solo a pochi era noto l’epilogo.
Così non è stato, nemmeno con le forzature che si tentano in casi del genere, quanto meno per salvare la faccia. Si va così ben oltre gli argomenti palesi che, con molta probabilità, potrebbero essere una chiave di lettura della spiacevole vicenda.
Una delle prime analisi di quel voto ha disegnato l’elettore tipo che ha determinato, dopo diverso tempo, quella débâcle dell’area moderata e orientata a sinistra, al governo di quel Land da molti anni. Quell’elettore così identificato avrebbe sui 45 anni, un’istruzione q.b. e molte altre caratteristiche dell'”Uomo qualunque”. Questi è quello che fu tratteggiato a Roma, all’inizio degli anni ’40, dal giornalista Guglielmo Giannini. Successivamente, sotto quella insegna, prese forma anche un partito politico. Non è privo di precisa motivazione, decisamente negativa, quella di dare a qualcuno la qualifica di “qualunquista”. Ciò ricordato, è facile dare una forma umana a quell’elettore di cui innanzi: l’operaio tipo di un’azienda in crisi, per citarne una sola, la Volkswagen. Il solo ipotizzare quanto sta accadendo a quella azienda, riferimento mondiale per il settore auto fino ai primi anni del secolo attuale, per l’opinione pubblica di ogni luogo del pianeta, sarebbe stata considerata un’eresia senza confini, se non uno scherzo di pessimo gusto. Piaccia o no, la realtà di quella azienda è di dominio pubblico, mentre per le maestranze la prospettiva di rimanere senza lavoro si va facendo, giorno dopo giorno, sempre più concreta. Collegare il risultato delle elezioni con la crisi industriale non è particolarmente difficile. È possibile che si tratti di un tentativo, probabilmente inconsapevole, di dare inizio a una forma di restaurazione post litteram, cioè di attuare il tentativo di un ritorno all’economia del dopoguerra. Più specificamente, era lo sforzo dell’industria tedesca che stava affilando le spade per fare di quella nazione “la locomotiva d’Europa”. Il pensiero è, meglio dovrebbe essere, libero da ogni condizionamento. Pertanto ben venga quel proposito attuale, senza però farsi troppe illusioni. Un dubbio irriverente può venir fuori da un interrogativo retorico di estrazione rurale. Nelle riunioni conviviali, i lavoratori dei campi, di fronte a dichiarazioni decisamente farneticanti, sogliono porre l’interrogativo se si fossero mai visti zingari intenti a mietere il grano. Con i dovuti adeguamenti, ben si adatta ai nuovi governanti di quel Land e di tutta la Germania






































