Così il gusto giapponese si impose a Napoli e poi in Europa

50

Il fenomeno ebbe inizio nel lontano 1850. E’ questo l’anno in cui i prodotti del Sol Levante cominciano a sbarcare nei porti europei. L’influenza del Giappone nel campo del gusto si manifesta in Europa soprattutto attraverso le porcellane, gli oggetti laccati (Makiè), i ventagli e i paraventi. Napoli, unico centro dove all’epoca è possibile studiare le lingue e le culture orientali apre le porte al giapponesismo e gli artisti artisti locali fanno la loro parte dedicandosi allo studio delle tecniche nipponiche nel campo della pittura. Manufatti giapponesi sono presenti nei vari musei napoletani, a cominciare da quello dell’Istituto delle belle arti (chiamato in precedenza “Museo artistico Industriale”), dove si trovano ceramiche provenienti da tutto il mondo, in particolare dal Sol Levante. Nella sezione orientale le sale del Museo raccolgono numerose opere giapponesi, circa quaranta pezzi tra ceramiche e bronzi. Questi manufatti portano il sigillo “Fabbrica antica giapponese” e, come luogo della fabbricazione, compaiono i nomi delle città di Toyoshima, Mikauchi o Ishigaki Satsuma. I prodotti giapponesi invadono i mercati europei e l’Italia diviene la base più importante di questo commercio mentre, Napoli assume un ruolo importante legato ai viaggi dei suoi imprenditori, in particolare dei corallari di Torre del Greco, i quali tornando dal Giappone, dove hanno aviato un fiorente traffico, riportano a a Torre vere w proprie opere d’arte: dai paraventi in seta policroma ai vasi e alle ceramiche di varie ere, dalle statue in corallo altamente lavorate a interi servizi di piatti e posaterie e collezioni di Kimono a sete fini. E poi opere di famosi pittori giapponesi quali Utamaro ancora oggi custodite con cura nei forzieri delle famiglie torresi del corallo. Il Museo artistico Industriale ha attraversato molteplici vicissitudini , ma i manufatti giapponesi sono tuttora ben conservati. Intorno al 2000 si riapre e la collezione giapponese e ottiene finalmente una giusta collocazione nella sala F. Stessa sorte toccherà’ alla collezione come quella del Museo Duca di Martina presso la Floridiana.