Così l’inflazione mina l’equilibrio già precario sul quale si regge l’economia dell’Occidente

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Al ritorno dalla sua trasferta lampo a Washington, il Premier Draghi ha riferito al Parlamento e all’opinione pubblica che, tra gli argomenti affrontati, c’è stato uno scambio di vedute con Biden sulla opportunità di formulare un “nuovo Piano Marshall” in favore dell’Ucraina. Esso dovrebbe poter funzionare già all’indomani del cessate il fuoco. Proposito degno di encomio, va da sé, ma, come una buona pietanza fatta in casa, da lasciar riposare un pò prima di consumarla. Naturalmente senza arrivare al “servire freddo”,come si conviene invece per uno spumante degno di tale qualifica. Il segretario di stato americano, George Marshall, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, iniziò a dedicarsi alla formulazione di un piano di aiuti economici a favore dei paesi europei devastati da quell’evento. Già nel 1947, due anni dopo la fine delle ostilità, quel documento aveva preso forma concreta e ricevuto il consenso di massima del Congresso americano, l’ente che poi avrebbe dovuto finanziarlo. Quella valanga di provvidenze che all’inizio degli anni ’50 varcò l’Atlantico e si propagò a macchia d’olio su tutto il Vecchio Continente, sarebbe stato definito nel linguaggio comune semplicemente Piano Marshall. Senza alcuna presunzione di voler chiosare l’encomiabile proposito del Capo del Governo appena accennato, fatto proprio e, anche se in linea di massima, condiviso dagli altri partners europei, il fatto in sé induce a riflettere accuratamente su quanto viene comunicato da chi decide le sorti del mondo, almeno per quanto concerne il loro aspetto ufficiale. Che si stia assistendo a siparietti mediatici elaborati usando tutti i crismi e, perché no, il linguaggio del corpo, da parte degli opinion makers, titolati o da strapazzo, è credibile e oramai noto ai più. Soprattutto quando l’intervistato di turno lascia trasparire con evidenza che sta dicendo qualcosa pensandone in realtà un’altra. Così il Commissario Gentiloni, comparendo in TV e rilasciando dichiarazioni, stando bene attento a misurare le parole e usare argomentazioni di maniera, non ha potuto evitare di trasmettere la sua apprensione per quanto sta succedendo.Tanto non solo tra i paesi EU, quanto anche nel resto del mondo. La pestilenza virulenta come non mai che sta minando fortemente l’equilibrio già precario da oltre un decennio delle economie più evolute, risponde al nome di inflazione. Anche se può sembrare superfluo, non sarà mai sufficiente ricordare in concreto quale sia il danno che essa provoca: la perdita di potere di acquisto di una o più monete. Se ne accorge chiunque, qualsiasi metodo voglia impiegare per qualificarsi e quantificarla. Lo sanno bene gli agricoltori che, probabilmente senza sapere di usare un concetto caro agli aziendalisti di matrice anglosassone, correlano quante unità di un raccolto della terra devono vendere per pagarne una di un prodotto per l’agricoltura. Per gli stessi di solito il confronto viene fatto sulla distanza di un anno e immediata è la valutazione prospettica degli interessati di come impostare le colture per l’anno successivo., Tutto ciò dopo aver constatato se quanto occorre per vivere a lui e alla sua famiglia rimanga invariato oppure no al termine dell’annata agraria. Le argomentazioni addotte da quei lavoratori dei campi sono talmente lineari che da sole esprimono più di un manuale di economia. In contemporanea, un fenomeno più complesso, se non originato, quanto meno alimentato da quei due eventi macroscopici e negativi, la pandemia e l’ennesima guerra, hanno inferto a tutti i sistemi sociali uno di quei colpi di boxe che lasciano per un pò stordito chi lo riceve. Espressi mentre si sta bevendo un espresso, sia perdonato il bisticcio di parole, al Circolo degli Anziani, questi concetti pretenderebbero di aiutare a capire cosa stia in realtà accadendo nel mondo. Sempre per usare la logica che viene fuori dalla distillazione della quantità di parole, talvolta vuote, ricorrenti nelle occasioni di conversazione nel villaggio, il vecchio adagio latino “mors tua, vita mea”, viene rielaborato nella raccomandazione:” risolvi i problemi tuoi, quelli degli altri se puoi”. Volendo così dire che, con tutta la buona volontà, “nemo ad impossibilia tenetur”. Valga il vero. Nonostante tutti gli sforzi messi in atto dalle parti sociali per contrastare le negatività che continuano a abbattersi sul Paese, i prodromi di ripresa che a inizio anno avevano dato cenno di voler prendere corpo, hanno subito la stessa sorte che nel mondo vegetale tocca per i freddi intensi alle piante, precisamente di subire l’aborto floreale. Come è coloritamente descritta nella canzone napoletana coeva del Piano Marshall, contenente peraltro qualche larvato riferimento allo stesso, la più che nota Tammurriata nera, comunque il problema esiste e è “nero nero”. Nel senso che, possa essere smentita immediatamente l’ipotesi che segue, il mondo intero sta marciando a velocità sempre più sostenuta verso una fase di stagflazione. Gli economisti usano questo termine per definire cosa accade se a un tasso di inflazione che le autorità deputate non riescono a tenere sotto controllo, si aggiunge il drastico ridimensionamento della crescita globale della produzione. Gli Amici del Bel Canto tra di loro descrivono un’ipotesi del genere con un’espressione un tempo testimone della struttura familiare rurale. Oggi resta efficace solo per il suo folklore. Quando si partorìva in casa e non c’era la possibilità di conoscere scientificamente il sesso del nascituro per tempo, poteva succedere che il lieto evento accadesse in una notte piovosa. Se poi nasceva una bambina, la rassegnazione contadina dettava un particolare comportamento da tenere nella circostanza. Il padre, rassegnato si rivolgeva ai presenti che erano convenuti a casa sua come prevedeva il rituale di quell’evento saliente, constatando che oltre al fatto che era una cattiva notte perché era piovosa, per giunta gli era nata una figlia femmina, volendo rimarcare il tutto con quel pleonasmo. Il perchè della delusione era riferibile al fatto che non si fossero cosi aggiunte braccia maschili per il lavoro dei campi. Ritornando a bomba, pur non essendo in Ucraina, la vera preoccupazione che diventa sempre più dilagante è così articolata. Per rimanere con l’osservazione solo in Europa, ben sapendo che essa è esportabile a tutte le latitudini, le misure oggetto di valutazione e, se ritenute valide, destinate a essere messe in pratica, prevedono il loro finanziamento a debito. Quando si tratta di “debito buono”, per usare termini cari al Professor Draghi, in teoria esso non dovrebbe dar luogo a particolari problemi in quanto, con parte del reddito che producono gli investimenti finanziati con lo stesso, si ripagano in quanto concorrono a produrlo. Quando però non esiste tale rapporto proporzionale, cioè si procede navigando a vista e computando a spanne, se non è come affidare al fato la sorte della cosa pubblica, poco manca. Di conseguenza potrebbe essere come se la generazione attuale lasciasse a quelle future un eredità con il segno meno davanti. Narra una favola di un tempo che una volpe, avendo individuato del cibo collocato in un recipiente in cui a mala pena riusciva a entrare, ne mangiava piccole quantità per poi misurare se riusciva a uscirne. Quando smise di fare quella verifica e decise quindi di uscire, si accorse che era troppo tardi perchè la sua pancia si era riempita troppo. Per ora è meglio non andare oltre, anche per non scoraggiarsi ancora di più.