Costruzioni: Rapporto Fillea-Fond.Di Vittorio, ripresa lenta e contraddittoria

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Roma, 12 apr. (Labitalia) – Timida, lenta, contraddittoria: così appare la ‘ripresina’ che sta segnando l’uscita dal tunnel della crisi del settore delle costruzioni. Lo hanno spiegato oggi Fillea Cgil e Fondazione Di Vittorio, presentando a Roma il II Rapporto sull’andamento delle costruzioni in Italia: un settore che rappresenta nel 2017 il 9,6% del Pil, circa 1 milione e 300 mila occupati e il 46% di tutti gli investimenti in conto capitale del Paese.

Nel 2017 tornano a crescere gli investimenti e risalgono gli indici di produzione per i settori collegati, l’indice dei permessi di costruire e il mercato immobiliare. Tornano anche a crescere il Margine operativo lordo delle imprese e la loro redditività (+5%). Regina di questa ‘ripresina’, spiega il rapporto Fillea-Di Vittorio, è senza dubbio la spesa per la riqualificazione del patrimonio abitativo, grazie alle detrazioni fiscali per le spese migliorative, ristrutturazioni e riqualificazione energetica.

Un numero su tutti: la quota di ristrutturazioni attivate dagli incentivi è passata dal 16% del 2007 (9 miliardi) al 40,7% del 2016 (28 miliardi), investimenti che hanno attivato mediamente 270 mila posti di lavoro. Dal 2013, con il variare degli incentivi, l’impatto sull’occupazione è stato ancora maggiore (400 mila posti nel 2016). Crescono anche gli investimenti pubblici (+10,4% nel 2016 sull’anno precedente, +23,9% nel 2017, +26,2% nel 2018) ma continua a restare molto larga la forbice tra risorse allocate e risorse realmente spese.

L’edilizia, spiega il rapporto Fillea Cgil-Fondazione Di Vittorio, è da sempre un ‘volano’ per l’intera economia, i suoi effetti moltiplicativi sono noti, possiamo sintetizzarli così: 1 mld di euro investito nelle costruzioni ha una ricaduta sul sistema economico per 3,5 mld e per l’occupazione fino a 50mila posti di lavoro, di cui 12mila direttamente nel settore delle costruzioni.

Nel 2016, gli occupati nei segmenti delle costruzioni sono 1.346.000, il 5,91% degli occupati in totale, con qualifiche mediamente più basse. Diminuiscono di poco gli autonomi a beneficio del lavoro subordinato, quest’ultimo composto per oltre il 15% di contratti a termine. Non aumentano le forze di lavoro ma le ore: negli ultimi due anni la gran parte dei lavoratori attivi ha lavorato oltre le 36 ore settimanali.

La contraddizione appare evidente, sottolinea il sindacato degli edili della Cgil: mentre da un lato la domanda va sempre più concentrandosi in segmenti specifici come la manutenzione straordinaria, il risparmio energetico, l’anti sismico, la rigenerazione urbana, l’uso di nuove tecniche costruttive e nuovi materiali, le imprese continuano a preferire le basse qualifiche (o a non riconoscere le reali professionalità rispetto alle declaratorie contrattuali), non investendo sulla crescita qualitativa delle maestranze.