Counseling narrativo terapeutico, il manifesto di Antonio e Vittoria Formato

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È uscito “Dialogo, cura di sé e trasformazione del mondo. Viaggio nel Counseling Narrativo Terapeutico”, il nuovo libro di Antonio Formato e Vittoria Formato, pubblicato da Apeiron Edizioni. Un testo che coniuga teoria, etica e prassi, e che propone un modello originale di Counseling Narrativo Terapeutico basato su dialogo, narrazione e trasformazione condivisa. Un libro che si rivolge a counselor, formatori, insegnanti, educatori, operatori sociali — ma anche a chiunque voglia liberarsi da narrazioni imposte per tornare ad essere autore della propria storia.

In un panorama ancora dominato dalla patologizzazione del disagio, il libro si presenta come manifesto politico e pedagogico: un’alternativa concreta alla retorica del sintomo e della diagnosi, per restituire alle persone la possibilità di riscrivere la propria storia e ridefinire la propria identità narrativa. “Il benessere – scrivono gli autori – non si raggiunge aggiustando le persone, ma liberando le loro storie. Il counseling non cura, apre.”

Una mappa per il cambiamento: i temi e i capitoli del libro

Il volume è diviso in tre capitoli, ognuno dei quali affronta un aspetto centrale del modello proposto. Il primo capitolo “Il Counseling Narrativo Terapeutico” offre un’introduzione teorica e normativa alla professione del counseling in Italia, illustrando i fondamenti etici e culturali dell’approccio narrativo. Si approfondiscono i concetti chiave del Dialogo Interriflessivo Aperto e del Manifesto del Counseling Narrativo Terapeutico, come pratica educativa e trasformativa.

Il secondo capitolo “La scrittura psico-autobiografica come strumento terapeutico” analizza il valore terapeutico della scrittura di sé, attingendo alla ricerca internazionale (Pennebaker, White, Bruner). Si esplorano le potenzialità della narrazione scritta per elaborare il vissuto, decostruire modelli limitanti e generare nuove connessioni di senso.

Il terzo capitolo, “Laboratorio narrativo di esercizi psico-autobiografici”  è una sezione pratica e operativa, che propone esercizi guidati per attivare processi di consapevolezza e risignificazione narrativa. Un percorso accessibile anche ai non addetti ai lavori, utile per formazione, educazione, counseling e autoformazione.

L’opera si muove tra filosofia, pedagogia della liberazione, costruzionismo sociale e psicologia narrativa. Tra i riferimenti: Freire, Rogers, Gergen, Foucault, Wittgenstein, Bruner, Rorty. Ne nasce un approccio che unisce cura, critica sociale e responsabilità personale.

Una terapia senza terapia

Nessuna etichetta, nessun paziente, nessuna diagnosi. Il Counseling Narrativo Terapeutico rifiuta la logica del deficit e propone un metodo dialogico, trasformativo e profondamente non direttivo, in cui il counselor non interpreta, ma co-costruisce significati con l’altro, attraverso il Dialogo Interriflessivo Aperto. Nella prefazione, Stefania Maddalena, docente e pedagogista, scrive: “La narrazione è l’essenza stessa del nostro essere, il processo attraverso cui diamo significato alle esperienze e costruiamo la nostra identità. […] Il Dialogo Interriflessivo Aperto è uno spazio in cui ogni voce è valorizzata e dove le nuove premesse di significato vengono negoziate e condivise, mai imposte.”

Un libro per chi cerca un’altra via

Nelle conclusioni, gli autori rilanciano il senso politico della narrazione come pratica trasformativa: “Noi, con il nostro manifesto per un Counseling Narrativo Terapeutico, abbiamo tentato di offrire un richiamo alla libertà, alla responsabilità e alla solidarietà nel lavoro di cura e nella vita di tutti i giorni, presentando un’opera per chi crede che dialogare – raccontando e ascoltando – possa trasformare il mondo.”

A fare da guida è anche il pensiero di Paulo Freire, che gli autori citano più volte nel testo. Tra i passaggi chiave: “Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme nella mediazione del mondo.”