Covid, in un anno dieci morti e 1644 contagi nei penitenziari della Campania

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in foto il carcere di Poggioreale

Dieci morti di coronavirus di cui 5 agenti, 4 detenuti e 1 medico, oltre a 1644 contagi (862 tra agenti, 724 detenuti e 58 operatori penitenziari). Sono i numeri che emergono dalla relazione annuale 2020, realizzata in collaborazione Osservatorio regionale sulla detenzione, presentata questa mattina a Napoli da, Samuele Ciambriello, Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della regione Campania. All’incontro ha partecipato anche Gennaro Oliviero, presidente consiglio regionale Campania e Mauro Palma Presidente del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale. Dalla relazione emerge un aumento delle modalità attraverso cui i detenuti esprimono sofferenza e protesta, tra essi vanno annoverati gli atti di autolesionismo (1.232), gli scioperi della fame o della sete (1.072); il rifiuto dell’assistenza sanitaria (398 casi). I tentativi di suicidio registrati nel corso dell’anno sono 146 rispetto ai 121 dell’anno precedente mentre i suicidi sono stati 9 rispetto ai 5 del 2019.
Sono 250 i minori impegnati in percorsi rieducativi, 125 sono collocati in comunità e 70 sono accolti nei centri di accoglienza. Tra Napoli e provincia ci sono 593.036 minori, nello specifico nel Napoletano, si contano 172.304 minori cioè il 17,8% della popolazione. Dalla Relazione risulta, tra l’altro, che, al 28 febbraio 2021, nei 15 istituti penitenziari per maggiorenni e nell’istituto penitenziario militare di Santa Maria Capua Vetere, si registrano i seguenti dati: 6570 detenuti, di cui 149 semiliberi, a fronte di una capienza regolamentare di 6156 di questi 2349 sono ancora in attesa di giudizio, dato che potrebbe diminuire con un uso più parsimonioso della misura cautelare. Metten
Per Ciambriello “l’emergenza coronavirus ha acuito ulteriormente le già gravi problematiche della realtà carceraria, a cominciare dal sovraffollamento, ed ha evidenziato la necessità di ricorrere a misure alternative al carcere”. “Il problema del sovraffollamento delle carceri non è solo numerico ma anche qualitativo. Parliamo del tempo detentivo al di là delle sbarre che deve avere un significato altrimenti l’esposizione al reato rischia di ripresentarsi ogni volta che finisce per il detenuto l’esecuzione penale”do a raffronto i dati del presente anno con quelli dell’anno precedente, si registra una riduzione di 1132 ristretti, diminuzione resa possibile grazie sia alla concessione di arresti domiciliari sia di misure alternative previste dai decreti governativi adottati per fronteggiare l’emergenza sanitaria.