Covid, l’Aifa premia la ricerca made in Napoli, ok al Sarilumab: fu testato al Pascale, al Cotugno e al Monaldi

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in foto l'Istituto Pascale

Dall’Aifa ok all’utilizzo del Sarilumab contro il covid. Il farmaco fu usato per la prima volta in via sperimentale nei primi mesi dalla pandemia dalle equipe di oncologi dell’Istituto tumori di Napoli Pascale e dai medici degli ospedali Monaldi e Cotugno. Lo rende noto l’ufficio stampa del Pascale. Da ieri l’Aifa ha inserito il Sarilumab, insieme con Anakinra e Baricitinib, nell’elenco dei farmaci da utilizzare per ‘sconfiggere’ il coronavirus. ‘”Cotugno e Pascale hanno lavorato in sinergia fin dai primi giorni della pandemia – dice il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, Maurizio di Mauro – individuando fin da subito la possibilità di agire sul processo infiammatorio della patologia. La decisione dell’Aifa di inserire, sulla base di evidenze scientifiche, anche il Sarilumab tra i farmaci per il trattamento del covid 19 è frutto anche del lavoro di ricerca del team composto da medici e ricercatori dei due ospedali ed è la prova che il lavoro di squadra porta a importanti risultati. Quello di oggi è un ulteriore tassello che, unito agli strumenti già in nostro possesso e a una sempre più capillare diffusione della vaccinazione, ci rende ogni giorno più forti contro la malattia da Sars Cov 2”. L’ok dell’Aifa è dunque un ulteriore riconoscimento alla ricerca napoletana dopo il sì che era già arrivato per l’uso del Tocilizumab. La decisione dell’Agenzia italiana del farmaco – si sottolinea – è basata sulle evidenze di letteratura recentemente pubblicate ”prima fra tutte” quella che porta la firma di Paolo Ascierto e di Vincenzo Montesarchio sul ‘The Journal for Immunotherapy of Cancer’. Nella riunione straordinaria del 23 settembre la Commissione tecnico scientifica dell’Aifa ha ritenuto che il Sarilumab può essere utilizzato in alternativa al Tocilizumab ”quando quest’ultimo non e’ disponibile, per il trattamento di soggetti adulti ospedalizzati con covid 19 grave o con livelli elevati degli indici di infiammazione sistemicà’. In particolare, si considerano ‘candidabili’ al trattamento con Sarilumab i pazienti ospedalizzati ricoverati in terapia intensiva da meno di 24-48 ore che ricevono ventilazione meccanica o ossigeno ad alti flussi. I dati forniti dicono che il Sarilumab ha ridotto del 13 per cento il tasso di mortalità nei pazienti affetti dal virus. “Questo risultato è un splendido esempio di sinergia e di tempestività – sottolinea il direttore generale del Pascale, Attilio Bianchi – Fin dai primi drammatici momenti della pandemia i nostri ricercatori avevano visto giusto sulle modalità corrette di affrontare la tempesta citochinica alla base di moltissimi casi di polmonite interstiziale. La sinergia premia sempre”.