Covid, niente vaccinazione per sanitari già positivi. Pietropaolo (Cisl Medici): Ingiusto escludere chi è al fronte. Prima si verifichi l’immunità

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Alla vigilia del V-Day, che a Napoli partirà domattina con l’arrivo all’Ospedale del Mare delle 720 dosi di vaccino, che da lì saranno subito smistate negli altri sei punti di vaccinazione previsti per la prima giornata dimostrativa (Cardarelli e Cotugno per il capoluogo, Ospedale San Sebastiano per Caserta, Moscati per Avellino, San Pio per Benevento e Ruggi per Salerno), una perplessità sorge nel personale sanitario già risultato positivo ma che “non ha sviluppato una immunità verificabile attraverso il titolo anticorpale”. Per loro niente vaccino. Almeno per ora. Così come per tutti coloro che hanno già avuto il Coronavirus, indipendentemente dal fatto che indossino il camice bianco o meno. Così si legge nella Faq n. 18 di Aifa (“Chi ha già avuto un’infezione da COVID-19, confermata, deve o può vaccinarsi?”), che sul suo sito spiega: “La vaccinazione non contrasta con una precedente infezione da COVID-19, anzi potenzia la sua memoria immunitaria, per cui non è utile alcun test prima della vaccinazione. Tuttavia, coloro che hanno avuto una diagnosi di positività a COVID-19 non necessitano di una vaccinazione nella prima fase della campagna vaccinale, mentre potrebbe essere considerata quando si otterranno dati sulla durata della protezione immunitaria”.
A nutrire qualche dubbio su questa impostazione è la Cisl Medici di Napoli, che con il suo segretario provinciale Aniello Pietropaolo lo scorso 22 dicembre ha inviato una lettera alla Direzione generale Tutela della Salute della Giunta regionale della Campania, ai direttori generali e sanitari delle tre Asl napoletane, ai manager dell’Azienda dei Colli, Cardarelli, Santobono, Pascale, all’Ispettorato territoriale del Lavoro e alla Direzione provinciale Inail. “Se questo è comprensibile, almeno in questa prima fase, per coloro i quali hanno contratto il virus ed hanno sviluppato una immunità verificabile attraverso il titolo anticorpale – si legge nella nota del sindacato -, non si comprende per quale motivo la vaccinazione non debba essere proposta a coloro i quali, pur essendo stati positivi ad un tampone molecolare, non hanno titolo anticorpale, e quindi sono suscettibili all’infezione”. Quindi Pietropaolo aggiunge: “Esser stati ieri positivi non significa essere oggi immuni. Non è un automatismo. Non ci sono evidenze scientifiche che lo provano. Tra falsi positivi (molti dei quali non possono essere verificati per lungaggini burocratiche) e titoli anticorpali scaduti, il concetto di immunità diventa sempre più labile. Ciò comporta che chi ha avuto il virus, se a margine dell’infezione non ha sviluppato gli anticorpi, è nella medesima condizione di chi non l’ha mai contratto. Sarebbe quindi necessario verificare prima l’immunità, almeno temporanea, del soggetto in questione e poi, se dotato di anticorpi, escluderlo dalla vaccinazione”. Di qui l’appello ad Aifa ed Istituto Superiore di Sanità: “Siamo in ancora in tempo per cambiare rotta, nel Regno Unito si vaccinano tutti i soggetti che sono negativi da almeno due settimane, indipendentemente da ogni altra considerazione. Per noi sanitari sottoporci a vaccinazione non equivale certo ad una scelta a cuor leggero ma comprendiamo che ciò va fatto a tutela dei nostri pazienti e familiari”.