Cozza plastic free, progetto Coldiretti-Legambiente-Federico II: si comincia da Capo Miseno

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(foto da Pixabay)

Calato in acqua ieri a Capo Miseno, nel Napoletano, il primo retino in bioplastica, biodegradabile e compostabile, che dà il via alle prove in mare del progetto “Cozza Plastic Free”, che vede insieme Coldiretti Impresa Pesca Campania, Università Federico II – Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali, Novamont SpA e Legambiente Campania. L’obiettivo è sostituire in tutti gli allevamenti di cozze della regione, dal litorale Domitio al Cilento, i retini in plastica utilizzati per l’accrescimento dei mitili con retini in Mater-bi. Nel 2021 – denuncia Legambiente – sono state 47 le spiagge monitorate con il protocollo beach litter, censendo 36.821 tipologie di rifiuti finiti in mare. Di questi oltre 2.600 oggetti sono riconducibili alle attività di pesca: reti e attrezzi da pesca e acquacoltura in plastica, cassette per il pesce, lenze, galleggianti, contenitori per le esce. All’interno di questa categoria l’oggetto più presente (per il 45%) sono le calze da mitilicoltura. “Delle 47 spiagge indagate – precisa Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania – 14 sono in Campania, dove sono stati individuati 363 rifiuti da pesca, il 3% del totale nazionale”. “L’adozione dei retini in bioplastica biodegradabile e compostabile – sottolinea Salvatore Loffreda, direttore di Coldiretti Campania – è una scelta necessaria per proteggere il mare dalle micro plastiche. Una volta concluso l’utilizzo, le calze diventano rifiuto speciale, da smaltire correttamente presso i porti di approdo. Le reti in bioplastica, invece, possono essere avviate a riciclo negli impianti di compostaggio”. Se questo tipo di retino in Mater-bi – specifica Coldiretti Impresa Pesca Campania – dovesse invece essere disperso e finire in mare, si degraderebbe in un arco temporale massimo di 18 mesi come evidenziato dalle ricerche sinora effettuate su diversi prodotti in bioplastica Novamont.