Creatività al femminile: la speranza di Napoli

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A cura di Ermanno Corsi Occorre puntare su lavoro e creatività, dice Cristina Cagnazzi Franzino che con Anita Garibaldi ha fondato il movimento “Mille donne per l’Italia” Non A cura di Ermanno Corsi Occorre puntare su lavoro e creatività, dice Cristina Cagnazzi Franzino che con Anita Garibaldi ha fondato il movimento “Mille donne per l’Italia” Non solo professione e tanto lavoro, ma anche un forte impegno sociale: i due versanti debbono camminare insieme e compenetrarsi in profondità.Questa regola, osservata con coerenza anche in momenti di grandi criticità, consentono a Cristina Cagnazzi Franzino di dire: “Sono stata abbastanza cosmopolita. Lo ero fin da ragazza. Sono cresciuta con l’idea della ‘terza via’, cioè di una possibile mediazione fra interessi contrapposti, di un socialismo democratico che desse a tutti secondo i meriti senza togliere a nessuno i diritti minimi essenziali”. Allo sguardo lungo e aperto sulle vicende del proprio tempo, si arriva per gradi, attraverso una progressiva acquisizione e una pluralità di conoscenze. Molto formative, per Cristina, le esperienze nel campo della managerialità, della politica italiana ed europea, dell’associazionismo femminile su scala regionale e nazionale. Stare al vertice di delicate strutture e aggregazioni le ha consentito di percepire la portata di cambiamenti e mutazioni (“ho ben assimilato il grande valore che è la nostra vita: lavoro, creatività e intelligenza non hanno altra finalità che difendere questo immenso valore”). padre Saverio avvocato e giornalista (“è stato corrispondente dall’Abruzzo e Molise di molti giornali”), madre Luisa (“moto volitiva e amante della musica”), Cristina nasce a napoli di fronte a Castelcapuano. Gli anni giovanili, per gli spostamenti della famiglia, li trascorre fra Campobasso e termoli. Qui anche la sua prima formazione fino al liceo scientifico (“era bella la vita della provincia, nella sua semplicità; grande la gioia di vivere; enormi e attraenti le spiagge dell’Adriatico di fronte all’Albania”). La scelta universitaria pone un doppio dilemma: studiare a napoli o a padova, scegliere Matematica o Fisica? Gli interessi vanno inmolte direzioni. poi, sentendosi un “topo di biblioteca”, è attratta dal notariato e sceglie Legge. intelligenza versatile, dà subito conto delle sue capacità nel brokeraggio navale e nell’immobiliare. Si muove tranapoli e l’estero.operanella formazione di villaggi-vacanze. Consulenze e mediazioni consolidano i rapporti conpersonalità di rilievo. Come manager si muove tra le materie prime e i derivati (petrolio, cemento, tondini di ferro). Ma c’è una nazione cui lei tiene moltissimo, l’Albania. ne parla con gli occhi che si riempiono di luce e con il volto disteso di chi prova piacere a fare una gioiosa rivelazione: “Sì, è cresciuta dentro di me una natura ‘albanese’. Ho sempre pensato all’eroe Skanderbeg come a un simbolo di forza, libertà e uguaglianza. oggi sono anche una cittadina albanese con regolare passaporto, prima donna italiana ad avere avutoquestoprivilegio”. dall’Adriatico di termoli, Cristina vedeva il dirimpettaiopaese e qui, a partire dal ’92, si è impegnata in altre, stimolanti attività: agricoltura, commercio, costruzioni generali. La dedizione al lavoro ha tenuto sempre in primo piano anche la famiglia che Cristina si è formata con il marito Giuseppe de Samuele Cagnazzi, avvocato. due i figli: Livia docente di Lettere nelle scuole e Carlo Luca, avvocato come il padre (“non si sviluppa una adeguata sensibilità sociale se non si rende operativo il concetto di famiglia”). Stesso slancio verso l’associazionismo che la vede presidente o promotrice di varie iniziative: opera didonorione, Croce Rossa, laionismo nei Balcani, Fidapa che, precisa Cristina, “nasce a napoli con Clorinda Liguori, nell’ambito della dc; io accetto sempre di essere coinvolta nelle cose incui credo; l’unione fa la forza e, se vissuta bene, è un collante fra cittadini e istituzioni; per questo al volontariato ho dato gran parte del mio essere persona”. Lei spinge verso l’ambiente, i restauri e l’artigianato artistico. Stimola le donne a considerare diversamente i rapporti sociali e il proprio lavoro (“non bisogna vedere nei soli titoli accademici i concetti di professionalità; è un vero professionista chi esercita con competenza e serietà il proprio lavoro; non è necessario inseguire titoli”).un suo suggestivo progetto si riassume così: vecchi mestieri, nuove professioni. in un percorso così ben determinato, non può restar fuori la politica. Clorinda accetta allora di “sporcarsi lemani”. È due volte candidata alle Europee (Alleanza nazionale e Forza italia), una volta alle politiche. È una delle poche donne che affrontano con coraggio la competizione, sempre molto attenta ai problemi delle regioni meridionali. A Roma, nel ’98, con Anita Garibaldi (pronipote per linea diretta dell’Eroe dei due Mondi) fonda il Movimento politico “Mille donne per l’italia” (come dire: mille garibaldini la fecero, mille donne oggi debbono rifarla, magari partendo dal Sud). Quando entra in rapporti con l’onorevole Luigi Preti, non nasconde una simpatia per Rinascita socialdemocratica. Lei pensa a una politica fatta di valori, servizio per la società: è l’idea cresciutale dentro fin da quando,ragazza,faceva gli scioperi per trieste italiana immaginando gli Stati uniti del mondo. Certo, un’utopia; però non è utopia la necessità di un rapporto serio fra cittadini, Governo e Stato (“oggi, invece, si rischia che la politica sia sempre più quella dei politicanti e faccendieri”). i riconoscimenti non tardano ad arrivare. il primo è l’alta considerazione in cui Cristina Cagnazzi Franzino è tenuta negli ambienti culturali non solo di napoli. L’ordine dei templari le assegna una medaglia d’oro; in un’altra occasione ottiene il collare e la nomina a dama di San Giovanni. Anche se, lungo questa linea, non mancano incomprensioni e difficoltà perché a volte proprio le donne non sono solidali fra loro e, dovendocisi muovere fra gli uomini,spesso l’essere una bella donna danneggia più che favorire. un tratto meno pubblico di questa grande movimentista e animatrice sociale, è l’interesse per la musica, la canzone napoletana classica. Ne ha fatto oggetto di studio da cui è nato un volume che parte dalle origini e arriva ai giorni nostri. Un modo suggestivo per riportare la leggendaria partenope fra noi e ricordare che il nostro futuro ha sempre bisogno del nostro passato. La donna sempre al centro dell’attenzione. La recente rassegna dell’arte al femminile, ospitata dalla Fondazione Mondragone, ha rivelato quanto è grande la potenzialità creativa di oltre 80 artiste, provenienti da tutte le regioni italiane, che hanno esposto lavori di pittura, grafica e fotografia, scultura. L’idea è ora quella di dare continuità a questa rassegna dotando napoli di una biennale d’arte che abbia protagoniste,appunto, le donne.non solo una scelta di genere,che pure ha il suo valore,ma l’occasione per dimostrare che c’è tutto un piccolo-grande universo non ancora sufficientemente esplorato.”napoli – conclude Cristina Cagnazzi Franzino- non può rimanere nelle retrovie. deve riacquistare protagonismo sulla scena internazionale”.