Creatività e tecnologia: Italians do it better. Teniamoceli stretti

1163
in foto una sala del Museo del Prado

Dal versetto del Vangelo di Luca (l’Evangelista) ”nemo propheta acceptus est in patria sua”, è nato il detto “nemo profeta in patria”. È usato correntemente, talvolta con abbondare di finali in M che fa tanto latinorum, per indicare qualcuno il cui merito non è mai riconosciuto a casa sua ma sempre oltre confine. Ancora una volta, all’estero, le tecniche dell’interpretazione fanno centro e regalano emozioni. Il video realizzato per i 200 anni del Museo del Prado dal regista Tagliaferro, è un esempio di un rigoroso uso di questa tecnica. Eppure dalle nostre parti è commentato semplicemente come una bella idea, un lampo di genio, un fortunatissimo caso. Caso non è, spiacente per i soloni, ma è frutto di serio e rigorosissimo studio. Nel video sono usate, e con precisa conoscenza, alcune tecniche dell’interpretazione. Dall’immobilità dei quadri, nel massimo rispetto ed esaltazione del valore artistico, è evidenziata la forza espressiva del gesto. Attraverso il coinvolgimento dei sensi, quelli che si possono sollecitare attraverso un video. Non certo l’olfatto dunque, ancor meno il tatto. Escluso il senso del gusto. Vista ed udito invece, uniti per sollecitare il sesto dei sensi, quello non codificato ma imprescindibilmente legato ad ognuno dei canonici: l’emozione. Sottraendo l’opera alla fissità museale che scaturisce dalla sua immobilità, il regista le ha regalato il movimento, cioè la vita digitale.
L’uso delle tecniche digitali per una volta è uscito dal ritrito e solito uso fatto di pads, di voisietequi, di vola attraverso, dalla noia dell’ipertesto e si è dedicato alla sollecitazione dei sensi. Musica, rumori, suoni.
L’immagine non è forzata ad un movimento che nell’opera è ovviamente congelato, ma si vivifica per qualche secondo. Non c’è falso ma solo interpretazione. La Danae e la pioggia d’oro, di Tiziano, non cambia posizione, non dà seguito dinamico alla sua posa. Semplicemente per una frazione di secondo si vivifica attraverso un piccolo movimento della mano che regge il lembo del suo lenzuolo, come a correggerne la presa. Lo sguardo provocante della Maya Desnuda aumenta il turbamento dello spettatore con un solo battere di ciglia, la gioia delle pulzelle che danzano e giocano è trasmessa dal suono argentino delle loro risate. È un video, ma, a differenza degli altri, rintraccia il sentimento sotto le apparenze, coinvolge e trasporta nell’opera il suo spettatore facendogli cogliere il senso profondo dell’immagine. La mostra di opere, in un Museo o in qualsiasi struttura espositiva, non può più essere ferma ad una sequenza di opere esposte nell’ordine che il curatore ha scelto. Per attrare il pubblico contemporaneo non si può fare a meno dell’interpretazione, semplicemente perché il pubblico, oggi, è abituato a stimoli forti. Una mostra, un esposizione vissuta dal vero deve sollecitare tutti i sensi, e l’uso della tecnologia deve uscire dal cliché in cui è stato confinato da chi da questa tecnologia ha capito di non poter prescindere,b ma di cui ancora non ha la dimestichezza dell’uso.
Il video di Tagliaferro pone in evidenza quella che è definita, dagli intellettuali un po’ radical chic (il cui fine, forse neanche troppo conscio, è evitare che si sviluppi una sana concorrenza d’intelletti attivi), la fuga dei cervelli. Siamo in pandemia ed il primo pensiero va ai medici giovani o meno che per avere spazio hanno scelto di lavorare all’estero, ma in realtà ogni settore, può testimoniare l’attualità del versetto di Luca.
La Start Up 3 DnA, che si occupa di stampa 3D, è riuscita a rimediare ad una delle carenze (peccato solo ad una) del nostro napoletanissimo sistema di filobus. Azienda di Pomigliano d’Arco, campana della provincia di Napoli, ha risolto un grande problema per l’azienda trasporti napoletana, stampando in 3D parti dei pezzi di ricambio dei carrelli che servono a far correre i filobus, sotto i cavi guida, lungo tutta la tratta di percorrenza. Sorvolando sulle capacità di un azienda (siamo alle solite: l’Anm) priva dei pezzi di ricambio delle sue macchine, è importante sottolineare come una giovane azienda italiana, per giunta campana, non abbia avuto interviste, una nota, una luce, anche intermittente e a basso voltaggio, che mettesse in evidenza le capacità espresse risolvendo un problema per un opera di pubblica utilità.
Tagliaferri, la 3 DnA, architetti allestitori e tanti altri. Tanto si dice, si tuona si proclama. Aiutare i nostri professionisti non è dare una mancetta in pandemia e nemmeno fare un selfie con il professionista nella sede dell’azienda. Significa, in un mondo che vive di pubblicità, accendere i fari su chi ha capacità e professionalità di grande spessore.
“ Signora mia, so’ tanto bravi ‘sti ragazzi, diamoje na’ mano!”