Credito, Cerved: prestiti alle Pmi tre volte più rischiosi del periodo pre-crisi

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Dalla crisi in poi il numero delle piccole e medie imprese si è ridotto del 10 per cento ma dal punto di vista del bilancio sono più solide. “Le pmi rimaste sono oggi più povere, con un fatturato più basso del 4% rispetto a prima della crisi e un margine di un quarto più basso rispetto a 7 anni fa. Sono, però, mediamente più solide di prima“. A scattare una fotografia della situazione finanziaria delle Pmi in Italia è stato Valerio Momoni, direttore market del Cerved SpA, ascoltato in commissione Finanze alla Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle tematiche relative ai rapporti tra operatori finanziari e creditizi e clientela. “Nell’ultimo anno – ha spiegato – i fallimenti hanno rallentato così come le liquidazioni volontarie. Sono migliorati i numeri di fatturato ai margini (anche se siamo molto lontani dai livelli pre-crisi) il bilancio è più solido. Ciò significa che una inversione di tendenza c’è stata. Ma prestare soldi ad una azienda italiana oggi, a parità di bilancio sano rispetto a 7 anni fa, significa una probabilità di insolvenza del 5%“. “Questo significa – ha concluso – che le condizioni al contorno rendono molto rischioso, fino a 2-3 volte di più, prestare dei soldi. Per far ripartire queste aziende occorre credito, ma dare credito non è banale soprattutto se non si risolvono i problemi a monte“.