Crimea, da Napoli l’appello dell’ambasciatore ucraino alla comunità internazionale

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In foto Yevhen Perelygin
di Bruno Russo
Si registra negli ultimi giorni l’ulteriore presa di posizione della diplomazia ucraina: la Crimea è Ucraina. È questo il mantra della diplomazia ucraina, impegnata in lunga lotta in ambito internazionale, per l’affermazione dei diritti umanitari, ormai negati, come denunciano i tantissimi residenti nella penisola sul Mar Nero, dal nuovo regime filo-russo. Lo stesso ambasciatore in Italia, Yevhen Perelygin da Napoli, al fianco al senatore e vice presidente del Copa Sir Giuseppe Esposito, lancia un appello alla Comunità internazionale:
“Il popolo tataro della Crimea, autoctono di quell’area, soffre continue vessazioni. Se non sei allineato con il regime filo-russo sei oggetto di minacce e di incresciose limitazioni. In Crimea, – denuncia il capo della diplomazia di Kiev – non è più possibile parlare la lingua ucraina, non si possono creare associazioni, i figli dei dissidenti non possono andare a scuola. Tutto ciò accade adesso, nel ventunesimo secolo, alle porte dell’Europa. Ecco perché chiediamo il sostegno dell’Unione Europea e di tutto il mondo democratico. Nonostante una falsa propaganda che vuole restituire la Crimea alla Russia dopo lo smacco di Kruscev vi posso garantire che su nessun documento è mai stata apposta la firma dell’allora capo del partito e che questa teoria si basa tutto su un falso storico. La Crimea è sempre stata territorio ucraino e per noi sempre lo sarà. È diventata un motivo di contenzioso che va avanti da secoli. Un contenzioso che non trova giustificazione in nessuna argomentazione storico-politica e che continua a costare vite umane”. Nel dibattito di Palazzo Venezia, promosso dal Console generale di Ucraina Viktor Hamotskyi, si sono evidenziati dei punti molto critici per l’Ucraina: ” Abbiamo portato all’evidenza le denunce che ci arrivano dagli ucraini di Crimea che accusano il nuovo regime di aver tenuto un referendum falso sull’indipendenza nel quale non era possibile per i dissidenti neanche votare”.
In alcuni manifesti allestiti nella sala che ospita il convegno, di fatto, è possibile visionare delle foto che ritraggono numerosi ” uomini in verde”, questo il nome dato dal leader del Cremlino Vladimir Putin, prima dell’ammissione di qualche mese fa, ai soldati inviati nella penisola crimeana che, senza le mostrine dei reparti russi, hanno conquistato militarmente il territorio. Con una fake news, che smentiva un’altra fake news, la propaganda ha nascosto i veri motivi dell’invasione camuffandoli per un intervento contro presunti rigurgiti neo nazisti. Sono sotto gli occhi di tutti le foto dei manifesti propagandistici che venivano propinati alla popolazione dove si scriveva “o con i nazisti (con tanto di simbolo della svastica sulla cartina ucraina) o con la Russia (con una bella immagine della bandiera russa in primo piano)”.
Da esponente del Senato della Repubblica ed esperto sulle attività di intelligence, il senatore Esposito esprime la solidarietà al popolo ucraino e afferma: “Siamo pronti a mettere al servizio della causa ucraina tutta la nostra esperienza in termini di sicurezza preventiva. Sono stato in Crimea anni fa e mi addolora sapere come è cambiata in questi anni. Tuttavia, non posso non denunciare che lo scacco matto della Russia non può essere stato organizzato in pochi mesi. Se il governo ucraino fosse stato autodeterminato da una apparato di sicurezza efficiente, oggi non staremmo parlando di diritti violati e di invasioni camuffate. Non posso non credere che i veri motivi della “spallata” russa siano di natura economica e non politica”.
Per la dottoressa Maria Grazia Labellarte, analista esperta di Difesa e Sicurezza invitata all’evento: “Il Ministro degli Affari Esteri, Angelino Alfano ha ribadito la posizione italiana che non riconosce l’annessione della Crimea alla Russia. In termini di possibili interessi non possiamo non tenere conto dell’importanza del controllo degli sbocchi sul Mar Mediterraneo, il controllo della base navale di Sebastopoli da parte della marina russa, infatti, è stata sempre una priorità per la Federazione russa. Da anni esistono accordi per una convivenza che, per certi periodi, ha portato ampi benefici all’Ucraina, in termini di risparmio sui costi per le forniture di gas dalla Russia. Tuttavia, nonostante sia avvenuto tutto in maniera frettolosa, gli analisti non possono ignorare le motivazioni economiche che spingono al colpo di mano. Nel 2014 a Bengasi, con la caduta del regime in Libia, la flotta navale russa perde l’ospitalità del governo Gheddafi e in contemporanea perde la leadership in Siria. All’improvviso, dunque, viene di fatto estromessa dal Mediterraneo. In un certo senso ha dovuto riconquistare un porto strategico. Ecco che, avendo da sempre un piede sulla sponda crimeana, ha accelerato quella che riteneva una mossa strategica per salvaguardare alcuni privilegi”.
A distanza di anni, quello che è certo, in un mare di notizie al servizio della propaganda, è che esiste una sproporzionata capacità mediatica tra la Russia e L’Ucraina. Anche in Italia, l’unica fonte di approvvigionamento per le informazioni resta l’Agenzia di Stampa russa Sputnik e che la comunità internazionale farebbe bene a predisporre l’invio in Crimea e nella parte orientale dell’Ucraina, dove continua un conflitto che costa, ad oggi, 10mila morti e miliardi di dollari, di un contingente di osservatori e caschi blu. Se le denunce che arrivano dall’Ucraina sono vere, è un impegno doveroso per il rispetto della democrazia e dei diritti civili dell’intera umanita’.