Crisi, il Giappone fuori dalla recessione

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A cura di Antonio Arricale Il Giappone esce dalla recessione. L’economia del Paese del Sol Levante ha chiuso il quarto trimestre segnando una crescita per la prima volta in tre trimestri, a A cura di Antonio Arricale Il Giappone esce dalla recessione. L’economia del Paese del Sol Levante ha chiuso il quarto trimestre segnando una crescita per la prima volta in tre trimestri, a un tasso annualizzato del +2,2% nel periodo da ottobre a dicembre. La notizia è stata comunicata oggi dall’Ufficio di Gabinetto in un rapporto preliminare. Il dato è largamente peggiore delle previsioni degli analisti sondati dal quotidiano finanziario Nikkei, attestate in media a +3,8%. I consumi privati, che contano fino al 60% del totale, sono saliti dello 0,3% trimestre su trimestre, con gli investimenti delle imprese a +0,1% dopo essere calato dello 0,1% nel periodo luglio-settembre. Il governo ha anche rivisto il Pil nel periodo da luglio a settembre in calo del 2,3%, rispetto alla contrazione dell’1,9% stimata due mesi fa. Sulla spinta del dato sul Pil, la Borsa di Tokyo ha allungato il passo: quest’oggi l’indice Nikkei ha consolidato il superamento di quota 18.000 grazie a un guadagno di 151,25 punti, portandosi ai massimi intraday e degli ultimi 7 anni e sette mesi: a 18.064,61. Intanto, l’attenzione degli operatori resta puntata sulle trattative in corso a Bruxelles, dove nel pomeriggio è prevista la riunione di aggiornamento dell’Eurogruppo. Ad ogni modo, i mercati sembrano voler scommettere sull’accordo: la Borsa di Atene venerdì scorso è volata, mentre a New York l’indice S&P 500 ha toccato i nuovi massimi storici. Borse asiatiche Borsa giapponese positiva questa mattina con il Nikkei in crescita dello 0,51% a quota 18004. Bene anche le altre principali piazze azionarie asiatiche tutte in crescita: Hong Kong guadagna lo 0,2%, Shanghai lo 0,5% mentre Seoul ha chiuso poco mossa (+0,04%). Il rialzo è da imputare prevalentemente al positivo andamento dell’economia nipponica uscita ufficialmente dalla recessione. Il Pil del Giappone è infatti cresciuto del 2,2% su base annualizzata nell’ultimo periodo dell’anno, secondo i dati preliminari diffusi dall’Ufficio di Gabinetto nipponico, contro il declino rivisto al 2,3% (dall’1,9% preliminare) del terzo trimestre 2013 e il crollo del 7,1% registrato nel secondo trimestre. La lettura è comunque inferiore al 3,7% atteso. Su base trimestrale il Pil del Giappone è cresciuto dello 0,6% contro lo 0,9% previsto e il declino dello 0,6% del terzo trimestre rivisto dal -0,5% preliminare. La produzione industriale del Sol Levante è aumentata dello 0,8% in dicembre su base mensile (dato rivisto al ribasso dall’1% della lettura preliminare) dopo il calo dello 0,5% di novembre (+0,4% in ottobre) e contro l’1% di aumento atteso dagli economisti. Secondo la lettura finale diffusa dal ministero nipponico di Economia, Commercio e industria, su base annuale il dato segna un progresso dello 0,1% (primo aumento degli ultimi tre mesi) contro il crollo del 3,7% di novembre. Secondo i dati diffusi dal ministero nipponico di Economia, Commercio e industria, il tasso di utilizzo degli impianti sempre in Giappone è cresciuto in dicembre su base mensile del 2,0% contro il declino dello 0,8% di novembre (+0,7% in ottobre). In Cina sono apparsi in deciso progresso gli investimenti esteri. Secondo i dati diffusi dal ministero del Commercio, infatti, lo scorso mese Pechino ha attratto 13,92 miliardi di dollari di investimenti dall’estero, in progresso del 29,4% rispetto al gennaio 2014. Gli investimenti cinesi all’estero sono cresciuti invece del 40,6% in gennaio a 10,17 miliardi di dollari. Da segnalare inoltre che la Cina non è in deflazione, anche se deve stare attenta al rischio che ciò avvenga. Così ha commentato il ministero delle Finanze cinesi, dopo che settimana scorsa Lu Lei, capo dell’ufficio ricerche della People’s Bank of China, in un articolo pubblicato su China Finance 40 Forum aveva di fatto lanciato l’allarme. L’indice dei prezzi al consumo a gennaio ha segnato un progresso dello 0,8% contro il 2% dello stesso mese del 2014 e l’1,5% di crescita in dicembre. Borsa Usa A New York i principali indici hanno chiuso l’ultima seduta della settimana in rialzo nonostante il calo a sorpresa della fiducia dei consumatori. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0,26%, l’S&P 500 lo 0,41% e il Nasdaq Composite lo 0,75%. La stima preliminare di febbraio dell’indice di fiducia dei consumatori statunitensi, calcolato dall’Università del Michigan e da Reuters, scende a 93,6 punti, in calo rispetto alla rilevazione di gennaio (98,1 punti) e al di sotto delle previsioni degli addetti ai lavori pari a 98,1 punti. L’indice S&P 500 ha toccato il nuovo record a 2.097,03 punti. Europa Le principali Borse europee hanno chiuso in rialzo l’ultima seduta della settimana, in attesa dell’Eurogruppoo di oggi sulla Grecia. Dal fronte macroeocnomico, buone notizie sono giunte dalla Germania dove la prima lettura del Pil tedesco del quarto trimestre ha sorpreso il mercato con un progresso dello 0,7%. Sull’onda di questo risultato alla Borsa di Francoforte l’indice Dax ha superato per la prima volta nella storia la soglia degli 11.000 punti, chiudendo in progresso dello 0,4% a 10.963,4 punti. Il parigino Cac40 è salito dello 0,7% a 4.759,36 punti, il londinese Ftse100 ha guadagnato lo 0,67% a 6.873,52 punti mentre a Madrid l’Ibex35 ha messo a segno un progresso dell’1,685 a 10.739,5 punti. Italia Il Ftse Mib segna +0,05%, il Ftse Italia All-Share +0,06%, il Ftse Italia Mid Cap +0,34%, il Ftse Italia Star +0,45%. Venerdì scorso Piazza Affari ha chiuso in rialzo in una giornata ricca di spunti macroeconomici. In Italia nel quarto trimestre il Pil è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente, mentre ha segnato una contrazione dello 0,3% su base annua. L’indice Ftse Mib ha chiuso con un rialzo dello 0,96% a 21.204,07 punti. Positivi alcuni titoli del comparto bancario: Intesa SanPaolo il 3,15% a 2,818 euro, Ubi Banca l’1,38% a 6,62 euro, Unicredit il 3,75% a 5,53 euro. Segno meno per il Banco Popolare (-0,86% a 12,75 euro), Popolare di Milano -1,38% a 0,785 euro e Mps (-0,78% a 0,4812 a euro). Lo strappo rialzista del petrolio, con il Brent tornato sopra la soglia dei 60 dollari al barile, si è fatto sentire anche a Piazza Affari: Eni ha guadagnato il 2,33% a 15,84 euro, Tenaris lo 0,67% a 13,50 euro. Segno meno per Saipem, con il titolo che ha chiuso l’ottava a 8,66 euro (-1,37%). Ben comprata Pirelli (+2,95% a 13,24 euro) dopo i risultati preliminari del 2014. Debole Telecom Italia (-0,61% a 0,973 euro) con la controllata Tim Brasil che ha chiuso il quarto trimestre con un utile in calo del 7,7% a 460 milioni di reais. Tonfo di Mediaset (-6,52% a 3,984 euro) dopo che la famiglia Berlusconi, attraverso la Fininvest, ha ceduto 92 milioni azioni Mediaset, pari a circa il 7,79% del capitale del gruppo di Cologno Monzese, ad un prezzo pari a 4,10 euro per azione per un incasso complessivo di circa 377,2 milioni di euro.


I dati macro attesi oggi Lunedì 16 febbraio 2015 USA Mercati chiusi per festività; 00:50 GIA PIL (prelim.) T4; 05:30 GIA Produzione industriale (finale) dic; 11:00 EUR Bilancia commerciale dest. dic; 15:00 EUR Riunione Eurogruppo; 17:30 EUR Riunione straordinaria Eurogruppo sulla Grecia.