Crisi industriali in Campania, indagine Cgil-Ires: colpiti soprattutto il settore metalmeccanico ed edilizia

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Il territorio maggiormente interessato alle crisi industriali è Napoli, ma in modo uniforme anche le altre province della Campania, proporzionalmente alle preesistenze industriali, con particolare gravità nei territori di Avellino, Benevento e Caserta dove maggiormente le crisi produttive incidono sull’economia locale. Emerge dall’indagine di Cgil e Ires Campania sulle crisi e le vertenze aperte nel 2019. L’indagine ha permesso di censire 120 realtà produttive, nelle quali sono occupati 20.900 lavoratori coinvolti in processi di crisi e ristrutturazione. I licenziamenti già effettuati o previsti dalle procedure in corso sono oltre 1.600. Gli esuberi dichiarati, in particolare in rapporto ai contratti di solidarietà operanti, sono oltre 4.700. I settori maggiormente colpiti sono quelli metalmeccanico, in particolare dell’automotive, l’indotto aeronautico e dell’elettrodomestico, insieme ai settori gomma e plastica, chimico e conciario. Particolarmente grave la situazione nell’industria collegata all’edilizia.
“Lo studio condotto da Cgil Campania e Ires Campania – spiega il segretario generale Cgil Campania, Nicola Ricci – conferma quanto denunciamo da tempo sulla drammaticità delle crisi industriali nella nostra regione dovute all’assenza di una seria politica industriale. Ci sono due dati drammatici che emergono: il primo è che attualmente sono aperte circa 1600 procedure di licenziamento, esubero e ristrutturazione aziendale. Il secondo riguarda il monte ore di cassa integrazione: oltre 20 milioni di ore in 100 siti industriali che coinvolgono 121mila lavoratori. Entro il 2020 finiranno molti ammortizzatori sociali e, ad oggi, ancora non si ragiona di politiche industriali e di ammortizzatori sociali”.