Crisi, Pil in frenata da 9 mesi: 3 pmi su 5 vedono nero

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Dopo tre trimestri di rallentamento del prodotto interno lordo, le micro, piccole e medie imprese italiane vedono sempre più nero per il 2016. Le prospettive di ripresa stabile si affievoliscono per 3 pmi su 5 e le previsioni di crescita del pil per quest’anno potrebbero essere fallite. Il basso costo del petrolio, le enormi iniezioni di liquidità della Banca centrale europea e i tassi di interesse prossimi allo zero avevano fatto sperare in risultati E’ quanto emerge da un sondaggio condotto dal Centro studi di Unimpresa tra le 122.000 aziende associate.

I dati
Nel 2015 il pil italiano è cresciuto, su base trimestrale, rispettivamente dello 0,4%, dello 0,3%, dello 0,2% e dello 0,1% ed è assai probabile che il dato complessivo resti sotto lo 0,8% indicato nelle ultime stime del governo. Risulta evidente come il ritmo di aumento del pil sia significativamente rallentato e senza inversioni di tendenza nette appare quasi impossibile il raggiungimento degli obiettivi programmatici delineati dallo stesso governo, secondo cui l’economia italiana nel 2016 dovrebbe crescere dell’1,6%.

Il peso della finanza pubblica
A pesare sull’andamento dell’economia è il quadro di finanza pubblica. Nonostante l’aumento della pressione fiscale e anni di misure volte all’austerity, il buco nei conti dello Stato non è stato ridotto. A novembre il debito delle amministrazioni centrali era arrivato a quota 2.211,8 miliardi in aumento di 50,8 miliardi rispetto ai 2.161,1 miliardi di novembre 2014. La voragine è cresciuta di 4,2 miliardi in media al mese, pari a 138,4 milioni al giorno (5,7 milioni l’ora). Un aumento incessante su cui pesa senza dubbio anche l’incapacità di ridurre gli sprechi nel bilancio pubblico con i tentativi di spending review che falliscono sistematicamente.