Crisi, primavera in arrivo
anche se non per tutti

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A cura di Antonio Arricale È primavera, annuncia Confindustria. Nel senso che il Centro studi della maggiore associazione datoriale vede finalmente sbocciare la ripresa. Insomma, l’economia italiana è pronta a tornare A cura di Antonio Arricale È primavera, annuncia Confindustria. Nel senso che il Centro studi della maggiore associazione datoriale vede finalmente sbocciare la ripresa. Insomma, l’economia italiana è pronta a tornare a crescere e con ogni probabilità già nei primi tre mesi dell’anno il Pil dovrebbe evidenziare un segno più a livello congiunturale.Confindustria stima una crescita dello 0,2 per cento nel primo trimestre 2015, primo rialzo dopo 14 trimestri consecutivi senza aumenti per l’economia tricolore. E in questo quadro, ovviamente, sarà il Jobs Act a spingere l’occupazione. Inproposito, anzi, giusto per annotare, va detto che a marzo (il giorno 6 è entrato in vigore il contratto a tutele crescenti, ndr) le attivazioni dei nuovi contratti di lavoro nel complesso, ad eccezione del lavoro domestico e della Pa, sono state 641.572a fronte di 549.273 cessazioni.Dunque, il saldo attivo è di oltre 92 mila unità. A dire il vero, nel cielo grigio della crisi è apparsa, finalmente, più di una rondine. Si vedano, per esempio, anche i dati confortanti relativi al fatturato e all’export. Il fatturato dell’industria è tornato a crescere a febbraio dello 0,4 per cento rispetto a gennaio, anche se è calato dello 0,9 rispetto a febbraio 2014. E l’aumento congiunturale ha riguardato sia il mercato interno (+0,2 per cento) che quello estero (+0,6), che è cresciuto anche su base annua (+0,8). Così come sono stati in progresso pure gli ordini (+0,8 per cento su mese, +2 anno). Ad ogni modo, le previsione di crescita del Pil del Centro studi di Confindustria sono anche più ottimistiche rispetto al +0,1 per cento previsto dall’Istat. E dello stesso ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che dopo aver letteralmente esultato all’annuncio dell’uscita dell’Italia dalla recessione, richiamato dal realismo di Bankitalia, appena un attimo dopo ha dovuto smorzare, col suo, anche l’entusiasmo del premier, che avrebbe volentieri utilizzato il famoso tesoretto di 1,6 miliardi trovato per caso tra le pieghe del bilancio. Insomma, ha più o meno ammonito Federico Signorini, vicedirettore della banca centrale, il tesoretto deve essere “utilizzato per accelerare il riequilibrio della finanza pubblica”, e non per altre operazioni, ricordando che l’avanzo di cassa è praticamente dovuto ai minori tassi di interesse pagati grazie al calodello spread e non per altri meriti. Del resto la nuova stagione si sta manifestando in maniera non omogenea sulla penisola, permanendo– sempre metaforicamente parlando – la vegetazione di vaste aree geografiche, oltre che di interi comparti produttivi, ancora spoglia se non addirittura rinsecchita. Ed è appunto ciò che hanno fattonotare le associazioni del commercio e dei consumatori, per i quali il “Paese è in panne”, altro che ottimismo. Infatti, le vendite al dettaglio sono diminuite a febbraio dello 0,2 per cento su gennaio, hanno fatto notare. E anche se crescono dello 0,1 per cento rispetto al 2014, quest’ultimo dato interessa le imprese della grande distribuzione (+0,8per cento annuo) non delle imprese di piccole superfici (-0,5 per cento). E una rondine non fa primavera soprattutto a Napoli, dove l’amministratore delegato di Whirpool, Davide Castiglioni, dopoaver confermato la chiusura dell’ex Indesit di Carinaro, nel Casertano, e il licenziamento di 800 dipendenti, per lo stabilimento partenopeo ha promesso un investimento aggiuntivo di 30 milioni di euro rispetto ai 500 complessivi previsti dal piano societario. Non fa primavera anche al Comune di Napoli, la rondine della spending review, che nell’ambito della riduzione delle risorse per un miliardo e mezzo decisa dal governo agli enti locali, subisce la maggiore penalizzazione. Secondo la Cgia di Mestre, infatti, tra i 108 Comuni capoluogo di provincia presi in esame, la “rasoiata” più pesante in termini assoluti sarà subita proprio dal Comune di Napoli, la cui amministrazione si ritroverà con 50,8 milioni di euro in meno a diposizione rispetto allo scorso anno. Eche la situazione economica sia ancora molto difficile se non drammatica ce lo ricorda pure l’economista Tito Boeri in qualità di presidente dell’Inps. Che ha lanciato un vero e proprio allarme povertà, con riferimento agli over 55 anni rimasti senza lavoro. Allarme grave al punto che l’Istituto di previdenza presenterà una proposta per introdurre “un reddito minimo garantito per le persone tra i 55 e 65 anni”. Non prima di giugno, però. E magari non sarà primavera e nemmeno estate, ma un raggio di sole sì.