Cuomo, l’eredità di Obama e la primavera napoletana

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Un sondaggio che alcuni importanti organi di informazione stanno facendo girare in queste ore chiede, al popolo americano, chi vorrebbe per il dopo Barack Obama. E Un sondaggio che alcuni importanti organi di informazione stanno facendo girare in queste ore chiede, al popolo americano, chi vorrebbe per il dopo Barack Obama. E quello di Andrew Cuomo, confermato alla carica di governatore dello Stato di New York alle elezioni del 4 novembre scorso, è uno dei nomi più gettonati. L’argomento non è un tabu tant’ vero che, nelle file dei democratici, circola da tempo con insistenza la voce di un ticket presidenziale, da proporre nel 2016, tra Cuomo e Hillary Clinton, la ex first lady che non nasconde di voler diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti d’America. “È una ipotesi di cui si parla – rivela Sergio Cuomo, presidente e coordinatore generale dell’associazione Mentoring Usa- Italia e cugino di Andrew nonché promotore del suo comitato elettorale europeo insieme al direttore del Denaro, Alfonso Ruffoma per il momento lui è concentrato sul lavoro da fare durante questo nuovo mandato da governatore”. Che inizia nel segno di una singolare unione, quella tra temi sociali e economia. Un po’ come pensare di mettere insieme il diavolo e l’acqua santa. “Non è un mistero che la politica di Andrew a favore delle fasce deboli e di una spesa sociale oculata abbiano riscosso enorme successo – dichiara il cugino Sergio – inoltre sulle unioni tra coppie gay il neo governatore dello Stato di New York ha aperto una strada sulla quale si è incamminato immediatamente anche il presidente Obama”. A chi si stupisce di come Cuomo sia riuscito, nel disastro dei democratici, ad andare in controtendenza basta ricordare che, da procuratore generale di New York, alla vigilia della prima elezione a governatore intraprende una serratissima lotta contro la corruzione all’interno del suo partito e conia lo slogan “Enough is enough”. Ora basta. Lo Stato che Cuomo si appresta a rigovernare mette da parte la lobby delle armi da fuoco, una sorta di amministrazione ombra negli States, sostiene sempre più i diritti degli emarginati – del resto New York si riduce al volto trendy chic della Big Apple ma contempla al suo interno vaste comunità di afroamericani, ispanici e immigrati in cerca di opportunità – e si prepara a lanciare programmi di incentivo per le imprese che intedono investire e creare occupazione. Come il Global New York, un piano da 35 milioni di dollari, con missioni commerciali anche in Italia e in Campania, che è quasi una questione di famiglia. “Nessuno sa – spiega Sergio – che questo piano l’ha creato Mario Cuomo, il papà di Andrew e ex governatore dello Stato di New York, all’inizio degli anni ‘90”. Quando, ospite del Governo presieduto da Giulio Andreotti, Cuomo senior viene in Italia per incontrare una serie di imprenditori e favorire relazioni commerciali tra il Belpaese e il suo Stato. A marzo del 2015 anche Andrew potrebbe essere in Italia, dove la sua famiglia ha origine tra Nocera Inferiore e Tramonti (Salerno). “Contiamo di organizzare una missione a Napoli, per incontrare le imprese del territorio – dice il cugino – magari in occasione della visita del Papa in programma il 21 marzo”.