Cura della valvola mitrale, Campania tra regioni all’avanguardia

265

La valvola non “chiude” più bene e un po’ di sangue torna indietro, nell’atrio sinistro, così il cuore si affatica e non svolge al meglio la sua funzione di pompa. Il fenomeno si chiama insufficienza della valvola mitrale e a soffrirne sono 800mila italiani, l’80% di coloro che hanno scompenso cardiaco, in totale 1 milione. A ciò si associa un aumento di otto volte della probabilità di ricoveri e un aumento della mortalità. In Italia gli interventi percutanei mininvasivi per la sostituzione o la riparazione della valvola, per cui sono attrezzati solo il 20% dei laboratori di emodinamica, sono decuplicati in cinque anni. Un centinaio nel 2011, circa 1000 nel 2016 e dal 2015 al 2016 quasi raddoppiati. Ma sono almeno 3 volte di più i pazienti candidati ideali: per le indicazioni e i benefici di questa procedura arriva il primo documento di consenso dei Paesi europei latini, il Latin Position Paper presentato al congresso EuroPCR, a Parigi, e condiviso dalle Società di Cardiologia Interventistica italiana (GISE), spagnola (SHCI) e portoghese (APIC). “L’insufficienza mitralica è sotto-diagnosticata. In un over 65 su due senza sintomi di cardiopatie si riscontrano in realtà problemi alle valvole cardiache – spiega Giuseppe Musumeci, presidente Gise – oggi un paziente su due non viene operato, per l’età o altre patologie. Molti potrebbero essere candidati: si stima che rispetto ai circa 1.000 interventi, siano almeno il triplo gli italiani che potrebbero essere sottoposti a procedure transcatetere, ma secondo altre ipotesi i possibili candidati sarebbero oltre 11 mila”. Secondo Gise l’utilizzo di queste tecniche ha un rapporto costo-beneficio favorevole: la spesa è fino a 20 mila euro per intervento, ma con risparmi successivi. “Lombardia,Campania e Sicilia sono tra le regioni più attive- aggiunge inoltre Musumeci- in altre invece le procedure sono pochissime o addirittura pari a zero”. Tecniche mininvasive in futuro anche per lo scompenso cardiaco: i primi risultati dell’impiego di piccole pompe ausiliarie che facilitano il cuore sono promettenti.