Da Atr a Getra, così le aziende campane e meridionali entrano nel business iraniano

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La visita di Stato del presidente della Repubblica islamica dell’Iran, Hassan Rohani, riapre le relazioni commerciali con l’Italia, secondo partner europeo degli ayatollah per volume d’affari (il primo è la Germania). La fine dell’embargo internazionale porta come prima conseguenza la sottoscrizione di accordi per un valore complessivo, secondo le stime, di 17 miliardi di euro. Il primo, importante contratto lo firma Atr (joint venture tra Alenia Aermacchi, gruppo Finmeccanica, e Airbus): 1 miliardo di euro per la fornitura di 20 aerei modello 72-600 (78 posti a sedere, motori Pratt & Whitney 127M) alla Iran Air. Atr ha due stabilimenti in Campania, entrambi nel napoletano, a Nola e Capodichino. 
Quali sono, invece, le imprese campane e meridionali in procinto di attivare una linea direttta con Teheran? 
Una di queste è Getra, la compagnia con sede a Marcianise (Caserta) che produce trasformatori, già accreditata da anni presso il mercato iraniano. Nel 2005 il gruppo che fa capo a Marco Zigon vince una gara per la fornitura di due suoi prodotti alla Persian. I trasformatori vengono costruiti in loco, presso l’area industriale di Apasadana Ceram, nei dintorni della capitale. Da allora i rapporti con l’Iran sono molto solidi per via della qualità dei prodotti dell’azienda campana. Sempre dal casertano, Capua per la precisione, proviene Tecnam, una società specializzata nella costruzione di velivoli bimotore. I fratelli Pascale, proprietari dell’azienda, stanno studiando la possibilità di esportare in Iran il loro P2012, un modello di aereo da 11 posti che sta già ricevendo numerosi ordini negli Usa. Guarda con interesse all’Iran anche Atitech, in questo caso come fornitore privilegiato di Alitalia. La compagnia di Gianni Lettieri punta a entrare nel mercato iraniano della manutenzione di aerei e ottenere così una postazione in Medio Oriente. Stesso discorso della neonata Tta, la società che ha rilevato il colosso ferroviario campano Firema e che mette insieme gli indiani di Titagarth e la napoletana Adler di Paolo Scudieri. Si punta forte, in qiuesto caso, sullo sviluppo del trasporto su ferro nel Paese mediorientale. C’è poi la Ams Industry della famiglia Impero (sedi a Casalnuovo in provincia di Napoli e nella già citata Marcianise), che lavora nell’indotto dell’automotive producendo sistemi per la sicurezza stradale. Molto richiesto, in Iran, il metal packaging della Gm Technologies di Pompei (Napoli), azienda che oltre ai prodotti fornisce anche formazione di personale specializzato in loco. E ancora la Klevers Italiana di Arzano (Napoli), che crea soluzioni hi-tech del settore termico e acustico, e la Purenergy di Bisaccia (Avellino), che opera nei settori della ricerca e della produzione da fonti energetiche rinnovabili per gli operatori pubblici e privati. Entrambe molto apprezzate in Iran. La Campania, inoltre, è in prima linea per le commesse di Fincantieri e Finmeccanica. Quest’ultima, in particolare, attraverso Mbda sta sviluppando dei discorsi di lunga prospettiva con l’Iran per quanto riguarda le dotazioni missilistiche. “L’Iran – dice aildenaro.it una fonte della Camera di Commercio italo-iraniana – è molto attratto dal made in Italy e crediamo, in riferimento alla Campania, che possano trovare spazio nel Paese asiatico imprese dell’agroalimentare e del design, pensiamo per esempio al comparto delle ceramiche vietresi, senza dimenticare il comparto dei preziosi”. Più complicato entrare in questo mercato per il settore Moda, viste le limitazioni esistenti per l’abbigliamento femminile e una certa difficoltà ad accettare il modello occidentale.


Il vento del Sud
Costruisce impianti di depurazione la Sdv di Villacidro (Cagliari), un’impresa che ha 30 anni di storia alle spalle e produce impianti sia per uso civile che industriale e ha una particolare specializzazione nel campo biochimico. Dallo stesso settore, ma con una riconosciuta competenza nel recupero delle acque reflue, proviene la Sereco di Noci (Bari). Generatori, sistemi elettrici e ibridi sono invece il core business della siciliana Ascot di Gela, altra azienda da anni in affari con l’Iran. Non solo imprese nell’asse Roma-Teheran perché alle risorse degli ayatollah guarda con interesse anche Banca Popolare dell’Emilia Romagna (proprietaria di Banca della Campania, ndr), che peraltro in passato finanzia numerosi progetti italiani in terra persiana. Proviene dalla provincia di Messina la S.A. Fire Fighting Systems and Equipment, una società che ha già sottoscritto contratti in Iran e che realizza avanzati sistemi antincendio. La Simonetto Elettroimpianti Industriali di Taviano (Lecce) fornisce al mercato persiano soluzioni di engineering, procurement e construction per varie applicazioni del settore elettrico mentre la Skem Engineering&Consulting di Brindisi fornisce soluzioni integrate di progettazione e ingegneria multidisciplinare per oil&gas, energia, chimica/petrolchimica e mercati farmaceutici. E’ pugliese anche la Universale Shipping and Travel di Bari, che si occupa di assistenza burocratica alle navi commerciali e segue molte delle tratte tra Europa e Golfo Persico.