Da Bruxelles con concretezza, prudenza e coerenza

Mercoledì dal resto del mondo sono arrivate notizie importanti, non date per scontate e quindi tali da provocare, nell’attesa, inquietudine diffusa. Il ministro Giorgetti è tornato a Roma da Bruxelles dopo aver partecipato alla riunione dell’Ecofin con comprensibile soddisfazione per almeno due ordini di motivi. Il primo è l’approccio positivo avuto con i suoi colleghi degli altri paesi della Eu. La seconda riguarda i risultati dei lavori preliminari che sono stati avviati con l’impostazione giusta. Si è messa mano così alla ricerca della soluzione di problemi che, nel caso in specie, saranno determinanti per il riavvio di una normale circolazione monetaria. Essa dovrà essere di proporzioni tali da poter accompagnare la ripresa economica di ciascun paese membro della Eu. Non tralasciando la stessa in quanto soggetto distinto e autonomo. Il nucleo dell’intero contenuto dell’intesa raggiunta, è il patto di stabilità in uno con la crescita economica di ciascuno di essi. Bisogna ritornare con la mente all’accordo raggiunto nel 1992 a Maastricht. In quell’occasione i paesi della Eu, allora Ce con l’appartenenza di soli dodici membri, diedero concretezza al progetto dell’euro, una moneta unica adottata da ciascuno di essi. Il passo successivo fu quello di regolamentare le politiche di bilancio di ciascuno dei paesi membri secondo un protocollo unico. Lo stesso avrebbe permesso di ottenere un campo uniforme di monitoraggio dell’ andamento economico e finanziario di ciascuno dei paesi che lo avevano adottato. Il bilancio dello stato sarebbe stato approvato, a preventivo e a consuntivo, così come programmato e comunicato per tempo a Bruxelles. É servito negli anni a far avvicinare il più possibile il comportamento in materia dei governi dei vari paesi. Risultato ottenibile solo con l’adozione di procedure di formulazione di progetti di bilancio il più omologate possibile. L’utilizzo, già attuato da tempo, degli stessi principi contabili da parte dei membri della Eu, è stato un notevole fattore perché si amalgamassero. Non sarà un tragitto né breve né facile, ma il documento redatto mercoledì è destinato a lasciare un’ impronta netta sull’evoluzione dell’andamento economico e finanziario della stessa Eu. I quaranta anni di onorato servizio del patto originario si avvertono chiari e la sua revisione radicale non solo è necessaria, quanto anche indifferibile. Il ministro dell’economia è tornato a Roma in tempo utile per prendere parte all’incontro della Premier con i rappresentanti delle sigle sindacali. Tale confronto è da considerarsi parimenti interlocutorio, essendo molti e importanti gli argomenti da trattare. Anche in questo caso la premier ha confermato quanto già sostenuto dal governo precedente, cioè che solo se le parti sociali rimarranno coese, seppure con sforzi e sacrifici, il Paese riprenderà a marciare normalmente. Se su questa sponda dell’Atlantico fervono le iniziative dei governi per prepare i provvedimenti che dovranno essere adottati nel 2023, sull’altra, quella degli Usa, sono in via di definizione i risultati delle elezioni di middle term, ritenute attendibili indicatori di come si rinnoverà la carica presidenziale fra due anni. Nonostante la macchina elettorale di quel paese goda fama di notevole efficienza, i risultati della consultazione stanno dando risultati non in linea con le previsioni. Con tutto la prudenza e il distacco che la situazione a stelle e a strisce richiede, guardando in faccia la realtá non si può passare sopra a piè pari al fatto che Biden, a quell’appuntamento, ove, come da lui affermato, intende porre la propria ricandidatura, sarebbe considerato un simpatico old boy di ottantasei anni, e tanto basta e avanza. Il bisogno di nuovo si fa sentire sempre con maggior forza a livello globale, in maniera particolare in quel paese che da sempre si accampa la titolarità della leadership del mondo. L’abusato modo di dire “largo ai giovani”, seppure cum grano salis, va tenuto in quel caso in particolare considerazione. Il livello superiore che delimita quella stagione della vita, la gioventù appunto, dall’inizio di questo secolo si è alzato decisamente. Ciò induce, nella considerazione diffusa, a ritenere ancora giovane uno o una cinquantenne. Se si continuerà a usare questo criterio di selezione, non ci sarà che l’imbarazzo della scelta non solo per eleggere il prossimo.presidente degli USA, ma anche chi sarà deputato a presiedere i vari governi del resto del mondo. Per di più, finora non sono emerse controindicazioni a tale atteggjamento e quindi via libera senza alcuna remora, con fiducia e convinzione.