Da Casanova a Camus, Fasano racconta le virtù dell’imperfezione

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Marina Lessona Fasano ha recentemente pubblicato per i tipi di Aracne Abbasso la perfezione, un volumetto che raccoglie i suoi articoli inediti. L’opera ha un taglio saggistico ma in realtà è qualcosa di molto più di una raccolta di contributi riguardanti argomenti diversi. Marina Fasano è autrice dotata non solo di vastissima cultura letteraria ma anche di forte personalità e, al di là dei contenuti specifici, emerge sempre in tutti i suoi lavori una profonda attenzione verso i grandi problemi del nostro tempo. Del resto già il titolo non è da poco, proprio perché mette in gioco uno dei maggiori “idoli” contemporanei, quello della perfezione. In un’età che giustamente è stata definita l’“età della téchne”, tutto dovrebbe essere perfetto, a pena di compromettere la stabilità del sistema. Mettere in dubbio questo “valore” della perfezione, evidenziarne le ambiguità significa in certo senso lanciare una sfida al mondo in cui viviamo, rivendicare un diverso modo di essere umani. Un uomo perfetto non è mai grande…Un uomo grande non è mai perfetto” sosteneva Leopardi e Pasternak – come ci ricorda l’autrice – affermava di non amare “la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato”, di ritenere la loro una virtù senza valore.

In realtà Abbasso la perfezione è anche un nuovo tentativo di esplorare la condizione umana, nella convinzione che solo accettandone la problematicità è possibile andare avanti; in questo sforzo i grandi autori prediletti da Marina Fasano divengono i veri protagonisti di Abbasso la perfezione, non più scrittori confinati nella loro dimensione storico-letteraria ma personaggi vivi, di cui possiamo riscoprire in ogni momento la sorprendente attualità. Così ci troviamo di fronte ad un Leopardi ancora dimidiato tra la consapevolezza del vero e le illusioni e che tuttavia ci insegna ad amare ed accettare l’esistenza anche attraverso i paradossi della sua filosofia, e fa del suo scetticismo metodico un valore irrinunciabile. Oppure ritroviamo un Morselli che ci ricorda che “la felicità non è un lusso”, malgrado la dolorosa dilemmaticità della condizione umana (in Rivolta metafisica), e che d’altronde si rivela pienamente capace di rappresentare i dilemmi e gli enigmi del mondo in cui viviamo, in romanzi come Contropassato prossimo e Il comunista (a Guido Morselli l’autrice a suo tempo dedicò una pregevole monografia).

E poi tanti altri, scrittori grandissimi oppure appena conosciuti: Guicciardini, Montesquieu, Stuart Mill, Casanova, Melville, Eliot, Tolstoj, Conrad, Rybacov, Camus. Non è facile enumerare tutti i motivi di interesse dell’opera, ma tra gli altri bisogna segnalare una certa vena filosofica, l’attenzione per le problematiche del “buon governo” e l’originale visione del liberalismo (che per l’autrice è più un atteggiamento mentale che un’ideologia), la riproposizione di personaggi come Ciaikovsky e la sua benefattrice Nadjeshda von Meck, grande estimatrice della sua arte e ricchissima protettrice, nonché ella stessa pianista, che lo sostenne finanziariamente in tutti i modi, anche se fra le clausole della loro amicizia v’era quella che non si dovevano incontrare mai. Altra figura sulla quale la Fasano si sofferma è quella di Italo Svevo, che amava molto la musica ed avrebbe voluto divenire un bravo violinista, ma fu sempre consapevole di una certa sua incapacità nel campo, della sua inettitudine, per ricorrere ad un termine sveviano. Non mancano in Abbasso la perfezione, note umoristiche ed ironiche che meglio evidenziano il grande respiro di un’opera che abbraccia orizzonti molto vasti ed attuali.