Da Napoli due “sfide” per giustizia e politica

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in foto il salone dei Busti a Castel Capuano

Riproponiamo l’articolo di Ermanno Corsi apparso sul Roma di martedì 23 maggio all’interno della rubrica Spigolature

Castel Capuano torna un privilegiato centro di riferimento nella vita della terza città d’Italia che conferma di avere un grande bisogno di legalità e di comportamenti ispirati a civismo democratico e liberale. Nel salone dei Busti, sintesi visiva di una grande tradizione giuridica, prende avvio la terza sede della Scuola superiore (dopo Roma e Scandicci) della Magistratura italiana. Subito un conto: quanto è importante questa scuola a Napoli e Campania? La risposta è nei numeri. Su tutto il territorio regionale sono presenti 40 tribunali in cui operano non meno di 600 magistrati sui 10 mila in Italia. A loro volta gli avvocati raggiungono il ragguardevole numero di 35 mila. Tutta una “grande famiglia” che, a diversi livelli, cerca di orientare la comunità al rispetto dei codici e dei valori costituzionali.

IL RICHIAMO DEL QUIRINALE. Il cammino della giustizia non manca di grandi aspettative e profonde delusioni. Per prima cosa, ha puntualizzato il presidente Mattarella (anche come capo del Csm, autogoverno dei magistrati), occorrono “processi più moderni e toghe indipendenti”, un “più radicato senso etico della funzione cui ciascun magistrato è chiamato”. La scuola, presieduta da Giorgio Lattanzi, può avere come obiettivo un nuovo pensiero giuridico? Punto fermo e non aggirabile restano i comportamenti e le visioni. Non può esserci “giustizia creativa”, ribadisce il Capo dello Stato, cioè “interpretazioni secondo convenienze che non hanno niente a che vedere con i Codici”. Più preparazione ma anche più tempo di lavoro per i magistrati. A ritardi e inefficienze fa riferimento per questo il ministro della Giustizia Carlo Nordio: ”Prima dell’estate sarà pronto un pacchetto di riforme”.

LE COLONNE DELLA BARBARIE. Una a Napoli e una a Milano. Riemergono, come ricordo di una “giustizia infame”, proprio nel giorno in cui si presenta la Scuola partenopea per la formazione dei magistrati. Nel 1540 la normanna fortezza di Castel Capuano divenne sede delle Corti vicereali spagnole civili e criminali. Ma prima del vicereame, davanti all’ingresso del monumentale edificio venne collocata una colonna di marmo bianco alta alcuni metri. Ad essa si legavano, denudati e così esposti al pubblico ludibrio, debitori insolventi o condannati per gravi reati. L’illuminato Carlo III la fece rimuovere e ora è visibile solo nel museo di San Martino. La seconda colonna, milanese, ricorre ampiamente nella narrativa di Alessandro Manzoni. Venne eretta nel 1630 durante la dominazione spagnola. Era il marchio di infamia nei confronti di due  presunti untori contro cui si scatenò la furia popolare. Diventata simbolo della iniquità del sistema giudiziario, fu demolita nel 1778 dall’Amministrazione austriaca.

PROPOSTA DEL MINISTRO. Carlo Nordio, stimato cultore del Diritto e responsabile nel Governo Meloni del dicastero della Giustizia, non esita a pensare che sarebbe forse il caso di riportare la “colonna della Vicaria”  da San Martino a Castel Capuano magari per testimoniare platealmente che la legge vince sempre e che le esposizioni pubbliche dei condannati sono il segno di una storia che appartiene al passato. Tuttavia -ed ecco l’altra faccia del progresso- per togliere oggi dignità alle persone non servono più le miserabili esposizioni d’un tempo. Esistono purtroppo mezzi più sofisticati per togliere onore e diffamare irreversibilmente persone degnissime di rispetto…

DISINQUINARE LA POLITICA. Ecco la seconda sfida che richiederebbe più efficienza e tempestività, da parte del sistema giudiziario, nel controllo e nella repressione dei reati che i mestieranti della politica compiono quotidianamente, abilissimi nel trovare scappatoie per non rispondere di misfatti anche clamorosi. Così il progressivo svuotamento di valori e l’allontanamento degli elettori al momento del voto. La disaffezione ferisce gravemente la democrazia. Le liste civiche sono molto spesso raccolta di consensi sfacciatamente clientelari e familistici, pilotati dai clan di quartiere. Non è un caso isolato l’allarme del procuratore nazionale Antimafia Giovanni Melillo. Parla del Pnrr e dice che “è partito male”: con la mafia nelle imprese, la politica fortemente condizionata dalla malavita, i Sindacati quasi del tutto assenti. Dopo quella per i magistrati, quante altre scuole di formazione servirebbero!