Da Rousseau a Morin i pedagoghi del vivere

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A novantaquattro anni il sociologo Edgar Morin ha prodotto l’ultimo saggio di una trilogia dedicata all’educazione “Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione”. Riprende l’espressione di Rousseau, nell’Emilio, “Vivere è il mestiere che voglio insegnargli” per indicare il vero scopo dell’educazione. Si tratta di permettere a ciascuno di sviluppare al meglio la propria individualità e il legame con gli altri ma anche di prepararsi ad affrontare le molteplici incertezze e difficoltà del destino umano. Animati dal fuoco sacro dell’insegnamento, gli educatori, che si autoeducano e crescono progressivamente con l’aiuto degli educandi, debbono promuovere curiosità per i saperi e mettere in moto la vita, allargandone l’orizzonte. L’essenza dell’amore è “lavorare” per qualche cosa, “fare crescere qualche cosa” e amore e lavoro sono inseparabili. ne “L’Arte di amare” Erich Fromm ricorda: “Amore è interesse attivo per la vita e la crescita di ciò che amiamo”. Il suo carattere attivo può essere sintetizzato nel concetto che amore è soprattutto dare e non ricevere. L’insegnamento, allora, richiede non tanto penna rossa e blue ma cura, interesse, responsabilità e rispetto, ossia capacità di vedere una persona com’è e far sì che la sua vera individualità cresca e si sviluppi. La riforma dell’educazione non può che essere una riforma del pensiero, non una rivoluzione, ma una metamorfosi. Occorre un nuovo umanesimo globale che sappia affrontare i temi della persona e del pianeta. Oggi i giovani sono chiamati ad affrontare un compito ancor più ampio: la salvezza del genere umano. Per risolvere tali problemi è necessaria un’alleanza educativa tra cultura umanistica e cultura scientifica, serve un pensiero complesso che permetta di unire ciò che è separato, occorre l’antica metis, la sagacia, l’intuizione, l’elasticità mentale più che il logos e la ratio. Servono soprattutto mezzi per lottare contro l’illusione, l’errore, la parzialità. L’errore può essere sì fecondo, ma a condizione di riconoscerlo e di chiarirne la causa, al fine di eliminarne il ritorno. Le teorie scientifiche, come ha mostrato Popper, non forniscono alcuna verità assoluta ma progrediscono superando gli errori. Vivere significa appunto imparare ad affrontare continuamente il rischio di errore e d’illusione nella scelta quotidiana, e tale capacità solo il pensiero complesso può garantirla.