Da Scalfari a Garrone Invecchiare? È audace

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Eugenio Scalfari ritiene che occorra possedere una certa filosofia nel giornalismo in quanto esso non è solo vocazione degli uomini alla curiosità ma anche cura e possesso delle anime che socraticamente si elevano e dialogano. Si può donare benessere e curare attraverso la scrittura; il lettore può riacquistare voglia di vivere, giovinezza, amore per il sapere. L’ex-direttore del quotidiano La Repubblica ha parlato del tema della vecchiezza raccontando della sua infanzia e l’ha paragonata all’agostiniana distensio animae. “I miei genitori ebbero momenti difficili, desideravo solo che continuassero ad amarsi, facevo di tutto per tenerli uniti, cercavo di essere il primo classe, dovetti in qualche modo diventare io il genitore: ecco, diventai vecchio verso i setto-otto anni. Più tardi sono tornato bambino”. Scalfari ci presenta il bello dell’età ma resta l’ossessione dell’inesorabile trasformazione del corpo che produce tristezza e invidia sino alle soluzioni disperate della “Vecchia scortecata”, fiaba barocca del napoletano Giambattista Basile, messa in scena dal regista Garrone nel suo ultimo magnifico film Il racconto dei racconti. Di fronte alla metamorfosi del corpo a poco servono i detti popolari “Gallina vecchia fa buon brodo”. E la vecchia ‘renovata’ appare solo una vecchia scortecata che ha patito sofferenze enormi pur di mostrare ancora “le carnumme” e competere co le figliuole. “Ste vacanterie la rendono solo ‘na vecchia degna de castico che s’è causata la ruina da se stessa”. Questo il saggio insegnamento che ritroviamo nella fiaba de “Lo cunto de li cunti” in cui entra dappertutto la poetica della meraviglia Barocca. Per quanto possa crescere in noi il desiderio di guardarsi allo specchio e incontrare un perfetto equilibrio tra il corpo, il volto, e quello che la nostra mente si aspetta, non deve mai assalirci l’invidia della giovinezza e il delirio della mente, raccontato da Garrone con il suo mondo di fate. È da audaci trovare un rapporto equilibrato con la propria immagine seguendo l’antica saggezza socratica: “Le cose belle sono difficili”. L’obiettivo dell’antiaging naturale, della medicina rigenerativa con metodi poco invasivi dovrebbe essere quello di creare nei pazienti una sensazione di equilibrio, una serena convivenza con se stessi e non il rifiuto del concetto della fine della vita.