Dagli scarti caseari arriva il packaging 100% green

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Roma, 5 feb. – (AdnKronos) – No allo spreco di cibo, materiali ed energia. E’ questo l’obiettivo del progetto Biocosì che punta a utilizzare le acque reflue della filiera casearia per produrre bioplastica per imballaggi e packaging per la conservazione degli alimenti (come vaschette per i formaggi o bottiglie per il latte) 100% biodegradabili e compostabili. Sviluppato dall’Enea in collaborazione con la start-up pugliese EggPlant, il progetto Biocosì (tecnologie e processi innovativi per la produzione di imballaggi 100% Biodegradabili e Compostabili per un’industria Sostenibile, economica/circolare ed Intelligente) trasformerà in 18 mesi i rifiuti caseari in risorse, ridisegnando il packaging in chiave sostenibile e introducendo materiali biodegradabili nelle linee produttive.

Il progetto grazie al processo di separazione a membrana sviluppato dall’Enea nel Centro Ricerche di Brindisi per il frazionamento del siero di latte, consente sia il recupero differenziato di tutte le componenti (quali sieroproteine/peptidi, lattosio e sali minerali) che di acqua ultrapura. Inoltre, la collaborazione EggPlant-Enea per la produzione di bioplastica biodegradabile e bioderivata dal lattosio estratto dai reflui, consente la totale valorizzazione dei rifiuti orientata all’innovazione della filiera agro-alimentare, con benefici anche in termini di riduzione degli inquinanti dell’industria casearia e di impatto della plastica nell’ambiente.

Secondo studi Enea presentati lo scorso dicembre, l’83% dei rifiuti in plastica censiti nei mari italiani è costituito da packaging, per lo più di plastica usa e getta. Oltre al ruolo di responsabile del processo di estrazione del lattosio e dei peptidi bioattivi da impiegare come integratori nei nuovi prodotti e al supporto tecnico scientifico per la messa a punto della produzione di bioplastica (PHA – poliidrossialcanoati) per via fermentativa, all’Enea spetta anche la responsabilità della successiva caratterizzazione del biopolimero.

“Questa innovazione ispirata ai principi dell’economia circolare con l’obiettivo ‘zero rifiuti a fine processo’ – sottolinea Valerio Miceli della divisione biotecnologie e agroindustria dell’Enea – risponde non solo ad esigenze di natura etica e ambientale ma anche economiche, legate ai costi elevati dello smaltimento dei reflui caseari, consentendo oltretutto di tagliare di circa il 23% il costo unitario di produzione del biopolimero”.

Attualmente, le bioplastiche rappresentano circa l’1% delle plastiche prodotte ogni anno in Europa (circa 300 milioni di tonnellate). Ma la domanda è in aumento e con materiali più sofisticati, applicazioni e prodotti emergenti, il mercato è già in crescita.

Secondo gli ultimi dati di mercato raccolti da European Bioplastics, associazione europea della filiera delle bioplastiche, la capacità di produzione mondiale delle bioplastiche è destinata a crescere di circa il 50% nel medio termine, passando da circa 4,2 milioni di tonnellate del 2016 a 6,1 milioni di tonnellate nel 2021.

Incrementi a due cifre anche per l’industria italiana delle bioplastiche che nel 2015, secondo uno studio commissionato da Assobioplastiche a Plastic Consult, ha registrato un aumento del 25% dei manufatti prodotti e un fatturato di 475 milioni di euro (+10%).

Sviluppato nell’ambito del bando della Regione Puglia Innonetwork e finanziato con 1,4 milioni di euro dal Programma operativo regionale Por-Fesr 2014-2020, il progetto Biocosì vede tra i partner anche l’Università di Bari e le aziende Csqa, Rl Engineering, Caseificio Colli Pugliesi, Compost Natura e la Rete di Laboratori Pubblici di Ricerca Micortonic, coordinata dall’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del Cnr.