Dai tassi al Qe3, tutte le opzioni su tavolo Bce

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La Bce sul ‘fronte’, con un consiglio direttivo oggi dal quale i mercati si aspettano misure forti contro il rischio di una spirale deflazionistica.

    Ecco tutte le misure allo studio, le criticità e i probabili effetti.

    – TASSI NEGATIVI. Ormai sono realtà in quarto del Pil mondiale e ci pensa persino la Fed. Infranto il tabù del ‘zero lower bound’, si apre un nuovo capitolo della politica monetaria in cui le banche che depositano denaro alla Banca centrale pagano, anziché essere remunerate come prima. Serve a svalutare; a evitare che la liquidità prestata rientri a Francoforte dalla finestra; a espandere gli acquisti di titoli di Stato (quantitative easing): infatti la Bce non può comprare titoli che rendono meno del tasso sui depositi, ma le sue stesse politiche monetarie hanno fatto scendere i rendimenti dei titoli sottozero tanto che oltre 800 miliardi di euro di debito pubblico dell’Eurozona non sono più acquistabili. Le attese sono per un taglio al -0,40% dall’attuale -0,30%, che libererebbe oltre 400 miliardi di titoli di Stato. Un taglio a -0,50% porterebbe l’euro in zona 1,05 dollari ma rischierebbe di colpire le banche in borsa.

    – TASSI A DUE VELOCITA’. I tassi negativi hanno una forte controindicazione: comprimono gli utili delle già deboli banche perché assottigliano il margine d’interesse. L’ipotesi è dunque un tasso a due velocità, più negativo per le banche che hanno ampie eccedenze di liquidità. Oppure un ampliamento delle riserve obbligatorie che depositano a Francoforte.

    – ACQUISTO TITOLI. Inaugurato nel gennaio 2015, il quantitative easing della Bce non ha fatto risalire l’inflazione, ma creando moneta forse ha scongiurato una deflazione generalizzata. Le attese degli analisti sono per un’espansione degli acquisti mensili dagli attuali 60 miliardi a 75 miliardi. E’ probabile anche un’ulteriore allungamento del ‘Qe’, che scade a marzo 2017, fino a giugno o alla fine dell’anno prossimo. Una mossa più decisa, a 80 miliardi, probabilmente riporterebbe lo spread di Italia e Spagna sotto i 100 punti base e indebolirebbe l’euro verso 1,05 dollari da 1,10 di oggi. Goldman Sachs azzarda che 100 miliardi al mese di Qe porterebbero alla parità.

    – MODIFICHE AL QE. Il problema all’espansione del Qe è la disponibilità di titoli da comprare con i rendimenti di molti titoli già ora inferiore al tasso sui depositi. Oltre a tagliare quel tasso, c’è l’ipotesi di togliere la regola che vuole acquisti di titoli che rendono almeno quanto il tasso sui depositi, ma comporterebbe perdite per la Bce. Altra ipotesi è acquistare debito non più in proporzione alla quota di ciascun Paese nel capitale della Bce (comprando più ‘carta’ italiana o spagnola e meno tedesca), con evidenti problemi politici.
    Avrebbe come effetto una caduta degli spread. Altra ipotesi, rimuovere la regola che mette un limite del 25% acquistabile su ciascuna singola emissione. 
   

La Bce sul ‘fronte’, con un consiglio direttivo oggi dal quale i mercati si aspettano misure forti contro il rischio di una spirale deflazionistica.

    Ecco tutte le misure allo studio, le criticità e i probabili effetti.

    – TASSI NEGATIVI. Ormai sono realtà in quarto del Pil mondiale e ci pensa persino la Fed. Infranto il tabù del ‘zero lower bound’, si apre un nuovo capitolo della politica monetaria in cui le banche che depositano denaro alla Banca centrale pagano, anziché essere remunerate come prima. Serve a svalutare; a evitare che la liquidità prestata rientri a Francoforte dalla finestra; a espandere gli acquisti di titoli di Stato (quantitative easing): infatti la Bce non può comprare titoli che rendono meno del tasso sui depositi, ma le sue stesse politiche monetarie hanno fatto scendere i rendimenti dei titoli sottozero tanto che oltre 800 miliardi di euro di debito pubblico dell’Eurozona non sono più acquistabili. Le attese sono per un taglio al -0,40% dall’attuale -0,30%, che libererebbe oltre 400 miliardi di titoli di Stato. Un taglio a -0,50% porterebbe l’euro in zona 1,05 dollari ma rischierebbe di colpire le banche in borsa.

    – TASSI A DUE VELOCITA’. I tassi negativi hanno una forte controindicazione: comprimono gli utili delle già deboli banche perché assottigliano il margine d’interesse. L’ipotesi è dunque un tasso a due velocità, più negativo per le banche che hanno ampie eccedenze di liquidità. Oppure un ampliamento delle riserve obbligatorie che depositano a Francoforte.

    – ACQUISTO TITOLI. Inaugurato nel gennaio 2015, il quantitative easing della Bce non ha fatto risalire l’inflazione, ma creando moneta forse ha scongiurato una deflazione generalizzata. Le attese degli analisti sono per un’espansione degli acquisti mensili dagli attuali 60 miliardi a 75 miliardi. E’ probabile anche un’ulteriore allungamento del ‘Qe’, che scade a marzo 2017, fino a giugno o alla fine dell’anno prossimo. Una mossa più decisa, a 80 miliardi, probabilmente riporterebbe lo spread di Italia e Spagna sotto i 100 punti base e indebolirebbe l’euro verso 1,05 dollari da 1,10 di oggi. Goldman Sachs azzarda che 100 miliardi al mese di Qe porterebbero alla parità.

    – MODIFICHE AL QE. Il problema all’espansione del Qe è la disponibilità di titoli da comprare con i rendimenti di molti titoli già ora inferiore al tasso sui depositi. Oltre a tagliare quel tasso, c’è l’ipotesi di togliere la regola che vuole acquisti di titoli che rendono almeno quanto il tasso sui depositi, ma comporterebbe perdite per la Bce. Altra ipotesi è acquistare debito non più in proporzione alla quota di ciascun Paese nel capitale della Bce (comprando più ‘carta’ italiana o spagnola e meno tedesca), con evidenti problemi politici.
    Avrebbe come effetto una caduta degli spread. Altra ipotesi, rimuovere la regola che mette un limite del 25% acquistabile su ciascuna singola emissione.