Dal contare (somma) al contare (valore)

60
in foto un quadro di Paul Jackson Pollock, pittore statunitense

di Ugo Righi

Il paradigma: lo sviluppo di un sistema e il valore di chi lo governa sono interdipendenti. Quindi se il contesto è oggettivamente difficile con dinamiche peggiorative, o lo subisci o servono soggetti di valore capaci di azione intelligente per governarlo. Questo è il punto, il valore non il numero! Non serve far tornare i conti per il Conte ma serve contare dove la cifra è la propria competenza. Ma il modello che guida la convalida del potere non è di tipo qualitativo ma quantitativo. Se si è di più si vale maggiormente. Ma non è cosi. Non è che se un gruppo è composto da un numero “x” d’incompetenti se diventano “x” più “y”, le cose migliorano. Anzi.
Soggettività deboli, senza integrazione e valori e metodi comuni, senza una visione, una strategia, motivati solo dalla propria sicurezza agendo insieme aumentano l’entropia e quindi il caos. Il dato di realtà è rappresentato dal tempo.
Se le cose peggiorano, rapidamente, bisogna essere veloci e precisi. Occorre saper decidere e agire tempestivamente ma questo richiede comprensione integrazione ovvero competenza agita. Decidere bene significa aver compreso, ma per comprendere occorre conoscere e per conoscere occorre imparare. Serve avere una consapevolezza etica del proprio potere facendosi carico della responsabilità che comporta. Bisogna ragionar, e agire, e in termini moltiplicativi non sommatori.
Nella logica sommatoria l’azione incompetente diminuisce il risultato perché diventa nei fatti una sottrazione. Un’orchestra con suonatori mediocri senza uno spartito comune non può produrre altro che cacofonia. Se aumenti il numero di questi suonatori, aumenti il casino. Nella logica moltiplicativa invece si può raggiungere l’armonia e ognuno trova nella musica degli altri il risultato della propria.
Non si può pensare che Ciampolillolello che lava gli ulivi con il sapone e parla con gli alberi e conosce i contadini, rappresenti il massimo esempio di valore ed esprima cosi un curriculum degno di essere nominato ministro dell’agricoltura. Siamo nel grottesco.
Conte per far quadrare i conti che non tornano, conta su questi rigurgiti Scilipotiani in un accattonaggio frenetico. Lo so è difficile capire e valutare qualcuno se non si possiedono i criteri per poterlo fare.
Quindi può darsi che costoro abbiano fatto del loro meglio, ma forse il problema è proprio questo: il loro meglio è molto di sotto di quello che serve. È difficile da capire il valore di quello che hanno fatto, che hanno ottenuto, ma una cosa la capisco benissimo. I dati sono pessimi su quasi tutti i fronti ma è comunque difficile valutare.
Ma una cosa la possiamo valutare e molto negativamente. I risultati dipendono dal valore delle persone e dalla loro capacità di operare in modo orchestrato. Appunto.
Serve un buon direttore d’orchestra.
Certo se non conosci la musica gesticoli ricolmante come un burattino. Un direttore d’orchestra è il leader. Un leader deve avere come sua principale capacità quella di integrare, di avvicinare, di connettere, soprattutto in condizioni di emergenza. Gli effetti di questa leadership, di quella di Conte che conta e fa i conti, sono esattamente opposti. I comportamenti, e gli effetti indicano, al di la dello stile morbido. Una forte propensione conflittuale. Credo che sia imperativo cambiare.
Cambiare le persone.
Ma è mai possibile che in Italia non ci siano persone, competenze, leader di valore? Ci sono. Ci sono sicuramente occorre cambiare rapidamente e i criteri di scelta devono essere qualitativi.
Il cambiamento non ci garantisce che le cose andrebbero certamente meglio ma il non cambiamento ci garantisce che non possono che peggiorare. Senza parlare dello stile: che rappresentazione vergognosa del nostro sistema guida per noi e per il mondo.
Stiamo a vedere come continuerà.