Dalla matita all’ospedale: grafene disinfettante del futuro

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Per annientare batteri e funghi killer ospedalieri come lo Staphylococcus aureus e la Candida albicans ora c’è un’arma in più: il grafene, o meglio l’ossido di grafene. La sua efficacia anti-batterica potrebbe essere usata anche per rivestire gli strumenti medici e chirurgici. A scoprire il disinfettante del futuro è uno studio dei ricercatori della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica di Roma, in collaborazione con l’Istituto sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Isc-Cnr). Lo studio è stato presentato da Valentina Palmieri, dell’Istituto di Fisica della Cattolica, in occasione del 60esimo convegno annuale della Società di biofisica a Los Angeles. L’arma anti-batteri in corsia è in una formulazione (gel o liquida) a base di grafene, un nanomateriale costituito di carbonio che si trova anche nella mina delle matite, fatta di grafite. Il team ha esaminato l’effetto dell’ossido di grafene su tre batteri: Staphylococcus aureus e Enterococcus faecalis, causa di infezioni opportunistiche e nosocomiali, e E.coli, che può provocare anche gravi intossicazioni alimentari.

Il team ha anche scoperto che l’ossido di grafene è efficace contro il fungo Candida albicans che causa infezioni pericolose in ospedale, con un’efficacia simile a quella trovata per E. coli. “Si tratta di uno studio fortemente interdisciplinare, dove le competenze di base sulla fisica dei sistemi complessi sono indispensabili per un’applicazione concreta, molto prossima all’utilizzo pratico. Risultati come questi pongono la scienza della complessità tra i cardini della ricerca moderna”, ha osservato Claudio Conti, direttore Isc-Cnr. “Il grafene potrebbe divenire un ‘disinfettante’ ospedaliero, siamo vicini a questo traguardo”, afferma Papi. Con il duplice vantaggio ulteriore che il grafene è una molecola rispettosa dell’ambiente e ha costi contenuti. Infine, oltre che come disinfettante, “potrebbe essere usato per rivestire strumenti medici e chirurgici – ha concluso Papi – e in questo modo potrebbe contribuire a ridurre le infezioni, soprattutto dopo un intervento, oltre a ridurre l’uso di antibiotici e la resistenza”.