Dalla Prop-Art all’oggi: il ritorno di Edoardo Pisano

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Una mostra che segna il ritorno a Napoli di un suo artista, ma anche di un periodo tra i tanti fecondi del movimento artistico contemporaneo della seconda metà del Novecento. E’ Una mostra che segna il ritorno a Napoli di un suo artista, ma anche di un periodo tra i tanti fecondi del movimento artistico contemporaneo della seconda metà del Novecento. E’ stata inaugurata a Castel Nuovo, alla sala Carlo V (fino al 29 maggio), “Chaos, da Napoli a Napoli”, la mostra – promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e dall’Ufficio Patrimonio Beni Culturali – a cura di Mimma Sardella (curatrice anche del catalogo progettato da Ogham e edito da Tullio Pironti ) dei dipinti di Edoardo Pisano, uno dei protagonisti della Prop-Art (Propaganda Arte) che a Napoli, negli anni ’70, segnò fortemente l’attività culturale e artistica della città, con personaggi quali Luca (Luigi Castellano), Mario Persico, Toni Ferro, Franco Lista, Desiato, Napolitano, Cipriano, Gravina, Scolavino, Del Vecchio, Enzo Esposito, Ciro De Falco, e ancora altri artisti. Il loro laboratorio di ricerca, luogo di riunione e di esposizione, era la gloriosa “Saletta rossa” della Libreria Guida, a Port’Alba, Il catalogo contiene i saggi, oltre che della curatrice, di Giuseppe Bilotta, Angelo Calabrese, Ugo Piscopo e Matilde Puleo, la presentazione dell’assessore comunale alla Cultura, Nino Daniele (la mostra rientra nelle iniziative del “Maggio dei Monumenti”), e sarà presentato giovedì 8 alle 19 a Palazzo Bagnara (piazza Dante 87) dove ha sede la casa editrice Tullio Pironti. Una due giorni, quindi, nel segno di un “ritorno” di un artista che – nato ad Avellino nel 1944, ma trasferitosi a Napoli nove anni dopo, e quindi formatosi nella nostra città – nel 1983 si trasferì per lavoro in Toscana, a Montepulciano in Val d’Orcia, dove ha insegnato e continuato a produrre, sempre con un legame fortissimo con la sua radice partenopea. Ed il Vesuvio, come Castel Nuovo, come Partenope, è uno dei segni ricorrenti nella sua produzione artistica come si potrà ammirare nella mostra che presenta quaranta opere tra quelle del periodo napoletano e le successive realizzate in Val d’Orcia, ma sempre pensando a Napoli non con nostalgia, da emigrante, ma sentendo la città come se avesse continuato a viverci, fonte di ispirazione presente nel cuore e nella mente anche muovendosi tra i dolci profili dei paesaggi toscani. Pisano, dopo il “Palizzi”, studiò all’Accademia di Belle Arti, con maestri quali Domenico Spinosa, Giuseppe Maraniello, Renato Brancaccio, vi insegnò anche prima di prendere la decisione di andare a cercare certezze di lavoro altrove, sempre mantenendo il contatto con l’ambiente artistico napoletano, con i suoi amici e colleghi di un tempo, tra cui quello della Patafisica di Mario Persico. Questa antologica sarà quindi anche l’occasione per riscoprire, in un certo senso, un artista ed anche un periodo molto significativo dell’arte pittorica a Napoli. Quaranta, come si è detto, le opere in mostra, selezionate dall’artista con la supervisione della curatrice che però ha insistito affinché facesse parte, e anzi ne avesse il posto d’onore, un lavoro che Pisano non aveva scelto per questa mostra al Maschio Angioino, che l’artista ha rinominato “Chaos”, e che ha finito per dare il titolo all’esposizione. “Si tratta – ricorda in catalogo Mimma Sardella – dell’opera del 2003, “L’origine dell’umanità-Platone”, di 110×220 di altezza (opera già esposta a Montepulciano, nel Palazzo del Capitano), perché ritengo esplicativa dell’obiettivo che l’artista vorrebbe, o meglio vuole, raggiungere: colloquiare con il pubblico il più vario possibile, per età e formazione. La scelta dell’opera parte dalla notorietà del soggetto rappresentato, la “Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre”, riprendendo l’impostazione dei due personaggi biblici così come descritti nell’affresco possente di Masaccio, nella cappella Brancacci della chiesa fiorentina del Carmine, che tutti, per la larga diffusione dell’immagine, riconosciamo. Su queste sagome che rappresentano il dolore dell’umanità che perde il Paradiso, il Nostro inserisce il suo programma distraente e con il solo nome: Platone fa sgorgare una seriale (come serial killer) proposta di IDEE che sovrappongono immaginari trasformismi e snaturati esseri improbabili, ultima una testuggine dalla coda di lombrico centopiedi. Al di sopra impera una sirena in giarrettiera, mito erotico per eccellenza, con il busto di aquila munita di spada che non affonda nella carne dell’Androgino-Ermafrodito, perché sostiene una trasparenza -che sia vetro o piuttosto bolla di sapone?- nella quale appare, in sospensione precaria, l’albero del peccato in miniatura, cuore del racconto di sapiente iconologia, dove è il serpente il fulcro vitale racchiuso in immagine evanescente, in una bolla d’aria appunto, mentre intorno dilaga il CHAOS. Questa è la vera icona della mostra napoletana, comunque troppo esplicita”. Pittura complessa, quella di Pisano, che risente di una grande immaginazione e di eccellente tecnica, oltre che di rimandi alle avanguardie internazionali del suo tempo nel rispetto dei canoni pittorici della scuola napoletana: opere che dànno un senso di compiutezza pur nella ricchezza di “segni” che compongono le sue tele, che dànno conto di una forte personalità autoriale, e di un temperamento pervaso dalla passione per l’arte, oltre che per la vita. Castel Nuovo, Partenope, il Vesuvio, come si è detto, sono “assemblati” con una stesura coloristica che comprende altri elementi apparentemente estranei alla narrazione ma che alla fine sembrano, sono, completamente fusi nel discorso che l’autore si propone di portare avanti. Un filmato, sempre a cura di Mimma Sardella, sarà proiettato nei giorni della mostra nella sala accanto a quella dell’esposizione, e racconterà Edoardo Pisano, la sua storia, la sua vita, la sua visione dell’arte, i suoi ricordi del periodo napoletano, la sua testimonianza di come si possa amare, e dipingere, Napoli, anche circondato da altri paesaggi, altri orizzonti che non siano il mare di Posillipo, l’icona del Vesuvio e gli altri segni forti del territorio partenopeo. Infine, il vernissage sarà accompagnato, sottolineato, da un intervento musicale/concertistico, un altro dei modi di essere artista di Edoardo Pisano: il “Chaos visivo”, sottolineano gli organizzatori, incontra il “Chaos sinfonico” . Un articolato e analitico lavoro compositivo, formato da sei brani inclusi nel cd che integra il catalogo, diventa “sonorizzazione” della mostra: néa-polis; il mistero di Napoli; NaplesfeelsNaples; quattro quadri in controluce; dov’è piazza Carità? Onde corte. Le composizioni sono state ideate e realizzate dai musicisti Damiano Meacci, Paolo Termini e Luigi Turaccio. I lavori inclusi nel cd sono il risultato di un processo compositivo basato sulla condivisione di idee e materiali musicali della tradizione e dei paesaggi sonori partenopei. A questa prima fase si aggiunge un secondo momento performativo che diventa elemento di ulteriore sviluppo e approfondimento del progetto. I musicisti scomponendo e rielaborando gli elementi sonori del cd realizzano una nuova struttura musicale. Questa seconda fase è eseguita in tempo reale durante il vernissage della mostra al Maschio Angioino.