Dalla rubrica “Approfondimenti dell’ASviS”, sostenibilità ed etica: cambiamo la logica formativa nelle scuole medie superiori

Si riporta di seguito il testo integrale di Remo Lucchi, presidente dell’Advisory board di Eumetra, dal sito ASviS del 15 maggio 2024.

Per costruire una relazionalità positiva occorre creare le condizioni per far nascere nella mente dei giovani il senso civico ed etico. Una necessaria trasformazione culturale, che può essere affiancata da alcuni rapidi rimedi aggiuntivi.

La rilevanza dell’etica

Si parla sempre più spesso di sostenibilità: è certamente il tema più importante in assoluto, stanti i segnali particolarmente preoccupanti che il contesto culturale-sociale-ambientale ci sta inviando. Abbiamo solo la “vita”, con l’obiettivo di viverla il meglio possibile; ma i segnali – di tutti i tipi – che ci arrivano, sono sempre più preoccupanti.

La sostenibilità è retta da due grandi “colonne”, la cui salute strutturale richiede massima attenzione. Coincidono con le due uniche grandi entità destinatarie della nostra vita relazionale, che di fatto decidono della nostra esistenza:

  • l’ambiente: il contesto ambientale che ci ospita, e nel quale dobbiamo vivere innanzitutto in modo salutistico, quindi rispettandolo da tutti i punti di vista. Per il benessere di chi c’è ora, e per chi ci sarà;
  • gli altri: il contesto umano con il quale dobbiamo necessariamente condividere la nostra esistenza. La natura ci ha costruito necessitanti di infiniti tipi di relazionalità – più di quanti ne possiamo immaginare – e l’instaurare una relazione positiva con tutti è la condizione basica della vita. Significa quindi dover rispettare tutti, includere tutte e tutti, essere disponibili ad aiutare tutti. Significa cioè essere guidati sempre dall’etica.

Di queste due grandi colonne, la più importante in assoluto è l’etica, perché è quella che ci guida sulla correttezza comportamentale, da tutti i punti di vista, anche per quanto riguarda il rispetto dell’ambiente. Soffermiamoci quindi sull’etica.

Facciamo però prima qualche considerazione critica, e condizionante l’etica, analizzando la gestione politica dei Governi della maggioranza dei Paesi. Ciò perché l’attuale modo di gestire il contesto rende un po’ difficile il tutto.

La gestione dei Paesi e l’attenzione all’etica

Il rispetto dell’etica deve essere sempre attivo, in tutte le decisioni che devono essere prese. E l’attenzione deve essere sempre massima, presso tutti gli attori della società. Non solo presso chi ne fa parte massivamente, ma soprattutto presso chi la governa. E chi la governa ha anche la responsabilità del comportamento dei singoli individui: come vedremo, la formazione degli individui dipende dalle decisioni di chi gestisce il potere.

Purtroppo, osservando i Governi di più o meno tutti i Paesi, si constata una forte criticità nella gestione dell’etica. Nell’analisi delle decisioni prese si notano spesso problemi

  • sia nella gestione abituale dell’attività di governo,
  • sia nel prendere decisioni perché l’etica possa diventare l’obiettivo di tutti, per una migliore esistenza.

L’etica ha due caratteristiche:

  • deve svilupparsi nell’interesse di tutti, a 360°;
  • e deve sempre avere obiettivi di lungo periodo, anche strategici.

I Governi il più delle volte tendono, invece:

  • a vivere in contrapposizione ad altre parti politiche: non si sa quale possa essere il senso, visto che la soluzione per definizione deve stare nell’equilibrio, che va sempre ricercato, per utilità di tutti. La contrapposizione per definizione contrasta l’etica, quindi va evitata;
  • a sviluppare attività che abbiano un ritorno soprattutto per la propria parte politica (e non per tutti), e generalmente di breve periodo: si inseguono i propri interessi di parte, nei tempi più rapidi. La gestione del lungo periodo non rientra in genere nei propri interessi.

Nelle modalità abituali, quindi, i Governi attuali tendono ad essere indifferenti o a contrastare l’etica.

L’etica e la formazione degli individui

L’etica non è un dono della natura, ma va acquisita attraverso la formazione culturale. L’osservazione dei comportamenti sociali degli individui, soprattutto nelle fasce giovanili e dei giovani-adulti, mostra invece, il più delle volte, una forte centratura su se stessi e un disinteresse – e spesso una contrapposizione – nei confronti degli altri. Quindi tendenziale assenza di etica.

Vale la pena di soffermarsi in poche righe sull’analisi di come si “inietta” l’etica negli individui, e su quale è, invece, la fenomenologia in corso.

L’etica viene iniettata al compimento dei due momenti formativi dell’individuo:

  • il primo momento – basico – coincide con la acquisizione della propria individualità, come individuo unico, dotato di capacità critica. Abitualmente questa fase viene raggiunta al termine dell’adolescenza, con la frequentazione delle scuole medio superiori. È questo un periodo molto delicato, perché deve essere concepito in modo tale da essere invogliati poi a sviluppare anche il secondo momento formativo;
  • il secondo momento formativo è quello evolutivo – l’università – ed è culturalmente fondamentale per acquisire il senso degli altri, cioè l’etica. L’etica non viene insegnata, ma deve sgorgare in modo naturale come frutto della comprensione del mondo in cui si vive, consentito solo da un investimento culturale prolungato.

Purtroppo gli accadimenti sociali sono differenti: mentre la grande maggioranza dei giovani frequenta e porta a termine le scuole medio-superiori (circa l’80%), anche se spesso con difficoltà, come vedremo, non più di un 20% si laurea.

Quindi, i giovani:

  • nella grande maggioranza, acquisiscono il “se stesso”,
  • ma ben pochi acquisiscono “il senso degli altri, l’etica”.

E per risolvere questo problema, che è fondamentale, non si notano progetti in atto: la gente non è etica, con tutte le conseguenze egocentriche e contrappositive, con indifferenza verso tutte le problematiche della sostenibilità.

La qual cosa non è accettabile, ma nessuno sta progettando rimedi. E il potere politico mostra indifferenza.

L’etica: quali i problemi

La conseguenza della non acquisizione dell’etica nel processo di formazione è imputabile all’impostazione delle scuole medie superiori.

L’insegnamento dovrebbe essere considerato la professione più importante in assoluto, perché provvede alla formazione – da tutti i punti di vista – della generazione che dovrà gestire il futuro del Paese.

Gli insegnanti dovrebbero essere formati in modo perfetto, e remunerati in modo adeguato.

Così non pare avvenire, non solo per la modesta remunerazione, ma molto spesso anche per l’incompleta formazione alla docenza. E a monte, per l’indifferenza del potere politico.

La scuola è centrata su se stessa, non sviluppa un “marketing” corretto verso gli studenti. È rigida, non si adatta alle specifiche e personali esigenze dei differenti studenti. Inoltre gli studenti, destinatari della docenza, dovrebbero essere attratti da una docenza attraente e gradevole. La scuola deve essere «desiderabile e coinvolgente». Ma così non è.

Il 75% degli studenti delle medie superiori vive infatti in un permanente stato d’ansia e di tensione. La scuola fra l’altro adotta spesso anche percorsi contrappositivi (se non si sa rispondere, capita frequentemente che la promessa sia “ti boccio”). Il desiderio di proseguire gli studi con l’università coinvolge la minoranza.

Gli studenti dovrebbero – al contrario – essere entusiasti dello studio, per definizione voler proseguire con l’università. Ma devono essere sempre aiutati a ritrovare fiducia in se stessi, avere sempre voglia di rimediare, mai di deprimersi.

Fra l’altro – in più – se la famiglia dovesse avere difficoltà economiche, dovrebbe essere lo Stato a provvedere, visto che si sta formando la generazione che dovrà gestire il Paese nel futuro. Si tratterebbe di investire sulla vera ricchezza prospettica del Paese. Nessuno dovrebbe essere “abbandonato”.

La costruzione dei giovani

L’adolescenza è quel periodo dello sviluppo – fino a circa 19/20 anni – in cui avvengono i più importanti cambiamenti a livello fisico e psicologico. Si tratta di una fase di transizione molto delicata, che segna il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta, e che porta con sé un elevato potenziale trasformativo. In questa fase i giovani stanno acquisendo se stessi, la propria individualità, la propria capacità critica, e stanno costruendo le basi per la loro vita futura, che per definizione deve essere una vita relazionale.

In questa prospettiva, dopo aver acquisito “se stessi” – la propria individualità, e la capacità critica – devono acquisire l’unico strumento che è alla base della relazionalità positiva: il senso civico, l’etica.

Per il raggiungimento di questo obiettivo, i giovani hanno un grandissimo bisogno di aiuto e vicinanza. Ribadiamo: se la vita è per definizione il “noi”, la “relazionalità” – senza relazionalità positiva la vita non prosegue – va favorita nei due ingredienti basici: “io” e “gli altri”.

Quindi:

  1. L’acquisizione di “se stessi”: la propria individualità, la capacità critica.
  2. L’acquisizione degli “altri”: il senso civico, l’etica.

Le scuole medie superiori, per come sono concepite, offrono un elevato contributo a raggiungere il primo obiettivo, cioè la propria individualità e la capacità critica. Ma non il secondo.

Proprio per come sono concepite, cioè impostate solo sul rapporto verticale

  • docente (sopra);
  • studente (sotto).

Nella logica formativa non esiste il protagonismo del giovane come individuo – ma solo come studente – e non si costruisce la sua relazionalità positiva e costruttiva con gli altri.

Non vengono create le condizioni perché nella mente del giovane possa nascere il senso civico, e il senso dell’etica: della rilevanza degli altri, del loro rispetto, della disponibilità a vivere una vera vita assieme, dell’aiutarsi, …

In più, il periodo in cui stiamo vivendo – questi ultimi quattro anni – non fa che aggravare la tendenza a tenere distante la logica della relazionalità anche nella vita privata.

Dalla primavera del 2020, a seguito della pandemia, la decisione di imporre il lockdown ha generato guai gravi e stabilizzati – cioè non in via di soluzione – proprio nel segmento adolescenziale. Soprattutto in questi segmenti sociali ha generato senso di solitudine, forti stati d’ansia e complicazioni caratteriali. In recenti ricerche sociali si è calcolato che il 36% dei giovani sta vivendo un periodo di forti turbative mentali – per ora non in via di soluzione -, che determinano isolamento e chiusura in se stessi. A questa percentuale si dovrebbe poi aggiungere un altro 32% che ha turbative meno gravi, ma sempre preoccupanti.

Il bisogno di aiuto è massimo.

Gli eventi degli ultimi anni non hanno di certo favorito la normalità della vita dei giovani. Anzi, hanno provocato la chiusura in se stessi, l’isolamento, la creazione di una vita non più sociale, la donazione solipsistica di se stessi al mondo internet, al mondo del cellulare.

Questo isolamento ha provocato una totale chiusura al mondo dell’informazione classica (radio, televisione, stampa), con anche forte evitamento all’informazione del mondo web.

È una chiusura che in qualche modo ostacola anche l’avvio di una ripresa di vita.

L’urgenza dei rimedi

Questi processi di isolamento non fanno che portare la centratura dell’attenzione solo su di sé, e a provocare drammatici effetti sull’etica.

Fra l’altro una delle conseguenze che non fa che drammatizzare la situazione, è la percezione crescente di assenza di benessere, che fa ulteriormente aumentare la centratura su di sé, e il distanziamento dagli altri.

Ribadiamo: le conseguenze sostengono le contrapposizioni, la negazione della vita sociale, la totale indifferenza verso tutte le problematiche della sostenibilità, sia quelle della relazionalità con gli altri, sia quelle dell’ambiente.

Ricordiamoci anche che l’assenza di relazionalità positiva e di etica, e di centratura crescente su se stessi, è anche all’origine di tutti i guai internazionali di questo periodo, a cominciare dalle 59 guerre che sono in atto.

Se si desidera che il mondo possa andare avanti, va presa coscienza di ciò che sta avvenendo, delle cause che ne sono all’origine e dei rimedi che devono al più presto essere posti in atto.

La formazione culturale, cioè cambiare la logica sulla quale si basa la formazione nelle medie superiori, per favorire il completamento dell’istruzione, rappresenta di certo un rimedio fondamentale.

Ma va capito e attuato nei tempi più rapidi.

Ciò anche se c’è coscienza che quand’anche decisioni rapide venissero adottate, gli effetti non sarebbero così immediati.

 

Rimedi aggiuntivi

La necessità di individuare anche rimedi aggiuntivi che abbiano efficacia rapida, pare assolutamente rilevante.

I target sono due:

  • coloro che sono in fase di formazione, cioè gli studenti, che continuano a frequentare una scuola di tradizionale impostazione;
  • coloro che sono entrati nell’adultità – i giovani-adulti – con una formazione basica non più migliorabile.

Entrambi i target, nella grande maggioranza, stanno vivendo una vita percepita di scarso benessere: quindi molta centratura su di sé, e di conseguenza poca etica.

In queste situazioni c’è comunque possibilità di rimedi aggiuntivi in tempi rapidi, alleggerendo le tensioni, migliorando la relazionalità, con conseguenze positive sull’etica.

Citiamo due metodologie già adottate – una per giovani studenti, e l’altra per giovani adulti – che hanno prodotto positività nella direzione desiderata.

Metodologia per giovani studenti

Una metodologia già in atto per una parte – pur moderata – di giovani studenti delle scuole medio superiori è quella del “Quotidiano in classe”. Si tratta di una metodologia geniale per la sua rapidissima efficacia:

  • nelle classi delle scuole medie superiori – partecipanti a questa iniziativa – si dedica uno spazio sistematico alla lettura condivisa in classe di quotidiani di informazione, cartacei o digitali (messi a disposizione dagli editori);
  • la lettura sistematica – e la relativa discussione – degli accadimenti sociali del territorio in cui si vive, rendendo partecipi i giovani a contesti nuovi, di vita: imparano a discutere assieme su problematiche esterne, che riguardano l’ambiente in cui vivono – come mai era accaduto -, e non solo se stessi;
  • creano orizzontalità con i docenti, che sono indotti a non contraddire, ma a discutere, nel caso aiutando;
  • creano orizzontalità con tutti i compagni di scuola, e non solo con gli amici più intimi.

Si tratta di una iniziativa coinvolgente, che fa partecipare e amare la scuola, e che lascia un significativo contributo a capire e valorizzare l’etica. Le verifiche condotte tramite ricerche sociali lo confermano.

L’unico problema è che questa iniziativa coinvolge per ora solo una piccola parte di studenti: qualche migliaio di classi, su circa 100mila classi esistenti. Per i risultati che produce, dovrebbe essere estesa sistematicamente a tutti.

Metodologia per i giovani adulti

In questi anni, i giovani adulti – non più studenti – iniziano a lavorare, ma nei primi periodi tendono a vivere in una situazione di lavoro precario: non costante, di moderata soddisfazione, anche economica. Provenendo da un percorso scolastico che non ha procurato più di tanto benessere, tendono a proseguire in questo status di insoddisfazione, che provoca – come più volte detto – una centratura su se stessi e una modesta tensione verso comportamenti etici.

Come accennato, la variabile innescante è la carenza di benessere per se stessi.

In questi casi, stante il fatto che la grande maggioranza del tempo vitale viene trascorsa lavorando, l’unica possibile soluzione di rimedio è connessa al fatto che l’azienda in cui si lavora si ponga l’obiettivo di aiutare in qualche modo a vivere meglio.

In altri termini si assuma responsabilità sociale, e progetti dei contributi mirati a far percepire benessere ai propri lavoratori: non solo connessi al lavoro, ma anche alla vita privata – work-life balance.

Ciò, peraltro, con il doppio risultato:

  • di rendere più felici i lavoratori, di ridurre le tensioni e di sviluppare in generale atteggiamenti relazionali più positivi ed etici;
  • di poter anche contare sulla gratitudine dei lavoratori e su un loro maggior impegno professionale.

Si tratta di una metodologia molto efficace, anche se richiede attenzione sociologica, perché è necessario far precedere l’analisi – presso i singoli individui – di tutte le variabili che hanno rilevanza per il loro benessere, sia lavorative che connesse alla propria vita privata. Così da mettere poi in atto interventi di avvio ad un maggior benessere, work-life balance, personalmente ottimalizzati.

Là dove già attuato, sono stati rilevati risultati sorprendenti, sia per il comportamento etico nel proprio contesto sociale, sia per il comportamento professionale.