Dalla sconfitta di Macron alle convulsioni dei 5 Stelle, c’è poco da ridere

30
in foto Luigi Di Maio

Siamo uomini o caporali? Così avrebbe esclamato martedì sera tardi Totò se fosse stato ancora su questo mondo, assistendo all’esplosione del M5S. Gli avrebbe fatto eco da oltralpe Fernandel, più o meno suo coevo, esclamando con meraviglia mista a un pizzico di innocente sarcasmo il refrain di una delle prime pubblicità televisive. Esso suonava, detto da una casalinga a un’altra: “credevo che il mio bucato fosse bianco, fin quando non ho visto il tuo!”
Fuori da ogni forma di amenità, quanto è successo a distanza di pochi giorni in due dei paesi fondatori della EU, la Francia seguita a ruota dal Bel Paese, ha smorzato ogni abbozzo di sorriso, semmai fosse comparso sulla bocca di qualcuno. La reazione, il termine va inteso sottolineato e quindi politico, che i cugini d’Oltralpe hanno manifestato nell’ultima tornata elettorale con un riuscito coup de theatre, è preoccupante almeno quanto sta succedendo di qua da quelle montagne. L’ avanspettacolo che ha messo in scena la compagnia del Grillo, non quello parlante, bensì la sua copia mal riuscita, è definibile, senza tema di smentita, delirante. Un particolare che mette ancor più a disagio chi sta comunque vivendo questo rovente inizio dell’estate, è che i mezzi dell’ informazione si affannano a ripetere un annuncio che ha del surreale. Quelle voci fanno sapere, urbi et orbi, che, impresa ardua, per tentare di mettere ordine in quella costellazione da luna park che è la pentastellata, è stata annunciata a più riprese, tipo avvento, la discesa a Roma da Genova del capocomico da festa popolare. A esso si riferiscono gli appartenenti a quell’ Armata Brancaleone appena descritta o almeno buona parte di loro. Con buona probabilità è ormai tempo di chiedere aiuto a Francesco, Invitandolo a inviare sul campo uno dei migliori assistenti di Padre Amorth, per tentare di liberare, con uno o più esorcismi, almeno la classe politica italiana, in buona parte con ogni probabilità oggetto di possessione diabolica. Di Maio, si proprio lui, dopo aver organizzato tante di quelle combriccole di non illustri quanto opinabili aspiranti salvatori della patria, che ha fatto? Ha salutato tutti e è uscito dal partito di cui fu uno dei fondatori, portandosi al seguito una cinquantina di fedelissimi. Stando ben attento a aver blindato la sua carica di ministro, è uscito sbattendo la porta dal caravanserraglio dove ha debuttato e ha dichiarato di voler dar vita a un’altra rappresentanza del popolo. La vicenda non dovrebbe meravigliare più di tanto, conoscendo il personaggio, la sua estrazione e la sua formazione a tutto tondo. Ciò che fa accapponar la pelle è che cotanto capo della diplomazia tricolore pretenda ancora di rappresentare l’Italia nel mondo. Sempre il Principe della risata, al riguardo, avrebbe suggerito agli italiani di rivedere la scena del film dove lui, in treno, per molto meno di quanto proferisce quel figlio delle stelle, invita a rientrare nei ranghi l’adirato Onorevole Trombetta. Dandogli uno strattone, accompagna l’ azione con un sonoro: “ma mi faccia il piacere..!” È troppo recente quanto descritto per poterne trarre spunti di riflessione sereni. Una sola affermazione è senz’ altro inconfutabile: l’ inadeguatezza della tempistica scelta per concretizzare quella volontà di scissione.Del resto la stessa certamente non è arrivata a maturazione negli ultimi giorni, covando tra l’altro da un bel pò. Considerazioni analoghe possono essere fatte anche per quanto sta accadendo in Francia. Fatti come quelli appena citati sono paragonabili agli handicap che si mettono ai cavalli per farli rallentare in un determinato genere di corse. Solo che nel caso in specie sono invece necessari strumenti che agevolino la corsa, soprattutto di quell’ esemplare che più di tutti è sotto pressione. Fuor di metafora, l’Ucraina, che ha bisogno di armi e soldi. Per i secondi la Signora Von der Leyen ha impegnato la EU e sulla sua puntualità è possibile regolare l’orologio senza tema di sbagliare. Inoltre è stata la stessa signora che fin dal primo momento si è dichiarata convinta sostenitrice che l’ Ucraina dovesse rientrare nei confini politici dell’ Europa, dove era stata da sempre. Per la fornitura delle armi ciascun paese si è impegnato per se. È noto dai tempi di Roma caput Mundi che promissio boni viri est obligatio. A quell’epoca risale anche il detto: ad impossibilia nemo tenetur. Certamente il Professor Draghi avrà tenuto conto della loro portata. Avrà fatto altrettanto Di Maio, che in parlamento siede alla sua sinistra? Non si direbbe e ciò equivale a aver gettato benzina sul fuoco. L’effetto è sotto gli occhi di tutti: con questo caldo, poi..!