Dalla serie “Notizie dell’ASviS”, il diritto alla salute sessuale e riproduttiva tra successi e violazioni

Si riporta di seguito dal sito ASviS il testo integrale di Antonella Zisa lunedì 13 maggio 2024.

Negli ultimi decenni sono diminuite la mortalità materna, le gravidanze adolescenziali e le infezioni da Hiv. Ma ovunque l’assistenza sanitaria è ostacolata da  povertà, età, etnia, orientamento sessuale e disabilità. Il punto di Unfpa. 

Nel 1994 al Cairo si svolse la Conferenza per la popolazione e lo sviluppo (Icpd) in cui 179 Paesi adottarono un coraggioso programma d’azione che metteva i diritti sessuali e riproduttivi al centro dello sviluppo individuale e collettivo. Da allora sono stati raggiunti molti risultati, l’accesso ai relativi servizi sanitari da parte di donne e ragazze è migliorato, sostenendo il loro diritto di compiere scelte informate e in piena autonomia. Ma le disuguaglianze rimangono ovunque, e per combatterle occorre aumentare i finanziamenti nel settore nonché la raccolta dei dati per interventi mirati ai bisogni delle persone lasciate indietro. Con tutti i benefici sociali ed economici che ne deriverebbero: investire 79 miliardi di dollari in più nei Paesi a basso e medio reddito entro il 2030, eviterebbe 400 milioni di gravidanze non pianificate, salverebbe un milione di vite e genererebbe 660 miliardi di dollari di benefici economici.

Così il Fondo delle Nazioni unite per la salute sessuale e riproduttiva (Unfpa) commenta il bilancio sul percorso dei diritti sessuali e riproduttivi a 30 anni dalla conferenza al Cairo,  nel rapporto “Interwoven lives threads of hope: ending inequalities in sexual and reproductive health and rights”  pubblicato il 17 aprile, di cui proponiamo i dati salienti.

Quello che è stato raggiunto e va tutelato

Dal 1994 il diritto all’aborto è stato riconosciuto a milioni di donne nel mondo e 60 Paesi hanno migliorato l’accesso a quello “sicuro”. La mortalità materna globale è diminuita del 34% nel ventennio 2000-2020 grazie a un miglior accesso alle cure ostetriche qualificate e di emergenza, il tasso delle gravidanze indesiderate è sceso del 19% tra il 1999 e il 2019 e le nascite nelle ragazze tra i 15 e 19 anni sono diminuite di un terzo rispetto al 2000. Il numero delle donne che utilizzano metodi di contraccezione moderni è raddoppiato nel ventennio 1990-2021, i tassi di infezione da Hiv sono diminuiti in modo significativo, così come le mutilazioni genitali femminili. E un numero storico di Paesi, 162, ha approvato leggi contro la violenza domestica.


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Quello che c’è ancora da fare

In 69 Stati un quarto delle donne non è in grado di prendere decisioni in ambito sanitario, quasi una su dieci non può scegliere se usare o meno la contraccezione. In 25 Paesi le barriere all’assistenza sanitaria sono cadute più rapidamente per le donne in migliori condizioni socioeconomiche e di etnie che stavano già meglio. Ogni giorno ne continuano a morire 800 durante il parto, in gran parte nei Paesi in via di sviluppo, e quasi sempre sono decessi evitabili. Da sottolineare che nel Regno Unito le donne nere registrano un’incidenza della mortalità materna “estremamente più alta” rispetto a quelle bianche e negli Stati Uniti è tre volte superiore alla media nazionale. In 64 Paesi sono ancora in vigore leggi che puniscono gli atti consensuali tra persone dello stesso sesso, spesso riferite esplicitamente all’intimità sessuale tra uomini; 41 Paesi criminalizzano l’intimità sessuale tra donne e 20 perseguitano esplicitamente le persone transgender. Le persone Lbgtqia+ affrontano gravi disparità sanitarie a causa dello stigma, e un discorso simile vale anche per quelle anziane e con disabilità. La negazione dei diritti sessuali negli anziani, dovuta a tabù e convinzioni che li vorrebbero sessualmente inattivi, può avvenire in diverse forme tra cui il vuoto informativo su tematiche come gli effetti di menopausa, malattie e farmaci sul desiderio sessuale (libido), il mancato coinvolgimento in iniziative di educazione sessuale e campagne di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili. Le donne che vivono con una disabilità, secondo le stime una su cinque nel mondo, vedono spesso mettere in discussione la loro capacità di avere una vita sessuale e di prendere decisioni sanitarie, come la genitorialità, da parte di operatori sanitari, partner e società.

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Secondo Save the Children entro il 2030, 931 milioni di ragazze vivranno un evento meteorologico estremo. Scuole chiuse, assenza di servizi sanitari di base, povertà e scarsità di cibo espongono le ragazze a rischi crescenti.  25/10/23

Con questo bilancio Unpfa intende sollecitare i Paesi a orientare le politiche sanitarie e sociali verso la fornitura di servizi che sostengano i diritti sessuali e riproduttivi di tutte e tutti per il pieno sviluppo delle società. “Non mancano idee e risorse per abbattere le discriminazioni, manca la volontà di farlo”.

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