Dalle biblioteche “classiche” alle “digitali”, mai sottovalutare il ruolo della didascalia

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Che dire di una biblioteca di 30000 volumi in 1500 mq di antico convento, aperta al pubblico ma semideserta per un colossale deficit di comunicazione. Che dire di una raccolta di antichi testi sfogliabili con la tecnologia touch, visibili su grandi schermi orizzontali che languono solitari in ambienti tappezzati da volumi che sanciscono l’importanza dello studio e della lettura a prescindere dalla tipologia di supporto. Che dire di una bella raccolta di antichi stemmi, storie lontanissime e testimonianze grafiche e fotografiche di una grande vicenda umana, spirituale e patriottica. Che dire? Davvero poco. Inutile sprecare punti esclamativi per manifestare sorpresa sdegno e tutta la palette di frasi di circostanza. Bisogna, piuttosto, mettere la sirena sull’ambulanza e darsi da fare subito. La biblioteca è la “Fra Landolfo Caracciolo”, e si trova nel complesso conventuale di S Lorenzo. Proprio in quella piazza S.Gaetano da cui si imbocca la famosissima e turisticamente validissima via S Gregorio Armeno.
Siamo in uno dei luoghi più affollati della città, meta di ogni turista italiano o straniero a Napoli, eppure gli ingressi in questa porzione del convento nei momenti di massima affluenza si contano sulle dita di una mano. Perdinci ed anche perbacco.
I locali destinati a biblioteca si raggiungono attraverso ampie sale, di recente ristrutturazione assolutamente deserte mentre gli affreschi, I quadri, gli stemmi nobiliari urlano dalle pareti in piena e perenne crisi di solitudine. Solo alcune delle opere sono dotate di un cartello/didascalia sul quale c’è la descrizione, l’autore, l’epoca. Tante informazioni che non permettono però l’esperienza museale tout court. Sembra che il materiale esposto sia dedicato in sostanza solo a chi può capirlo. In realtà l’esperienza e la comprensione dovrebbero essere per tutti, ed è per questo che è importante l’uso di un lessico semplice o articolato in crescendo nello svolgersi di una stessa didascalia. Bisogna riuscire a mettere a fuoco de “the big idea”, come dicono gli americani, usare domande essenziali, accompagnare lo sguardo a supporto di uno sviluppo critico.
Una bazzecola, direbbero i fiorentini. Nelle strutture espositive si constata, per ora, solo l’adozione di soluzioni, ovviamente tutte simili, che spaziano, parola enorme in questo caso, dal rigore minimalista (cubo bianco con scritte in color nero, tavolette color grigio con scritta in bianco) alla spiegazione più corposa, frutto del copia e incolla di informazioni dai cataloghi, fino a frasi ad effetto e citazioni. L’innovazione? Il carattere più grande di queste ultime. Didascalie da ripensare dunque, alla luce delle nuove tecniche dell’interpretazione, ma non solo. La storia affascinante dei Palatucci, nipote e zio e del loro operato ai tempi della persecuzione degli ebrei, sono affidate a due espositori, due vetrine nelle quali lettere, foto e piccoli oggetti non riescono a raccontare l’emozionante vicenda e a coinvolgere chi le osserva. Pochi, piccoli interventi: didascalie interpretative, la connessione dei due grandi schermi piati con il terzo, sospeso al soffitto per allargare la partecipazione a tutto il pubblico visitante, una diversa e studiata disposizione ed illuminazione delle due bacheche dedicate ai Palatucci, susciterebbero di certo molto più interesse. La comunicazione su più canali, fatta di molti interrogativi e con l’indicazione della biblioteca come luogo delle risposte, susciterebbe nei turisti la curiosità che è la prima spinta alla visita di un luogo. Si tratta di interventi di piccolo costo che renderebbero possibile anche la richiesta di un biglietto a pagamento da parte del gestore. Non male per una struttura che attualmente sopravvive grazie a piccoli finanziamenti e donazioni; quando? A Dio piacendo. Il turista accetta di buon grado di pagare per provare un emozione. Un luogo come questo, ma a Napoli ce ne sono tanti altri, può offrire storie, arte, perfino la suspense di un giallo. Rendere noti questi elementi è un piccolo sforzo che può avere un ritorno sorprendente.