Dall’interpretazione la soluzione al problema delle Universiadi

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Grande cuore? Piccolo calcolo di grandi speranze? Ragioni varie e assortite a qualsiasi titolo? Poco importa andare alla ricerca dei come e perché: la Campania sarà la capitale delle Universiadi. Boom! Una deflagrazione enorme. Tutti pronti, siamo pronti, quasi pronti, pronti, partenza, alt. Il congenito ritardo che affligge in tutto e per tutto la Campania, e in maniera eclatante Napoli, blocca tutti gli entusiasmi. Tanta enfasi e tanti problemi, incongruenze e stranezze. Risultato: a meno di un anno dall’evento ancora nulla è cominciato, perché nulla è definito. In particolare a Napoli. Mentre politici, politicanti, affarologi e tuttologi si affannano a spiegare motivazioni, a insinuare a torto o ragione nefandezze commerciali o altro, come un lampione al neon brilla su tutto una enorme, insanabile, incapacità gestionale. Ed ecco che tutti i nodi tornano al pettine della gestione culturale. Le Universiadi, lo sport in genere, sono cultura, sono un forte collante tra persone d’ogni etnia che insieme ed in concordia obbediscono alle leggi dello sport, della lealtà, del rispetto e della competizione. Un fenomeno culturale importantissimo che si sta svilendo in una insulsa bagarre su temi che poco hanno a che fare con lo sport e urlano invece la necessità di gestioni competenti. Il tempo passa e va. Presi dal panico istituzioni ed enti scoprono all’improvviso che la manifestazione dev’essere organizzata in tutti i suoi aspetti. Ohibò, ed ora che si fa? Volendo, gli atleti potrebbero nuotare nelle fontane, fare il salto a lungo sulle buche stradali, ma forse è meglio adeguare gli impianti sportivi esistenti. Che inizino le danze. Deflagra quindi la seconda bomba: l’alloggio degli atleti. Escluso per qualche ragione l’utilizzo di strutture alberghiere esistenti (soluzione bella, comoda, e pronta all’uso) si è passati a fantasiose ipotesi di alloggi su navi da crociera, per poi approdare alla soluzione col fiocco: l’utilizzo della Mostra d’Oltremare. Si è pensato di invadere suoi spazi aperti con casette prefabbricate strette e lunghe che tutto possono offrire agli sportivi tranne il necessario relax e comfort. Poi si smontano si accatastano da qualche parte e via. Senza tenere presente il calendario di mostre ed esposizioni che inevitabilmente sarebbero penalizzate da escavatrici, lavorazioni , trasporti e tutto quanto necessario ad un cantiere. Il bailamme sollevato da quest’idea poco percorribile ancora oggi non ha trovato una soluzione. Possibile? Nell’attesa che il demiurgo (o anche il mago Zurlì) decida di intervenire con la bacchetta magica si potrebbe provare a ragionare secondo principi semplici. L’Olimpiade Universitaria, è una manifestazione sportiva multidisciplinare corrispondente
ai Giochi olimpici cui partecipano studenti iscritti a tutte le università del mondo. Competizione, regole, confronto anche duro ma sempre leale. Questi tre principi basterebbero a migliorare qualsiasi società in qualsiasi epoca. Il luogo dove ospitare gli sportivi dovrebbe rispecchiare questi principi. Interpretarli, dunque. Si, anche in questo caso l’interpretazione gioca un ruolo sostanziale. Per evitare perdita di economie, inevitabile se fosse usata la Mostra d’Oltremare, e per sfruttare nel tempo le strutture abitative messe in opera per ospitare gli sportivi, sarebbe dunque necessario che le così dette “casette” fossero installate e magari mai rimosse, ma riutilizzate. Il mosaico si compone. Nello stesso quartiere della Mostra D’Oltremare, dove tutte le attività relazionali (conferenze, comunicazione, set fotografici, ristoranti ecc) potrebbero senza difficoltà essere svolte, esiste un area sulla quale intervenire in maniera soddisfacente? Qualsiasi abitante di Fuorigrotta la conosce: L’area dell’ex Mercatino di Fuorigrotta, si, proprio quella compresa tra via Leopardi, via Bixio e via Consalvo. Si tratta di circa 66 000 mq che dalla dismissione del meratino sono in uno stato di quasi totale abbandono ma sono forniti di tutti i sotto servizi. L’area peraltro avendo ben tre strade d’accesso ben si presterebbe alla necessaria viabilità interna al villaggio sportivo. Et voila, il coniglio dal cappello è estratto! E dopo le Universiadi? I prefabbricati potrebbero essere riusati per un mercato etnico, trasferendo così l’essenza di collaborazione, lealtà e competizione dallo sport al commercio, creando un economia regolarizzata e controllabile di prodotti che oggi invadono in maniera illegale i marciapiedi della città. Mantenendo viva un area oggi degradata e costituendo un ulteriore punto d’attrazione per il turismo in città. Un po’ come il mercato etnico di Berlino. Quando si dice due piccioni con una fava.